domenica 6 novembre 2016

Graham Bond: una vita breve, un'esistenza che ha lasciato il segno...


Burbera e corpulenta presenza della scena pop inglese dei primi anni ’60, Graham Bond è anche uno dei padri fondatori del british R&B.
Dopo aver iniziato come sassofonista jazz, mostrando una particolare devozione per Charles Mingus (Don Rendell Quintet), passa a cantare e a suonare l’organo quando si unisce al batterista Ginger Baker, al contrabbassista Jack Bruce e al chitarrista John McLaughlin (tutti usciti dalla scuola dei Blues Incorporated di Alexis Korner) nella Graham Bond Organisation.
Sull’esempio del gruppo di Korner, il nuovo ensemble diventa una sorta di formazione aperta, in cui passano Jon Hiseman e Dick Heckstall-Smith, mentre Bond diventa il catalizzatore sia dei Cream che dei Colosseum.
Album come The Sound Of ’65 e There’s  A Bond Between Us impongono il R&B caotico e vitale della Graham Bond Organisation, mentre un’immagine più chiara del leader si trova in Solid Bond, dove il nostro si cimenta con il piano e l’organo, nonché con il sax alto, in reminiscenze jazzistiche (Doxy, di Sonny Rollins) e un focoso R&B da club. IL suo set dal vivo è rappresentato invece da Live At The Klook’s Kleek, registrato nella mecca del blues e del R&B londinese dell’epoca: un album dalla produzione primitiva e un sound crudo e sporco per un blues tinto di soul e jazz in grado di ammaliare l’ascoltatore.
Tecnicamente Bond è un innovatore: è il primo inglese a usare, in un contesto R&B, la combinazione di organo Hammond e speacker Leslie, ed è anche il primo ad usare una tastiera elettronica e a sperimentare con il Mellotron. Ma svela anche di avere una personalità inquietante e “demoniaca”, come dimostrano la passione per occulto e sette sataniche, e l’affermazione di essere figlio dell’anticristo Aleister Crowley.
Sciolta definitivamente la Organisation nel 1969, dopo aver lavorato per Ginger Baker come sessionman, Bond se ne va in America, sposa la cantante Diane Stewart e ritorna in Inghilterra, dove forma con Pete Brown i Bond & Brown, con cui incide Two Heads Are Better Than One (1972). Il flirt con l’occulto coinvolge anche la moglie, con la quale realizza, sotto il nome di Holy Magick, il disco omonimo e We Put Our Magick On You.
Ma intanto vita privata e attività professionale sono sempre più contrassegnate dal caos. Il satanismo si accompagna all’eroina, il matrimonio va a rotoli e gli affari finanziari sono nel marasma più totale.
Nel gennaio del 1973 Bond finisce in ospedale con un grave esaurimento nervoso, poi, l’8 maggio dell’anno successivo, muore in circostanze misteriose sotto le ruote di un treno alla Finsbury Park Station di Londra. Aveva 37 anni, e il giorno precedente aveva telefonato a “Melody Maker” per annunciare di essere definitivamente “ripulito”dalle droghe e pronto a lavorare di nuovo nella musica.

Tratto da “Rock Blues”, Mauro Zambellini