domenica 5 marzo 2017

THE WHO: The Marquee, Londra, 24 novembre 1964 – 27 aprile 1965


THE WHO
The Marquee, Londra, 24 novembre 1964 – 27 aprile 1965

I Who subirono una radicale trasformazione durante i sei mesi di concerti al Marquee di Londra. Appena quindici giorni prima che i manager Kit Lambert e Chris Stamp ottenessero a fatica un ingaggio a partire dal 24 novembre 1964 per le tranquille serate del martedì, il gruppo suonava ancora al Railway Hotel di Harrow e Wealdstone con il nome di High Numbers


Alla data di scadenza del contratto con il locale (27 aprile 1965), i quattro avevano un 45 giri nei Top Ten britannici, erano volti noti della stampa e della televisione e avevano iniziato a registrare il loro primo album, My Generation.
Cosa ancora più importante, i Who erano diventati portabandiera del neonato fenomeno culturale detto mod. Dotati di grande impatto sonoro e visivo, rappresentavano tutto ciò che ogni giovane mod aspirava ad essere: impeccabilmente vestito, anfetaminico (anche nel senso letterale del termine) e, naturalmente, famoso. E così, mentre grazie a loro le presenze di pubblico nel locale di Wardour Street si moltiplicavano, i Who regalavano un'estetica al mondo del pop. La loro musica conteneva tutto il dramma, gli eccessi e le tensioni della vita urbana; la loro immagine era ben studiata e subito memorizzabile.
Poco dopo aver concluso l'impegno settimanale al Marquee, il singolo carico di distorsioni Anyway Anyhow Anywhere uscì accompagnato dalla frase: “Un gruppo pop art con un suono pop art”.
Nulla di ciò accadeva per caso: “Sapevamo che per affermarci in tutto il paese dovevamo prima conquistare il West End”, ricorderà Kit Lambert. Alla scarsa affluenza di pubblico nella prima serata venne posto rimedio con una massiccia campagna pubblicitaria, ben esemplificata dal leggendario e sofisticato poster in bianco e nero con la scritta “Maximun R&B”. 
Alcuni fan ricordano che nel locale venivano loro offerti gratuitamente bicchieri di whisky a patto che esprimessero ad alta voce il loro apprezzamento nei confronti del gruppo. Ma erano espedienti superflui, i Who erano davvero straordinari e meritavano la fama che si stavano guadagnando.
Il chitarrista Pete Townshend e il bassista John Entwistle alzavano immancabilmente gli amplificatori al massimo, Keith Moon reinventava di sana pianta il ruolo del batterista con la sua instancabile teatralità, mentre il cantante Roger Daltrey spesso necessitava di un bicchierino di buon distillato per farsi ascoltare al di sopra della tempesta elettrica. Ma anche un volume tanto terrificante sembrava non bastare. “Siamo arrivati al punto di finire la serata spaccando tutto ed è costoso”, spiegò Pete Townshend ai cronisti dell'epoca. Per fortuna i manager capivano il valore di un coinvolgimento emotivo così totalizzante. “E' un investimento” disse con un'alzata di spalle Lambert. L'investimento cominciò presto a dare frutti. Alla fine del 1965 My Generation di Townshend sintetizzò al meglio i bellicosi sentimenti della folla del Marquee, rendendoli universali.
(Mark Paytress-"Io c'ero")