Un paio
di mesi fa ho incontrato virtualmente Michele
Conta, l’unico
elemento della Locanda delle Fate
che non avevo avuto ancora occasione di conoscere.
Nell’atto finale della band, l’ultimo concerto di Asti, un anno fa, non era presente, per motivi che racconta lui stesso a seguire, e quindi colmo ora la lacuna.
Nell’atto finale della band, l’ultimo concerto di Asti, un anno fa, non era presente, per motivi che racconta lui stesso a seguire, e quindi colmo ora la lacuna.
Michele
ha un progetto prog in corso, anticipato da un paio di brani che propongo a seguire: a
lavoro ultimato commenterò l’album, ENDLESS NIGHTS, per intero.
E’ stata dunque questa l’occasione per chiedere a Michele di raccontare un po’ della sua storia, e lui si è lasciato andare, parlando di vita e musica…
E’ stata dunque questa l’occasione per chiedere a Michele di raccontare un po’ della sua storia, e lui si è lasciato andare, parlando di vita e musica…
L'incontro con i componenti della Locanda delle Fate è avvenuto molto presto, intorno ai 16/17 anni, e ricordo che mi portavano avanti indietro con camioncino e macchine perché non avevo ancora la patente.
Ho avuto
la fortuna che mio papà mi iscrisse al Conservatorio da bambino, per
cui avevo già alle spalle 7-8 anni buoni di studio del pianoforte. In realtà
un paio di anni prima, e cioè verso i 14 anni, avevo già incontrato Ezio
Vevey, il chitarrista.
Una sera
d'estate andai col motorino a una festa di borgata alla periferia della
mia città e Ezio faceva parte di quel complessino che suonava sul ballo a palchetto. Rimasi letteralmente folgorato dalla grinta e dal suono che usciva
dalla sua chitarra, che contrastava nettamente con la scarsità del resto
della band. Allora presi coraggio e in una pausa andrai a parlargli per
conoscerlo, e ci mettemmo d'accordo per incontrarci e suonare un pò insieme; il
posto prescelto fu la casa di campagna di sua nonna, in un paesino vicino ad
Asti, e l'unico giorno disponibile era il sabato pomeriggio, perché non avendo la
patente doveva portarmi mio papà. Il volume
con cui suonavamo era veramente forte, per cui succedeva che il giorno dopo la
nonna di Ezio riceveva telefonate dai contadini delle Cascine vicine che si
lamentavano poiché le vacche nelle stalle erano disturbate, e si agitavano per
via del volume troppo alto della musica.
Ritornando
alla Locanda, loro erano già un gruppo noto in zona, grazie alla loro
bravura, e facevano cover di vari gruppi; quell'anno decisero di aggiungere una
seconda tastiera alla formazione e di sostituire il chitarrista e cantante,
quindi praticamente entrammo a breve distanza io Ezio e Alberto Gaviglio, quest'ultimo
come cantante e seconda chitarra.
Il
contatto con me avvenne perché mio papà lavorava con Luciano Boero e
quindi Luciano venne a conoscenza di questo figlio che studiava pianoforte e a
cui piaceva il rock.
L'incontro
con la Locanda fu davvero decisivo per la mia formazione, perché imparai a
suonare in un gruppo: ad esempio da Oscar Mazzoglio rubai i segreti
dell'improvvisazione con l'organo Hammond, con Giorgio Gardino, il batterista,
scoprii che esistevano ritmi nuovi e difficili che mi influenzarono in seguito
quando incominciai a comporre musica mia; da Luciano imparai certi segreti per
tirar giù un pezzo da un disco senza avere in mano uno spartito; da Alberto catturai
la sua fantasia letteraria e imparai a lasciarmi trasportare dalla musica.
In
definitiva fu una bella scuola, cosicché in un paio di anni le regole ferree
del conservatorio erano solo più una base su cui man mano costruii il mio modo
più libero e personale di suonare il piano.
Dopo
qualche anno in cui suonavamo in giro pezzi di altri per pagarci la grande
quantità di strumenti e amplificazione che avevamo comprato, io e Ezio
proponemmo agli altri di chiudere con le serate e provare a fare pezzi nostri:
e così fu.
Nacque in
poco più di un anno “Forse le lucciole
non si amano più”, 7 brani musicali, 4 composti da me e tre da Ezio.
Ricordo
l'impressionante velocità con cui ci si riusciva a capire nell'arrangiare i
vari pezzi, le idee venivano spontanee e incredibilmente condivise.
Negli
anni a venire riflettei molto su quel periodo magico e penso che sia stata una
gran fortuna il fatto che il destino abbia voluto che 7 ragazzi viaggiassero
per un determinato periodo di tempo sulla stessa lunghezza d'onda.
Inevitabilmente
il tempo passa e ognuno di noi cambia ed evolve in modo differente.
Penso che
per ogni band questo periodo di grazia sia più o meno duraturo, ma che
inevitabilmente prima o poi finisca. Ti trovi una sera a suonare e capisci che
le tue idee cominciano a prendere un'altra strada e fai un pò di fatica a farle
accettare dagli altri: questo secondo me è il momento in cui ogni musicista
deve prendere coraggio, far su armi e bagagli e incominciare a costruire su
queste nuove idee la propria musica futura.
Intendiamoci
questo non c'entra niente con l'amicizia e la stima personale perche è ancora
intatta e anzi più forte di allora.
Questo
stato d'animo l'ho espresso nel brano"Crescendo"
che e'l'ultimo che ho composto per la Locanda.
Ci siamo
trovati più volte negli anni a venire per cercare di trovare l'entusiasmo per
rimetterci insieme, e devo dire che la cosa che essenzialmente ci ha fatto
prendere strade diverse è il fatto che io sentivo fortissima l'esigenza di
comporre cose nuove piuttosto che andare a riproporre nei concerti i
brani storici. Una cosa mi era chiara: il poco tempo che avevo
disposizione, al di là del mio lavoro, volevo spenderlo per esplorare nuove
composizioni, e così da solo, e con non poca fatica, ho intrapreso questo
progetto che comprende sei brani - tre strumentali e tre anche cantati -
registrati con il tecnico e coarrangiatore Simone Lampedone di Torino e con
Frank Arkwright ai mitici Abbey Road di Londra.
Il timore
iniziale è svanito presto: infatti ho potuto lavorare con tranquillità
circondato da persone disponibili ad ascoltare con pazienza le mie idee.
Hanno
suonato diversi musicisti, in particolare cito i batteristi Gavin Harrison e
Lele Melotti, i chitarristi Marx Arminchiardi e Ermanno Brignolo che adesso
vive a Sydney.
L'Incontro
con Simone è stato davvero fortunato, innanzitutto perché oltre ad essere un mago
nell’usare il computer con la musica (e infatti tiene corsi affollatissimi di
giovani) è un bravo arrangiatore ed è di una generazione più giovane, il
che è servito a dare al mio progressive un suono se vuoi più moderno di quello
classico degli anni ’70.
Di
Ermanno mi ha colpito l'incredibile capacità che ha nello spaziare da Segovia -
con la chitarra classica - al Rock più sfrenato: nonostante la giovane
età è già un musicista completo.
DI Gavin
Harrison che dire, è uno dei migliori batteristi al mondo e il suo giudizio su
un brano piuttosto che un altro mi ha aiutato scegliere i 6 brani del cd.
Mi
ricordo che all'inizio mi disse: “Fammi
sentire i brani perché io suono solo quello che mi ispira…”, e quindi si può capire come il fargli ascoltare ogni singolo brano fosse per me come superare
un esame di maturità. Per inciso mi è andata bene perché me ne ha rifiutato
solo uno.
Se mi si chiede se questo è un lavoro isolato o se avrà un seguito… non so rispondere,
perché questo dipenderà essenzialmente dal riscontro che avrà e cioè se
sarà apprezzato o meno; mi viene in mente un'immagine: qualche anno fa mi
trovavo a passare dalla piazza principale della mia città durante il periodo
delle elezioni politiche, e mentre un candidato esponeva con forza e
convinzione le sue idee nella piazza c'erano quattro gatti ad ascoltarlo… io
per lui ricordo di aver provato un senso di imbarazzo e tristezza. Ecco, non
vorrei mai trovarmi in questa situazione.
Comunque
ovviamente sono ottimista e penso positivo, sono già a buon punto per un
prossimo lavoro che sarà completamente dedicato al pianoforte, così anche più
facile da realizzare visto che non ci sono da cercare altri musicisti, testi
per le musiche eccetera.
Ritornando
ancora parlare per un attimo della Locanda devo essere sincero e
dire che non sono riuscito a mantenere una promessa che avevo fatto loro,
e cioè che sarei stato presente all'ultimo concerto di addio nella nostra città,
Asti: la sfiga ha voluto che quella settimana avessi una forte influenza. Mi
ricordo che alle 17 di quel sabato pomeriggio mi sono svegliato con una mezza
intenzione di andare al teatro, però mia moglie mi ha guardato in faccia e mi
ricordo che mi ha detto: “Ma dove vuoi
andare che sembri uno zombie... ti conviene
ritornare a letto...”.
E così è
andata… con una grande tristezza, perché so che avrei fatto loro piacere.
Bio
Michele
Conta nasce ad Asti, all’età di 10 anni inizia a studiare pianoforte presso
l’Istituto di musica G. Verdi di Asti sotto la guida dell’organista e
compositore di musica sacra Giuseppe Peirolo; prosegue gli studi presso il Conservatorio
A. Vivaldi di Alessandria con la concertista Maria Gachet.
A
17 anni diventa pianista e compositore delle musiche del gruppo Rock
progressive LOCANDA DELLE FATE;
Il
disco d’esordio si intitola FORSE LE LUCCIOLE NON SI AMANO PIU’, prodotto nel
1977 da
NIKO
PAPATHANASSIOU (fratello del grande Vangelis) per l’etichetta discografica
Polydor/Universal
Il
disco viene considerato universalmente un capolavoro del rock progressive
La
Locanda pubblica successivamente 2 singoli più commerciali: New York nel 1978 e Annalisa nel 1980
Lo
stesso anno il gruppo si scioglie.
Nel
1983 viene pubblicato un cd intitolato LIVE
Nel
2015 il grande produttore e rapper americano Dr: DRE sceglie un suo arpeggio di
pianoforte del brano “Vedesi Saggezza e
cervello di seconda mano” e lo usa come sample nella canzone FOR THE LOVE OF MONEY contenuta nel CD COMPTON
Tale
cd giunge in Nomination come miglior Album Rap ai GRAMMY AWARD 2015 e a Conta
vengono
riconosciuti i diritti d’autore per Italia e resto del mondo.
Successivamente
il film ad esso ispirato (STRIGHT OUTTA COMtTON) avrà la nomination come miglior sceneggiatura agli Oscar di Los
Angeles.
Attualmente
sta per uscire sulle principali piattaforme il cd ENDLESS NIGHTS registrato
agli studi ABBEY ROAD di Londra con il batterista dei King Crimson Gavin
Harrison il batterista Lele Melotti, il chitarrista Ermanno Brignolo di Sidney,
Simone Lampedone (co -arranger e sound engeenering ), Frank Arkwright (sound
and Mastering engeenering).
Un po’ di foto storiche di Michele Conta e della Locanda delle
Fate