venerdì 23 luglio 2010

Il Tempio delle Clessidre



Con l'avvicinarsi della presentazione ufficiale del primo album del Tempio delle Clessidre, ripropongo un post dello scorso anno, dove cercavo di fare un quadro completo di questo gruppo genovese.
La musica progressiva ... che ha riempito il panorama musicale di inizio anni 70, pur non essendo più presente in maniera importante, non è morta e sepolta come qualcuno aveva pronosticato, ma sta vivendo una nuova fortunata stagione.
Ciò si realizza attraverso antichi artisti, tornati ai vecchi amori, ma anche molti giovani sono interessati a questa musica più impegnativa .
Ragazzi che suonano e ragazzi che ascoltano, grazie a genitori “coinvolgenti” e grazie... alla qualità intrinseca di questa particolare branchia della musica.
Come ho già chiarito su queste pagine, l’enorme successo di allora non poteva, secondo me, resistere a lungo, perché è più facile ascoltare un riff di tre minuti piuttosto che un brano di dieci, magari pieno di accorgimenti tecnici, ma di presa non immediata.
Se a questo aggiungiamo la continua ricerca del cambiamento, il gioco è fatto.
Al contempo penso che non poteva sparire una musica così bella, così emozionante.
A rafforzare i miei pensieri, tanti vecchi e nuovi artisti che si esibiscono dal vivo e sfornano dischi di qualità.
Ho da poco parlato del Cerchio d’Oro, dei Delirium , di G.C.Neri, e oggi parlerò del Tempio delle Clessidre, gruppo che ho visto due volte dal vivo(l'ultima pochi giorni fa), con formazioni diverse.
L’ideatrice del progetto è una ragazza, Elisa Montaldo, e l’elemento capace di legare il passato al presente è Stefano Lupo Galifi, ex cantante del Museo Rosenbach, gruppo che negli anni 70 creò un must del prog italiano, Zarathustra.
E’ quindi a loro che provo a rivolgere alcune domande.
E’ una bella intervista perché emergono qualità che hanno valenza in ogni campo, non solo quello musicale.
Attraverso le parole di Elisa, massima interlocutrice nell’occasione, si arriva al sacrificio, alla frustrazione, alla sofferenza che lastricano il percorso di giovani che intendono impegnarsi in un progetto musicale, senza cercare scorciatoie, quelle vie traverse che tanto ci fanno penare quando accendiamo la TV.
La mia convinzione , in qualunque campo ci si muova, è che alla fine la qualità e l’impegno paghino ed è questo il mio augurio per Il Tempio delle Clessidre.

LEGENDA: Elisa= blueLupo= red


Elisa Montaldo (tastiere)




Da molti anni seguo la musica, nel senso più ampio del termine. A memoria non ricordo nessuna figura femminile, tastierista, che abbia una funzione di leader, in un gruppo.Tante vocalist , ma alle tastiere ricordo solo comprimarie. Da dove nasce la passione per questa musica di nicchia ? Come mai una giovane, negli anni 2000, si accosta e prosegue il viaggio musicale in ambito newprog?

Tengo a precisare che non sono la “leader” del gruppo, soltanto la “superstite” di anni di tentativi e formazioni cambiate in un progetto di gruppo progressive rock, nel quale cerco di portare le mie idee musicali. Magari il fatto di avere più “cultura musicale” in ambito prog rispetto agli altri del gruppo può comportare una maggiore voce in capitolo per quanto riguarda scelte stilistiche o contatti con l’ambiente nello specifico. Il genere in questione è la mia passione più grande, da ormai diversi anni. Sono cresciuta ascoltando Elton John, Queen e Beatles, passando poi all’hard rock e all’heavy metal. Ma un giorno, nel ’96, un amico mi prestò una cassetta: sul lato A “Seventh Son of a Seventh Son” degli Iron Maiden (vero motivo del prestito), sul lato B “In the Court of the Crimson King”… è stato amore al primo ascolto, una folgorazione: quella era la musica che avevo sempre sognato! Quella musica era capace di esprimere le sensazioni ineffabili, le atmosfere di un certo tipo; rendeva reali le immagini che da quando ho memoria risiedono nella mia mente! Finalmente, eccola. Da lì, “Selling England by the pound” ha marchiato per sempre la mia anima… ecco il mondo dove il mio essere poteva trovare conforto, ecco la mia musica preferita.

Mi racconti qualcosa dei tuoi studi musicali?

Fin da piccola mi divertivo a ripetere le melodie che ascoltavo casualmente sul pianoforte giocattolo. Su consiglio del mio maestro elementare i miei genitori mi hanno permesso di andare a lezioni private di pianoforte (dal prof. Dellepiane docente presso il Conservatorio Paganini di Genova), che ho continuato, con alcune interruzioni, per 13 anni (ma il programma era molto più leggero di quello del conservatorio, molto più diluito nel tempo). Purtroppo per motivi di tempo e altri problemi non sono riuscita a proseguire gli studi che ho interrotto nel 2003.
Nel 1992 sono entrata a far parte di un gruppo di amici che suonavano cover e da lì ho imparato ad usare le tastiere e a “tirare giù” gli accordi dall’ascolto dei pezzi originali.

Sei stata incoraggiata dalla tua famiglia, lasciata libera di osare, o a volte hai trovato paletti?

La mia famiglia, pur non essendo nell’ambiente musicale, mi ha sempre incoraggiato ed appoggiato per quanto riguarda la musica. Non dimenticherò mai il giorno in cui i miei genitori mi hanno comprato il pianoforte!

Come nasce il connubio artistico con Stefano “Lupo” Galifi ?

Dal 2002 facevo parte della prog band “Hidebehind”, poi impegnata nel progetto “Narrow Pass” (con un’unica esperienza live al Teatro della Gioventù nel 2006), con l’obiettivo di suonare e comporre musica propria: varie vicissitudini hanno portato allo scioglimento di entrambi i gruppi: proprio allora ci era arrivata voce che Lupo stava cercando musicisti perché voleva “rimettersi in pista”, cosicché abbiamo colto l’attimo e lo abbiamo contattato: l’incontro è stato fortunato, da lì è iniziato il progetto di eseguire “Zarathustra” data la presenza del cantante originale e la formazione di un nuovo gruppo, “Il Tempio delle Clessidre”.

E’ difficile suonare con chi ha una storia così importante?

Non è difficile suonare con Lupo in quanto trattasi di una persona davvero disponibile e positiva: nonostante il divario di età e la diversità di esperienza siamo riusciti ad ottenere un equilibrio e una sintonia non da poco. Personalmente, a me è successo che la prima volta in cui ho suonato le note di “Zarathustra” (uno dei miei dischi preferiti di prog italiano da sempre) e Lupo ha cominciato a cantare, per poco non svengo dall’emozione! Non avrei mai creduto di potermi trovare lì, con quello stesso timbro di voce (eseguiamo tutto in tonalità originale, la voce di Lupo è quella di oltre 30 anni fa!), di poter prendere parte a quella magia!

Io sostengo in ogni occasione che la musica è forse l’unica forma d’arte in grado di abbattere tutte le barriere, quindi anche quelle generazionali, e vedendovi sul palco è difficile trovare differenze tra i trentenni e Stefano. E’ tutto vero?

Lupo ha più energia ed entusiasmo di noi quattro messi assieme! Fosse per lui si proverebbe tutte le sere; spesso ci racconta di come fosse diverso negli anni ’70, i musicisti si vedevano spesso, stavano ore ed ore in sala a improvvisare, a fare session, si divertivano… ora è tutto diverso, si è talmente impegnati che è difficile trovare un solo giorno alla settimana in cui ci siano tutti, e in quelle poche ore a disposizione bisogna darci dentro.

Esistono elementi negativi e altri positivi, legati al fatto di suonare assieme a una persona che ha già un passato musicale conosciuto, che non deve dimostrare niente?

Non direi ci siano elementi negativi: Lupo innanzitutto vuole dimostrare a SE STESSO che ha ancora voglia e passione di cantare progressive: tenendo conto che la sua unica performance nel genere è stata “Zarathustra” egli può ancora dire molto, e stiamo cercando di fare risaltare la sua voce nelle nostre composizioni, anche in versioni “inedite” (come ad esempio la parte parlata del nostro brano acustico “La stanza nascosta”). Inoltre, è inevitabile che avere come vocalist un personaggio della sua fama può essere un vantaggio non indifferente. Anche perché in questo caso si tratta del “ritorno” di un cantante in gran forma, per nulla appesantito dagli anni e con ancora la stessa voce che si ascolta fra i solchi dell’album inciso più di 30 anni prima!
L’unico elemento che può essere negativo è forse il fatto che ci può essere tra noi e Lupo un diverso modo di concepire gli obiettivi o di avere dei “sogni”: lui ha già la propria storia alle spalle, mentre noi stiamo cercando di crearne una. Nonostante ciò mi sembra che gli stimoli non manchino e che si riesca a trovare un punto d’incontro su ciò che si intende fare. Devo anche dire che Lupo è molto disponibile e “ci lascia fare”.

Fabio Gremo (basso)




Due anni fa vi ho ascoltatonella rielaborazione di Zaratusthra. L'altra sera sul palco c'era 3/5 nuovi, batteria, basso e chitarra. Cosa è cambiato in questi ventiquattro mesi?

Beh, abbiamo avuto un percorso difficile: in primis il bassista (che faceva parte del “nucleo forte” del gruppo, ancora prima che diventasse “Il Tempio” e che aveva concorso all’incontro con Lupo) se n’è andato dal gruppo: abbiamo trovato per fortuna in breve tempo un musicista capace e interessato al progetto, Fabio, il quale ha dato un sostanziale apporto alla composizione dei nuovi pezzi (usando molto bene i programmi di editing musicale ha accorciato non poco i tempi!). 
Poi, chi davvero teneva al progetto ed era appassionato al genere è rimasto, resistendo alle difficoltà e alla mancanza di obiettivi precisi, per cui con non pochi problemi e ritardi io e Lupo siamo riusciti a “riformare” il gruppo: io ho chiamato Paolo, batterista con il quale avevo condiviso il progetto Narrow Pass e Hidebehind, e Giulio, un chitarrista di mia conoscenza davvero bravo e adatto al genere, con un gusto notevole per gli arrangiamenti. Ci siamo trovati bene e abbiamo iniziato subito a lavorare con metodo.

Paolo Tixi (batteria)




L'altra sera ho ascoltato Il Bacio della Medusa ( di cui avevo già scritto), e poi voi. Proposte diverse da ogni punto di vista. Senza voler dare antipatici giudizi di merito, ho avvertito nell’occasione una differenza sul risultato finale, sull’amalgama , sul sound globale. Forse qualche contrattempo come il problema al violino, può aver pesato su una prova comunque ottima. Sei soddisfatta della “miscela “ che inviate al pubblico o ci sono meccanismi ancora da oliare, risvolti che solo voi potete capire?

La performance de “Il Bacio della Medusa” è stata davvero notevole: sono molto comunicativi e carismatici, musicisti validi e persone meravigliose: è nata un’amicizia dietro le quinte tra noi e loro, ci siamo aiutati a vicenda nelle difficoltà tecniche (per quanto possibile) e non solo. Siamo gruppi molto diversi, loro hanno un impatto più rock, più spettacolare, si sanno muovere molto bene sul palco e hanno un bravissimo cantante, di grande presenza scenica. Ho invidiato la loro “spigliatezza” sul palco, cosa che noi non abbiamo avuto, per diversi motivi: innanzitutto è stata la nostra prima uscita “live”, quindi non siamo per nulla abituati a stare su di un palco (benché ognuno di noi abbia esperienza in fatto di fare musica e suonare dal vivo con altri gruppi): inoltre, essendo i nostri pezzi ancora in fase di studio (sebbene completi di arrangiamento) eravamo molto concentrati nell’esecuzione, penalizzati peraltro da alcuni problemi di audio sul palco. Nonostante ciò credo che il pubblico potesse vedere e sentire l’unione che c’è tra di noi, la passione in ogni nota (magari non sempre eseguita in modo perfetto) e la voglia di trasmettere un sound, un’intenzione comune che è poi alla base della musica che vogliamo fare. Ovviamente abbiamo parecchio da migliorare, speriamo di avere occasioni per suonare dal vivo per provare a farlo.

La musica progressiva è quella a cui sono più legato, ma ad un certo punto è stata superata dal nuovo. Però basta aspettare e la storia si ripete. Ai concerti a cui
partecipo vedo infatti molti giovanissimi, magari influenzati da un padre che “non ci ha mollato”. Anche tu pensi che siamo in una fase di riflusso?

Sì, senza dubbio c’è un ritorno alla musica suonata, un’attenzione particolare ai suoni vintage: basti pensare all’uso del mellotron da parte di gruppi non progressive (ad esempio gli Oasis)… spero che chi ha una certa cultura musicale continui a tramandarla ai propri figli, anche perché se pensiamo alla musica che passano i mass-media c’è da essere davvero preoccupati!

Uno dei motivi per cui mi sono avvicinato, da adolescente , al progressive, è una maggior complessità, di realizzazione, ma anche di ascolto. Basta un accordo per scrivere una canzone di successo, ma mettere sul piatto un disco dei VDGG e posizionare la puntina su Man Erg, è altra cosa; se vogliamo possiamo parlare di musica “colta”.  Mi dai la tua, la vostra definizione di prog ?

Per me “prog” è un genere di musica, scritto e suonato negli anni ’70, che si è discostato dai canoni classici della canzone ed è andato oltre, sperimentando nuove forme di espressione e creando un intero mondo immaginario di suoni, immagini e tematiche: solo ora possiamo catalogare questo genere come “prog” (meglio se seguito dalla precisazione temporale, come “anni ‘70”) perché abbiamo coscienza di ciò che c’era prima e di ciò che c’è stato dopo, e della diversità che lo contraddistingue: è una musica apprezzata soprattutto dai musicisti, ma anche da coloro che possiedono una chiave di lettura più alta, che in qualche modo hanno una sensibilità diversa, più profonda, e che nella musica cercano qualcosa per evolvere la propria mente, per scoprire ed imparare qualcosa di nuovo, che vada “oltre i limiti”.

Ma è giusto inserire la musica in categorie schematiche?

Di norma credo di no, la musica è ispirazione ed emozione, tuttavia ritengo che ci sia quel bisogno umano di raccogliere ed ordinare le cose, di dividerle per ritrovarle e rintracciarle: credo sia giusto cercare di fare delle suddivisioni più che altro “enciclopediche” di modo da poter dare modo a chi volesse documentarsi su una certa materia di trovare facilmente la strada che cerca, avere una sorta di “filo logico” da seguire: poi, addentratosi nella “giungla” dei generi musicali, credo che l’individuo non debba avere bussola, bensì fidarsi del proprio istinto e soffermarsi su ciò che più lo attira.

Accennavo al vinile. Mi è stato raccontato di come sia alta la vendita di piatti per LP, dotati di porta USB. Questo significa compare il pezzo da collezione, ascoltarlo una sola volta per trasferirlo sul PC , e preservare per sempre qualcosa facile a deteriorarsi.  Riesce a vivere una giovane come te il fascino del “padellone” da collezione?

Purtoppo non posseggo un giradischi (ma magari acquisterò uno di quei marchingegni geniali di cui sopra!) quindi non sono portata ad acquistare i vinili (sebbene abbiano un fascino unico), anche per ragioni economiche. Ma se posso frequento le mostre del disco e sono contenta quando vedo ristampe o meglio ancora nuove uscite su supporto LP!

Sono solito dire che mi sono sufficienti due minuti di ascolto di un nuovo brano, per sapere se non lo riascolterò mai più o alte 1000 volte. 
Capita anche a te di innamorarti a prima vista di una qualsiasi canzone?

Sì. Mi capitava spesso fino a qualche anno fa, ora sono meno “impressionabile”. Forse perché ho già avuto parecchi “colpi di fulmine” musicali! In ogni caso ho ben presente quella bellissima e impagabile sensazione.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali più importanti?

Ne ho molti, tra i più importanti: Genesis, Banco del Mutuo soccorso, Balletto di bronzo, Locanda delle fate, Gentle Giant, Wakeman, Museo Rosenbach, Devil Doll, Danny Elfman.

Qual é l’artista/gruppo a cui sei più legata?

Per una questione affettiva Elton John (è stato il mio primo vero amore musicale), poi sicuramente i Genesis e i King Crimson.



Giulio Canepa( chitarra)



Non so se vivi di musica. Se così non fosse, come riesci a far convivere la tua passione con gli impegni quotidiani?

Purtroppo non vivo di musica, anche se vorrei. È dura, molto dura, a tratti frustrante, il lavoro che faccio non mi lascia molto tempo libero per suonare, e spesso mi ritrovo stanca senza nemmeno la forza di mettermi al piano: è un costante sacrificio, in alcuni periodi quasi insopportabile: sono arrivata più volte al punto di “mollare tutto”, sentendo che le mie mani per mancanza d’esercizio il più delle volte non riescono a seguire la mia mente, ma la passione che ho mi ha sempre fatto trovare un minimo di volontà e coraggio. Ci sono momenti in cui non riesco a studiare o ad allenarmi, ne soffro molto, ma quasi sempre arriva qualche piccola soddisfazione che mi fa rinascere e ritrovare la speranza di andare avanti nel realizzare i miei sogni. Accettare questa cosa è una fase della crescita, una specie di “linea di confine”: ci sono persone che smettono di suonare, altre che stringono i denti e vanno avanti, nonostante ciò possa essere un ostacolo alle priorità della vita “adulta”. Io desidero con tutto il cuore rientrare nella seconda categoria.

Suoni qualche strumento oltre alla tastiere?

Strimpello la chitarra, ho comprato un violino e un flauto traverso per provare a suonarli in pausa pranzo ma ovviamente con scarsi risultati. Se avessi tempo mi piacerebbe frequentare lezioni di canto, e magari di arpa celtica.

Cosa giudichi importante… il testo, la musica, entrambi?

Entrambi. Nel progressive è spesso la musica a farla da padrona, ma il testo è fondamentale, soprattutto se in lingua italiana, per fornire la tematica e l’argomentazione sulla quale si appoggia la vera espressione musicale.

Questa è specifica per Stefano. Come e’ cambiato nel tempo il tuo rapporto con la musica ?

Non è praticamente cambiato, in quanto il mio amore e la mia passione per la musica sono rimaste intatte, come pure il mio entusiasmo.



Stefano "Lupo" Galifi (voce)




E’ importante essere costantemente presenti per restare a galla?

E’ fondamentale, l’impegno deve essere continuativo anche se si “cambia rotta”: si può cambiare ambiente, genere, ma non si può mai smettere di fare musica…

Meglio il Vinile, il CD o l’MP3?

Per appartenenza alla mia generazione, io rispondo il CD: è piccolo, pratico, ma anche corredato degli indispensabili supporti quali copertina e libretto: l’MP3 è solo un comodo surrogato di un’opera musicale, ma troppo “rarefatto” , il vinile ovviamente è l’espressione più completa, più godibile in quanto a grandezza di immagini e “piacere tattile”.

Altra questione per Stefano. Cosa cercheresti di cambiare se potessi riscrivere la tua storia?

Non saprei se cambierei qualcosa, probabilmente no, ho conciliato lavoro e musica come mi è stato possibile, ma tutto sommato ho avuto comunque le mie soddisfazioni. Certo magari sarebbe stato bello poter ripetere l’esperienza di cantare in un disco progressive oltre a “Zarathustra”… e appunto per quello mi sono rimesso in pista in quel genere!

Immagina una tua diversa collocazione: palco?Produzione? Solo ascolto? Organizzatore? Scrittore?

Ovviamente non ho né le possibilità né l’esperienza per coprire tali incarichi, ma non mi dispiacerebbe essere organizzatrice d’eventi, innanzitutto per poter concorrere a creare possibilità e sbocchi live ai gruppi che suonano progressive, e poi perché deve essere una grande soddisfazione veder nascere da una propria idea un evento che magari coinvolge persone dalla passione comune, facendo loro passare ore interessanti e piacevoli.

Cosa salveresti della tradizione musicale italiana?

Domanda difficile… a mio avviso la tradizione musicale italiana è una delle più ricche ed interessanti del panorama europeo: salverei tutto, perché il processo storico-culturale è un filo continuo che congiunge tutti i tipi di espressione musicale e si ramifica in innumerevoli stili, correnti e sperimentazioni. Tuttavia secondo il mio parere sono importanti soprattutto il cantautorato (soprattutto per noi quello di scuola genovese) e la musica popolare e folkloristica.

Stefano, perchè ci siamo innamorati, da bambini, di canzoni di cui non capivamo una parola?

Forse eravamo più ingenui, o forse proprio le atmosfere della musica d’oltremanica (o d’oltreoceano) ci facevano sognare in modo nuovo, inedito… la sperimentazione di quegli anni era così fresca ed esplosiva che non si poteva non innamorarsi di essa… ma anche un pezzo blues di Joe Cocker sapeva stregarti più di ogni canzone italiana, vuoi per la musicalità della lingua cantata, vuoi per le radici stesse di chi la componeva.

Blues, Progressive o Jazz?

Inutile dirlo, progressive.
Al terzo posto il jazz, eh, beh…anche se il progressive è un genere fantastico, il mio cuore batte per il blues.

Classica, Hard Rock o Punk?

Classica. Anche se il sanguigno hard rock.
Senza dubbio: hard rock!

Musica scaricabile da internet o a costo contenuto, per vie tradizionali?

Benchè la tentazione di scaricare musica sia forte, cerco di acquistare i cd soprattutto di gruppi emergenti (ovviamente se so che ne vale la pena); sono contenta quando so di contribuire nel mio piccolo al mercato dell’underground musicale.

Stefano, provi a gettare il seme con la nuova generazione (ovviamente una parte di risposta è già sul palco...)?

Non è stato premeditato, ho semplicemente trovato le persone giuste con cui poter condividere un progetto e la passione comune nell’intento di affrontare il difficile obiettivo di fare musica propria.

Progetti futuri?

Beh, in primis dovremo in qualche modo completare le nostre composizioni e registrarle: quindi l’uscita di un disco è il nostro primo progetto. Al contempo si cercherà di trovare occasioni live per far conoscere la nostra musica.

Dove vorreste arrivare con Il Tempio delle Clessidre?

Primo obiettivo: la pubblicazione di un disco. Poi, concerti e successi (ma qui si sfiora l’utopia). Personalmente vorrei arrivare dove per anni non sono riuscita per varie sfortune e problemi, ossia a concludere un lavoro di anni, a far conoscere il mio mondo alle persone che hanno interesse a scoprirlo, e a condividere tutto ciò con il gruppo, cercando di diventare sempre più affiatati e completi.

Il filmato di un gruppo che vorresti sentire adesso?

I primi Genesis del live ’74… vorrei che i Genesis tornassero così (sì, lo so, è un’utopia…)






Fatti una domanda a cui non ho pensato?
Beh, eccola: “Ci sono stati momenti difficili in cui ti è passato per la mente di mollare tutto per colpa della difficoltà nel suonare progressive?”

Sì, più di una volta. Nel corso degli anni (ancora quando ci chiamavamo “Hidebehind”) ci sono stati problemi nella line up, non si riuscivano mai a trovare musicisti che fossero liberi ed interessati a prendere parte al progetto, e spesso accadeva che per mancanza di obiettivi precisi e soprattutto di sbocchi live lasciassero il gruppo, sebbene si andasse d’accordo e si suonasse molto bene insieme. E’ normale, solo se si vuole fare davvero questo genere si riescono a sopportare le difficoltà proprie di tale microcosmo musicale. Più volte presa dallo sconforto ho pensato di mollare tutto, anche per via del poco tempo che posso dedicare allo studio e all’allenamento: il musicista progressive dovrebbe poter fare solo quello per dare il meglio di sé, noi lavoriamo tutti e facciamo grandi sacrifici per mettere su arrangiamenti articolati e composizioni tutt’altro che sbrigative: è facile provare sconforto in queste condizioni. Ma l’amore viscerale per questa musica riesce tuttavia a farci superare tutto!

Ho visto molte dimostrazioni di affetto/amicizia, tra voi e gli altri gruppi (era presente anche il Cerchio d’Oro). Spirito di gruppo? Stima reciproca? Segnale di appartenenza allo stesso mondo?

Senza dubbio. Per quanto mi riguarda è l’appartenenza allo stesso mondo la prima cosa che mi rende meno timida nell’approcciarmi agli altri. Non manca la stima reciproca, anche perché tutti conosciamo le difficoltà di portare avanti progetti del genere. Senza dubbio una delle cose più belle è incontrarsi in situazioni come queste (concerti od eventi) e poter parlare delle proprie passioni, nella stessa lingua, condividendo le emozioni e imparando dalle opinioni altrui.

Ne avrei ancora cento... ma, grazie per la pazienza.







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