giovedì 4 settembre 2008

Museo Rosembach



Ho chiesto aiuto alla rete per raccontare qualcosa del Museo Rosembach.


Lo scorso anno ho visto "Zarathustra " dal vivo , eseguita da "Il Tempio delle Clessidre", guidate dal vocalist originale del Museo Rosembach, Stefano "Lupo" Galifi.


"Nominate il Museo Rosenbach e vedrete una scintilla negli occhi di ogni appassionato di rock progressivo europeo.
Il loro Zarathustra è generalmente considerato uno dei migliori esempi di questo genere, al di fuori dell'Inghilterra.

Eppure il gruppo non ebbe tanto successo all'epoca, avendo anche dei problemi per le presunte inclinazioni politiche di destra, a causa della copertina tutta nera, dell'immagine di Mussolini nel collage della copertina,dei testi ispirati da Nietzsche.
Il Museo Rosenbach nacque dalla fusione di due gruppi della fine degli anni '60 provenienti da Sanremo, La Quinta Strada e Il Sistema, intorno al 1971, e la prima formazione comprendeva anche il futuro componente dei Celeste, Leonardo Lagorio al sax e flauto.


Le uniche registrazioni lasciate dal Sistema sono uscite in LP e CD della Mellow negli anni 1991-92, mentre la Quinta Strada era una cover band.
I brani di Zarathustra erano già pronti alla fine del 1972, quando il gruppo venne contattato ricevendo l'offerta di un contratto con la Ricordi, interessata a lanciare nuovi gruppi progressivi come il Banco del Mutuo Soccorso e la Reale Accademia di Musica, e il loro album fu pubblicato nell'aprile 1973.
La lunga suite Zarathustra sulla prima facciata è probabilmente il loro brano migliore, con leggere influenze classiche e le tastiere in evidenza come nella migliore tradizione del prog italiano, ma anche la seconda facciata, con i suoi tre brani più brevi, ha alcuni momenti eccezionali.


Il cantante "Lupo" Galifi ha una voce molto personale e il tastierista Pit Corradi aggiunge un tocco di originalità al suono del gruppo.
Il Museo Rosenbach ha avuto una breve esistenza, sciogliendosi subito dopo l'uscita dell'album e dopo alcuni buoni concerti nell'estate del 1973, e i due CD postumi pubblicati dalla Mellow fanno capire che grande gruppo sia stato.


Il batterista Giancarlo Golzi ha riscosso un grande successo commerciale con il suo gruppo successivo, Matia Bazar, che esiste ancora oggi.
Un nuovo album con 10 brani, Exit, è stato pubblicato nel 2000 dal bassista originale Alberto Moreno e dal batterista Giancarlo Golzi insieme a nuovi musicisti, ma in una direzione molto più commerciale del loro classico album.


Il prodotto più recente di questa nuova formazione è un'apparizione sulla compilation Kalevala dell'etichetta francese Musea, dedicata al poema tradizionale finlandese, con il brano "Fiore di vendetta".
Il cantante del Museo Rosenbach, "Lupo" Galifi, fa ora parte del Tempio delle Clessidre, gruppo che nel febbraio del 2007, in concerto a Genova con i Delirium, ha suonato l'intero Zarathustra."



MUSEO ROSENBACH

Zarathustra - Ricordi (1973)
Recensione originale tratta da "Ciao 2001".


Almeno sotto il profilo statistico, è un buon momento per i complessi italiani: ne nascono a decine e registrano dischi con relativa facilità; inoltre il pubblico ha modo di conoscerli direttamente grazie ai festival ed alle manifestazioni varie che soprattutto il mese di giugno ha visto nascere.
Naturalmente l'inflazione fa capolino, e chi ne risente, oltre al pubblico che resta confuso, sono gli stessi musicisti: costretti ad accettare compromessi di vario tipo per giungere all'incisione, a rincorrere il miraggio della superstrumentazione e della superamplificazione che poi non sono in grado di mantenere, delusi dopo i primi inevitabili insuccessi e magari troppo presto abbandonati da chi inizialmente ha creduto - o finto di credere - in loro; o, nella migliore delle ipotesi, stretti nella morsa degli impegni - che ne logorano il fisico ed il morale ripercuotendosi sulla bontà della loro produzione artistica.
Capita così un po' dappertutto, ma in Italia le cose che non funzionano in questo campo sono particolarmente numerose.
E allora, fra un nome nuovo ed un altro, occorre scegliere con estrema attenzione: per conto mio ben pochi dischi italiani sono passati per le colonne di questa rubrica.
Dei due gruppi di cui mi occupo questa settimana, uno è all'esordio, l'altro è il risultato della scissione dei New Trolls.
Il Museo Rosenbach, un quintetto genovese, dedica il suo album a Zarathustra, la cui disperata ricerca del superuomo - si dice nelle note di copertina - non vuole realizzarsi nell'immagine del violento condottiero di razza pura, come è stato erroneamente e tristemente interpretata, bensì nella serena figura dell'uomo che, vivendo in comunione con la natura, tende a purificare da ogni ipocrisia i valori umani. Ed infatti "l'uomo-museo", scelto dal gruppo quale proprio segno distintivo, è "lavaggio del cervello, utopia e falsità".
La musica del Museo è il rock melodico tipico dei gruppi italiani, del Banco soprattutto, con le tastiere in primo piano, e con gli eccellenti contributi di mellotron e moog che, se usati con parsimonia e con la dovuta funzionalità, posseggono sempre un fascino tutto loro.
Ci sono gli inevitabili agganci alla musica classica; ma come regola per i gruppi italiani, si tratta di semplici spunti ispirativi, o meglio di reminiscenze degli studi intrapresi dai musicisti; oltre che del bisogno di ricongiungersi ad una tradizione musicale che è più vicina alla nostra cultura ed alla nostra sensibilità di quanto non lo sia il rock o il jazz.
Lo schema è quello frastagliato, con passaggi di tempo e di ritmo, stacchetti e marcette, episodi melodici ad ampio respiro, immagini in serie; una tecnica impressionistica che con il Banco e la Premiata ha dato i suoi risultati più efficaci.
Le musiche sono di Alberto Moreno, bassista (e secondo pianista) del gruppo.
E' un fatto rilevante perché poche formazioni in Italia hanno nel bassista il proprio punto di forza.
Tra le due facciate del LP, lievemente superiore la prima.
Enzo Caffarelli


Lupo Galifi ripropone parte di "Zarathustra" assieme a "Il Tempio delle Clessidre"







Nessun commento:

Posta un commento