giovedì 5 giugno 2008

Richard Johnston in Beale Street


Lo scorso mese ... sono stato una settimana in America.
Avevo un sacco di intenzioni bellicose che culminavano con un acquisto di una Fender o di una Gibson, nel luogo più appropriato.
Il cambio favorevole e l’emozione di fare una compera del genere, laddove quei marchi sono nati, erano elementi allettanti.
Chitarre così importanti sono sprecate nelle mie mani, ma qualche sogno ogni tanto bisogna pur realizzarlo!
Per riuscirci contavo sul fatto di trovare un po' di tempo libero, la sera, ma non mi è stato possibile, e ho concentrato tutte le mie speranze in un tardo pomeriggio di un venerdì, giorno antecedente il ritorno in patria.
In quelle poche ore ho vissuto momenti indimenticabili, come sempre mi accade negli States.
In primis la visita a Graceland, dimora di Elvis, argomento che tratterò a parte, per intensità e varietà di emozioni.
Quando sentivo parlare in tv della tanto decantata Graceland, meta di pellegrinaggi continui, mai avrei pensato di essere uno dei futuri visitatori.
Dopo la rapida visita, un taxi mi porta nella downtown.
La downtown di Memphis si riassume in Beale Street, ovvero musica e blues, blues e musica.
Ovunque, ad ogni angolo, capannelli di improvvisati ballerini pronti a seguire i guitar heroes da strada.
Artisti da marciapiede, cantanti straordinari, polistrumentisti pronti a soddisfare ogni palato musicale.
In un’ora di registrazione (purtroppo di qualità scadente) ho “beccato” di tutto e di più.
Quella sarebbe la mia via ideale, la perfezione, la completezza!
Dividerò il materiale registrato per presentarlo a spezzoni  in momenti diversi.
Inizierò a raccontare di Richard Jonsthon, l’unico musicista di cui ho scoperto il nome.
Erano circa le 18, c’era il sole e almeno 25 gradi.
Camminando per la via, allungando le orecchie ad ogni nuova forma di sonorità, mi sono soffermato su Richard, attirato dallo strumento che aveva in mano, e di cui non riuscivo proprio a capire il verso. Stava mettendo a punto l’amplificazione e l’assetto degli strumenti. A vederlo così sembrava un suonatore da strada che vive di tips.
A posteriori ho scoperto che ha suonato sui palchi di tutto il mondo, assieme a virtuosi blues dall’importanza mastodontica.
Ma quali erano gli strumenti di questo uomo tutto solo … completamente solo?

Quello che poteva sembrare un ukulele elettrico era in realtà una “cigar box guitar”.


Un passo indietro.
Chi è davvero Richard Johnston?
Raccolgo alcune informazioni dal sito :

Richard Johnston è un bluesman contemporaneo che porta la sua musica in giro per il mondo e si accompagna da solo. Sì, perché Johnston è un one-band-man, che sul palco presenta la sua attrezzatura tecnica, consistente in una batteria con cassa (piede destro) e due pedali sul sinistro che azionano contemporaneamente un charleston ed un rullante posto in verticale (a cui e’ collegata una “bacchetta”), amplificatori e una "cigar box guitar", una sorta di chitarra realizzata con una scatola di sigari, due manici di scopa e tre corde.


Chiudendo gli occhi si ha l'impressione di essere davanti a una band intera.
Incredibile la quantità di suoni che riesce a tirare fuori da solo con quel tipo di strumentazione.
Oltre alla "cigar box" suona anche la chitarra ed è un grande trascinatore.
Ovviamente canta.

Biografia
Nasce nel 1965 a Houston, in Texas.
A Memphis, nel 1997 ,trova la consacrazione, grazie alla sua prima autoproduzione “Official Bootleg 2”.
Questo disco contiene tutta l’energia già che contraddistingue i suoi “live set”.
Nel 2002 arriva il primo disco in studio ,”Foot Hill Stomp”.
Anche grazie ad alcuni importanti ospiti presenti in questo album (la compianta Jessie Mae Hempill su tutti), il musicista di Beale Street si presenta come il risultato più interessante della scena musicale di Memphis .
Un grosso riscontro sia tra i canali radiofonici che nel pubblico , nonché tra la critica, rende “Foot Hill Stomp” uno dei migliori album indipendenti blues di sempre.
One-Man-Band di razza, Johnston, con voce, chitarra e batteria, riassume tradizione e modernità.
Cresciuto, musicalmente parlando, a fianco di gente come Otha Turner e Jessie Mae Hempill, ad oggi è uno degli eredi diretti dei grandi maestri blues dell’ultima generazione.

Sono quindi davanti a Richard e resto sbalordito dalle sue prove.
E’ l’unico della via che non raccoglie denaro, ma vende i propri prodotti, CD e DVD.
Mi avvicino al suo banco di vendita presidiato da una ragazza che mi da spiegazioni sullo strumento e mi racconta di avere una sorella che vive in Italia.
Non voglio perdere tempo. Mi levo il pensiero del mangiare nell’Hard Rock Cafè, a pochi metri di distanza. E poi di nuovo in strada, mentre il buio fa capolino.
Dopo tanti giri mi ritrovo davanti a Johnston. Una miriade di persone balla davanti a lui, maestro nel coinvolgere i passanti. Difficile da spiegare chi sia davvero questo musicista e cosa sia in grado di dare a chi ama il genere. Meglio delle parole, le immagini. Non utilizzerò le mie perché ne ho trovate in rete di migliori, capaci di ricreare la stessa identica situazione da me vissuta quella sera.
Ne sono certo, chiunque si trovasse a sentire questo musicista per strada (ho letto che è avvenuto recentemente a Roma) resterebbe ammaliato da tanta maestria che sconfina nel magnetismo puro… io da quel marciapiede di Beale Street non mi sarei più staccato…
Ma io... ammalato di musica, faccio testo? 





1 commento:

  1. Lieto di sapere che hai incontrato quel guascone di Richrad Johnston. Lo conosco bene. Veramente un grande, nonchè capostipite ( ovviamente lui si è ispirato a molto altri )di una giovane sequela di musici che si esibiscono in modo simile a lui.
    Gianluca ( myspace.com/mojostation )

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