lunedì 9 gennaio 2012

Juri Camisasca


Nato a Melegnano (Milano), Roberto “Juri” Camisasca irrompe nel mondo discografico italiano nel 1975 con un album anomalo e surreale, La Finestra Dentro, prodotto da Franco Battiato e Pino Massara e pubblicato dalla BLA BLA.
Il disco riceve critiche attente ed entusiastiche, e nonostante sia un’opera giovanile lascia trasparire l’intensità espressiva e la sensibilità musicale dell’artista, nonché il disagio e l’irrequietezza di un’epoca.
Oggi "La Fienstra Dentro" è annoverato tra gli episodi più interessanti del prog italiano.
Ad esso seguono nel 1975 i 45 giri “La Musica Muore”/”Metamorfosi” e “Himalaya”/”Un Fiume di Luce”.
Nello stesso anno Juri partecipa al progetto “Telaio Magnetico”, un “super-gruppo che nasce e si esaurisce nell’arco di un piccolo tour , "...quando la vacanza era un viaggio e il viaggio assumeva anche una dimensione interiore...”, come si legge nel libretto della ristampa su CD, insieme a Franco Battiato, Mino Di Martino, Terra Di Benedetto, Roberto Mazza, Lino “Capra” Vaccina.
Peppo del Conte, all’interno del libretto del CD de "La finestra dentro" (ristampa del 1991), descrive con queste parole il loro primo incontro. “Juri Camisasca era un ragazzo dell’hinterland milanese, ma sembrava che Franco l’avesse scovato in capo al mondo. Le sue prime foto promozionali mi fecero pensare a un gatto impaurito (e perciò pericoloso). Aveva 22 anni, ma ne dimostrava anche meno, tanto era timido, impacciato, quasi impreparato al contatto con gli altri. Parlava a sprazzi, con fare schietto e vagamente sognante. Ma quando imbracciava la chitarra si trasformava: una voce sorprendente, dai toni irruenti e allucinanti, per trasportare gli ascoltatori dentro i suoi incubi surreali. Non c’era in lui nessun progetto intellettualistico, non era sbarcato nessun Kafka nell’industria della canzone: l’assurdo emergeva terribile dalla realtà tutt’intorno e lui era solo un testimone ignaro e un po’ infantile che cercava di coglierne il senso. Il suo album d’esordio ebbe una buona accoglienza dalla critica: ma Juri viveva al di sopra di ogni problematica di successo…”.
Di questi anni sono le partecipazioni a dischi di Battiato (“Clic”, 1974, e “Juke Box”, 1978), di Lino “Capra” Vaccina (“Antico adagio”, 1978), Francesco Messina (“I prati bagnati del monte Analogo”, 1979), e Alfredo Cohen, (“Come barchette dentro un tram”, 1976).
Seguono diversi concerti in cui utilizza la voce alla maniera orientale, senza testi, accompagnandosi con un armonium.
Fino alla rassegna di musica orientale al teatrino della Villa Reale di Monza del 1978.
Juri la tenne a battesimo con un concerto indimenticabile, lui, la sua voce e l’harmonium. Non mi rendevo conto che quello strumento sarebbe stato da lui suonato per l’ultima volta. Qualcun altro venne a ritirarlo mentre in lui diventava urgente staccarsi dal mondo musicale ordinario. Avrei voluto fargli vedere quell’articolo che il Corriere delle Sera gli dedicò il giorno dopo; venni a sapere che non abitava più a Milano ma in un monastero. Fu allora che in qualche modo spiegai quel titolo che, inconsciamente e su indicazione di Battiato, avevo dato alla rassegna: L’evoluzione interiore dell’uomo.” (Giordano Casiraghi, 1991).
Alla fine degli anni ‘70 l’inquietudine che l’ha sempre accompagnato trova risposta nella ricerca religiosa e Juri si ritira a vita monastica per 11 anni. Ne esce inizialmente nel 1987 per partecipare ad alcune rappresentazioni dell’opera “Genesi” di Franco Battiato, in cui è cantore e voce recitante, e successivamente per sostituire la vita monastica con quella eremitica, alle pendici dell’Etna.
Di questo stesso periodo è la pubblicazione del suo secondo LP, TE DEUM (1988), prodotto dall’Ottava/EMI.
È un disco di canto gregoriano arrangiato elettronicamente che comprende brani della tradizione e composizioni originali, e che restituisce alla discografia un autore e un interprete maturato e ispirato. Ad esso segue Il Carmelo di Echt (EMI, 1991) che comprende nove canzoni di grande intensità lirica, espressione di una profonda ricerca interiore, e nel 1999 Arcano Enigma, a tutt’oggi il suo ultimo CD, prodotto da Franco Battiato e suonato con i Bluvertigo.
Contemporaneamente scrive canzoni per altri interpreti, come la fortunata “Nomadi”, (incisa da Alice, quindi da Franco Battiato e successivamente Giuni Russo) e diversi altri brani per Milva (in “Svegliando l’amante che dorme”,1989), e Alice (5 canzoni di “Il sole nella pioggia” del 1989 e i singoli “Open your eyes”, 1998, e “Il giorno dell’indipendenza”, portato a Sanremo da Alice nel 2000).
È presente come autore anche nel CD “Serendipity” della PFM e in “Signorina Romeo – Live” (2002) e “Morirò d’amore” (2003) di Giuni Russo.
Negli anni 90-2000 è ospite al Club Tenco (1991) e partecipa come interprete all’opera “Gilgamesh” di Franco Battiato (1992), ai CD di Lino “Capra” Vaccina “L’Attesa” (1992) e “In cammino tra i sette cieli” (1995), e al progetto Devogue (1997).
Alcuni suoi brani degli anni 70 sono stati recentemente ripubblicati nel CD “La Convenzione” (D’Autore, 2002).
Da anni accosta all’attività musicale quella pittorica, in particolare la pittura di icone.


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