sabato 2 gennaio 2010

Red Phoenix Blues all'Osteria del Vino Cattivo


Un pò di tempo fa ho scritto qualcosa su i Red Phoenix Blues, gruppo genovese neonato, ma composto da validi musicisti di esperienza:

Non li avevo mai sentiti dal vivo, nonostante l'amicizia che mi lega a loro, e l'occasione è arrivata ieri, primo giorno del nuovo anno, a Cairo Montenotte, Osteria del Vino Cattivo.



Conoscevo il locale per averci passato qualche serata con amici, ma non avevo mai ascoltato della musica dal vivo.
Spendo sempre volentieri parole per questi luoghi dove si respira un minimo di aria da antico pub inglese, dove è possibile ascoltare musica senza tempo che riesce a interessare anche i più giovani.
Di solito non tutti i presenti sembrano interessati a ciò che accade, musicalmente parlando, ma se i musicisti sono di qualità e l'amalgama è buono, il coinvolgimento è la più logica conseguenza.
Ed è quello che ho visto ieri sera: un avvicinamento magari casuale per passare una serata in compagnia, davanti ad una birra, si trasforma in occasione per lasciarsi coinvolgere e trascinare da un blues o da un brano rock.
Un plauso quindi a chi organizza questi eventi, nello specifico L'O.D.C.T.
Il gruppo di Giacomo Caliolo, Antonello Palmas e la giovane sorpresa Elisa Pilotti si presenta con grande umiltà, a dispetto dell'esperienza di cui i singoli membri possono vantare.
Il repertorio è quelli dei "grandi": ZZ TOP, Clapton, Robert, Robert Johnson, Eric Johnson, Robben Ford, Steve Ray Vughan.
Ma tra un brano e l'altro appare il vero progetto del gruppo.
Due sono le proposte inedite, che nei piani dei RPB dovrebbero fare parte di un prossimo CD.
Musica godibilissima e grande abilità di tutti i musicisti.
Jack canta e utilizza la sua Fender del 1977 con maestria, partendo dall'utilizzo del bottleneck sino alla vibrazione manuale del ponte fisso, passando per una serie di "effetti", che saranno poi oggetto di simpatica discussione con l'amico Albertino.
Davvero bravo.
Antonello, è una bella sorpresa. Grande senso ritmico e fraseggi complessi su trame tutto sommato semplici come quelle che costituiscono il blues. E' anche un bassista "da vedere" e sul viso, durante la performance, si può leggere il suo modo di vivere il brano.
Bravissima Elisa, per niente intimorita dalla presenza di due musicisti di lungo corso.
"Picchia" con decisione, e costituisce la spina dorsale del gruppo. Una formazione a trio classico richiede la partecipazione completa di tutti, senza pause o momenti di attesa, e anche la batteria assume un ruolo che va oltre la ovvia competenza, cioè parte della sezione ritmica.
Bello e coraggioso il suo assolo, davanti a un pubblico che poteva forse non essere abituato, ma che alla fine è stato"scosso" e scaldato da questi tre musicisti genovesi.
Io credo che la modestia nel porsi vista ieri debba al più presto essere sostituita dalla consapevolezza che i progetti vanno a buon fine, quando c'è qualità, idee e impegno.
Per me è sempre lodevole vedere uomini e donne che, nonostante importanti esperienze pregresse, trovano lo stimolo per rimettersi in gioco continuamente... ma forse è proprio questa la magia della musica di cui tutti parlano!
Come accennato, a fine serata si apre il siparietto "tecnico", dove il nostro caro Albertino Caroti, giovane chitarrista "purista" blues savonese, redarguisce simpaticamente Giacomo Caliolo per l'utilizzo degli effetti e il non utilizzo di un ampli valvolare. Jack sta al gioco che propone Albertino e la serata tra amici termina con soddisfazione comune, come sempre accade quando c'è di mezzo la buona musica.

Uno dei brani inediti...


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