martedì 30 settembre 2014

King Crimson- Epitaph



King Crimson... senza commento!


Epitaph
The wall on which the prophets wrote
Is cracking at the seams.
Upon the instruments if death
The sunlight brightly gleams.
When every man is torn apart
With nightmares and with dreams,
Will no one lay the laurel wreath
As silence drowns the screams.

Confusion will be my epitaph.
As I crawl a cracked and broken path
If we make it we can all sit back
and laugh.
But I fear tomorrow I’ll be crying,
Yes I fear tomorrow I’ll be crying.

Between the iron gates of fate,
The seeds of time were sown,
And watered by the deeds of those
Who know and who are known;
Knowledge is a deadly friend
When no one sets the rules.
The fate of all mankind I see
Is in the hands of fools.

Confusion will be my epitaph.
As I crawl a cracked and broken path
If we make it we can all sit back
and laugh.
But I fear tomorrow I’ll be crying,

Yes I fear tomorrow I’ll be crying.






Epitaffio

Il muro su cui scrissero i profeti
Si sta sfaldando
Sotto gli strumenti della morte
La luce del sole splende intensamente
Quando ogni uomo è fatto a pezzi
Con gli incubi e con i sogni
Nessuno poserà la corona d’alloro
Mentre il silenzio sommerge le urla

La confusione sarà il mio epitaffio
Mentre striscio per un sentiero crepato e sfasciato
Se ce la facciamo possiamo metterci comodi
E ridere
Ma ho paura che domani starò piangendo
Si, ho paura che domani starò piangendo

Tra i cancelli di ferro del destino
sono stati seminati i semi del tempo
e annaffiati dalle gesta di coloro
Che sanno e che sono noti
La conoscenza è un amico mortale
Quando nessuno fa le regole
Il destino di tutta l’umanità vedo che
E’ nelle mani degli stupidi

La confusione sarà il mio epitaffio
Mentre striscio per un sentiero crepato e sfasciato
Se ce la facciamo possiamo metterci comodi
E ridere
Ma ho paura che domani starò piangendo
Si, ho paura che domani starò piangendo



lunedì 29 settembre 2014

OtraBanda: Musica dalla Colombia


Gli ascolti musicali in genere hanno - e hanno sempre avuto -  grossi limiti, perché scoprire mondi nuovi, uscendo da stereotipi e forzature quasi imposte, costa fatica. Non denaro… fatica.
L’italiano medio, ad esempio, ascolta musica che ha tre differenti provenienze: quella “casalinga”, quella americana (del Nord!) e quella in arrivo dall’Inghilterra. Esistono ovviamente le eccezioni, ma se parliamo di numeri cospicui, non si esce dal triangolo.
Qualunque sia il genere che si predilige, esisteranno entità e situazioni analoghe in nazioni che quasi mai viene in mente di degnare di uno sguardo. Il prog boliviano? Il jazz islandese? Impossibile prendere in considerazione questi azzardati accostamenti!
E invece c’è molto e ovunque.
Mi sono casualmente arrestato davanti a OtraBanda, gruppo della Colombia che propone una miscela che si potrebbe definire prog psichedelico. Solo perché contiene tracce e modus operandi della musica progressiva e gli stilemi della psichedelia.
Compiono i 20 anni di attività e sono quindi consolidati e seguiti nel loro paese.
Non ho potuto ascoltare in toto le loro creazioni, e quindi sarebbe azzardato un giudizio approfondito, ma ero molto interessato a capire la loro filosofia musicale inserita in un contesto geografico che mi è sconosciuto, e che, ne sono certo, darebbe all’ascoltatore curioso grandi soddisfazioni. Mi ha aiutato Cata, bassista della band e insegnante di inglese.
Molto più di un’intervista direi… un quadro globale che fa emergere similitudini e diversità culturali che possono fare riflettere e, forse, indurre il lettore ad approfondire la musica di OtraBanda e di parti di mondo per lo più sconosciute, almeno sotto questi aspetti.
Ciò che ho ascoltato mi è sembrato poco condizionato dalle etichette e dai generi precostituiti, anche se le influenze si percepiscono e circoscrivono la loro produzione, ma appare evidente lo sforzo innovativo e la capacità di creare qualcosa che entra in immediata sintonia con l’ascoltatore - e quindi mi immagino il beneficio ricevuto dall’audience in fase live. Faccio un po’ fatica nell’abituare l’orecchio alla lingua (però questo mi capita anche con l’italiano!), ma appare chiaro, leggendo il pensiero di Cata, che esiste una forte esigenza di fare passare con estrema chiarezza i concetti - e la poesia - racchiusi nelle liriche.

Vale la pena approfondire, in attesa di vedere Otrabanda in Italia.

Ascoltiamo Elemental...



L’INTERVISTA

Potresti riassumere la storia della band, partendo da quella musica che è stata per voi un punto di riferimento?

Ci sono varie influenze musicali che sono diventate punti di riferimento per la band e per i  suoi membri. Tutti noi concordiamo nel dire che i Pink Floyd sono stati quelli da cui abbiamo tratto maggiore ispirazione. Altre band sicuramente importanti sono state: Jethro Tull, Blue Oyster Cult, Led Zeppelin e King Crimson. Abbiamo diversi gusti musicali, così la varietà del nostro background è molto complessa, oscillante tra gruppi come The Smashing Pumpkins, Dream Theater, molti musicisti di jazz, e persino le band e le orchestre di musica latina. Il progetto OtraBanda è nato, come molti altri sogni, all'interno dei parchi del nostro quartiere, in particolare quello di E. Carlos Restrepo (una comunità bohemienne e intellettuale a Medellin, Colombia). Un mix di amici, chitarre, voci e la notte. La città, l'atmosfera urbana, come punto di riferimento diventa il concetto che attraversa e segna in modo netto l'inizio di OtraBanda. "L'altro lato del fiume ..." - questo il significato della parola in spagnolo - e la parola “Sebastian Uribe” (membro fondatore della band) hanno dato il via al progetto. OtraBanda si è così trasformato in una svolta creativa che tutti noi volevamo fortemente perseguire, attraversare, vivere. Tale riferimento poetico permette alla band di dare vita a canzoni contaminate con il rock urbano e realizzare testi che permettono agli altri, quelli dall'altra lato del fiume - cioè in OtraBanda - di pensare e di essere pensato. L’OtraBanda di questo fiume musicale è altrettanto sinuosa come altri lidi possibili, e si adatta alle correnti d'acqua che accarezzano e portano avanti la conoscenza, la gente, gli amici, e gli elementi che alimentano un paesaggio mutevole e formativo. Questo è il modo in cui OtraBanda è stata influenzata dalla gente nel corso di tutta la sua storia, e il risultato ha generato album e concerti interessanti.

Come siete arrivati alla Musica Progressiva?

L'etichetta di musica prog è stata in realtà la risposta alla reazione dei tanti amici e ascoltatori della band fin dai primi giorni della nostra attività. Troviamo difficile collegare il suono di OtraBanda ad un genere specifico, ma capiamo la libertà data dalla musica progressiva; come la parola stessa implica, è un continuo, a volte complesso, flusso libero di espressione e ricerca di parole, suoni, e sensazioni.

Come definireste a parole la vostra proposta musicale?

Abbiamo sempre pensato che la nostra musica sia… onesta. E, anche, ben pensata… per chi ama riflettere e porsi delle domande.

Quanti album avete realizzato sino ad oggi?

OtraBanda ha realizzato due full album. Il primo si intitola "Azul Reproche" ed è stato rilasciato nel 2001. Il secondo si chiama "Búsqueda" ed ha visto la luce nel 2005. Dopo una pausa di diversi anni siamo tornati insieme con una nuova formazione (mantenendo sia il chitarrista e il batterista, membri fondatori originali) e abbiamo appena pubblicato - nel settembre del 2014 - un nuovo disco, "Elemental". E’ speciale per molte ragioni, ma soprattutto, perché siamo la prima band in Colombia che registra con la “binaural tecnology” (suono tridimensionale). Non è una cosa nuova in altri paesi, ma sicuramente una novità per il nostropaese. La gente sembra essere molto curiosa e siamo molto entusiasti di questo processo.

Cosa succede quando OtraBanda è sul palco?

Che dire… strana energia atomica miscelata all’amore? Si tratta di una fusione di cuore e mente in uno stato di concentrazione e beatitudine. Siamo molto in sintonia, tra di noi e con l’audience, ed è una caratteristica spesso sottolineata dai nostri fan.

Qual è lo stato di salute della musica nel vostro paese?

Lo stato di salute della musica in Colombia non è nella sua forma migliore in questo momento. Purtroppo, la nostra città, Medellin, è stata nominata la capitale del Reggaeton. Il rock and roll è lentamente diventato una morente forma d'arte ed è sempre più difficile stimolare le persone a interessarsi e a comprare la musica intesa come forma d'arte. Le cover band hanno ottenuto maggiore importanza, o almeno più interesse, da un punto di vista commerciale. Pop e musica latina sono sempre stati molto seguiti in questa parte di mondo, ma è semplicemente ridicolo vedere cosa è successo con il reggaeton. E' demotivante realizzare come le persone basino ormai la loro scelta musicale pesando tra offerte prive di contenuto. Musica per le masse supponiamo!

Che cosa avete pianificato per il futuro? E’ previsto un nuovo album?

Stiamo attualmente pensando sul come contattare gli amanti della musica e i media al di fuori del nostro paese. C'è sete di idee nuove e diverse in tutto il mondo, quindi  stiamo concentrando le nostre energie su questo aspetto. E’ incredibile vedere quanto sia diventato piccolo il mondo, attraverso Internet e i social media. Abbiamo sicuramente un vantaggio rispetto a dieci anni fa, legato alla facilità con cui comunichiamo e condividiamo le informazioni. Artisti indipendenti crescono sempre di più e le dinamiche che stanno dietro al fare musica e alla promozione di una band sono cambiate. Ora si possono vedere bande come la nostra che si muovono in piena autonomia, curando ogni aspetto in proprio. Abbiamo scritto tonnellate di nuova musica nel corso degli ultimi due mesi. Abbiamo appena pubblicato il nostro nuovo singolo e video di "Elemental" e abbiamo un paio di canzoni che sono pronte per una prossima registrazione; inoltre parteciperemo a tre festival. Quest’anno festeggiamo i venti anni di attività e stiamo organizzando un concerto speciale che includerà vecchi membri della band e amici che hanno svolto un ruolo speciale in questa storia musicale lunga e sorprendente.


LINK UTILI







OtraBanda notizie… ufficiali.

Con un solido, profondo e grezzo rock, OtraBanda contamina la sua musica con un tocco progressivo e psichedelico, ed è riuscita a caratterizzare pesantemente la scena progressive in Colombia, per oltre 20 anni. Alle spalle due full album, Azul Reproche (2001) e Búsqueda (2005), OtraBanda ha  partecipato a molti eventi importanti nel suo paese d'origine, tra cui  l’Ancon Festival del 2005, il primo Festival Internacional Altavoz, la Fete de la Musique (2003, 2004, 2013), e il Colombian Navy Base in San Andres Islands. Ha inoltre appena pubblicato l’ultimo singolo, nel settembre 2014, "Elemental", una registrazione binaurale.

I componenti…

Carlos Perez - Guitar
Diplomato presso il Dipartimento di Filosofia della Universidad de Antioquia, ha conseguito un Master in Creative Intervention dal Colegiatura Colombiana. Ha iniziato gli studi musicali da bambino presso la Biblioteca Piloto de Medellin. Ha studiato musica e chitarra classica presso l'Instituto de Bellas Artes e poi jazz, blues, improvvisazione e metodi al Colegio de Musica de Medellin con il chitarrista Hector Fabio Muñoz. Ha suonato con il cantautore John Harold Davila e La Retaguardia, e ha registrato per artisti come Milton Rodriguez e Carlos Ivan Ruiz. Attualmente è professore a CESDE, Bellas Artes e Colegiatura Colombiana. E’ Fondatore di Otrabanda.

Cesar Cardona // Vocals, Samplers
Master in Comunicazione Educativa presso l'Universidad Tecnologica de Pereira e Universidad de Medellin. Corporate Communicator all’ Universidad de Medellin. Professore nei settori del suono e della televisione all’Universidad de Medellin. Professore di media audiovisivi alla Colegiatura Colombiana. Docente di Sound Media presso l'Universidad de Manizales. Vincitore del  National Cultura Award, Colombia Ministry of Culture, nel 2009. Ha iniziato a studiare musica da bambino, cantando nel coro Universidad de Medellin, Oruga band, Suburbano, e Solid State. Ha partecipato a diversi progetti musicali, come Suramerica e Sara Tunes. Produce jingles per diversi marchi, campagne pubblicitarie, e documentari. Ha studiato tecnica vocale - con con Rodrigo Morales, Joaquin Zapata - e musica con Juan Gonzalo Tamayo.

Catalina Villegas // Bass
Artista multidisciplinare. Diplomata presso il Dipartimento di Arti liberali presso la Florida International University. Ha iniziato gli studi musicali in giovane età, e da adolescente con il chitarrista classico Carlos Viera. Ha suonato il clarinetto per diversi anni nel GW Carver Middle (Coconut Grove, Fl), band concertistica. Inizia l’uso del basso all'età di 17 anni. Ha suonato con Rock it to Russia - A Ramones Tribute (USA) -, La Retaguardia, Lilith, Rock Factory (ha aperto e suonato con  Monte Pittman, chitarrista di Madonna, durante il suo show acustico in Hard Rock Cafe Medellín ), e ha un progetto di musica originale che porta avanti con Hugo Restrepo, fondatore ed ex chitarrista di Kraken.

Alejandro Pinilla // Batería y Percusión
Inizia gli studi musicali sotto l'ala di Hernan Cruz, Mario Restrepo, Ernesto Simpson (Cuba). Esegue studi approfonditi, in gruppi blues e jazz, di armonia e pianoforte. Ha suonato con Instinto Brutal - grindcore (Bogota), Ataque de sonido -, Mantra - jazz, Anfora - jazz, Hemisferio Ocre - prog rock, Por Culpa Del Blues - blues, trasversale 37 - jazz, bolero, bossa nova, e Triaje - world music.

Cristian Cardona // Teclados

Inizia gli studi musicali all'età di 9 anni alla Casa de la Cultura Francisco Carrillo de Albornoz. Forma il suo primo gruppo all'età di 12 anni, un gruppo chiamato Bambu, e ha partecipato a vari festivals, come Festival del Dorado e Fete de la Musique (2005, 2006). Lancia il primo album in studio nel 2009 Tour con Bambu, in Argentina, accanto al cantautore Pablo Collazo. Ha giocato con altri progetti come Kinesis e Kenosis. Diplomato come grafico da Corporacion Universitaria Remington.



venerdì 26 settembre 2014

THE HIPPIE NIGHT


Ezio Guaitamacchi presenta
 
  THE HIPPIE NIGHT

A touch of Psychedelia 
Lo show dove arte, musica, storia e cultura si incontrano

Mercoledì, 1 ottobre
SALUMERIA DELLA MUSICA
via Pasinetti, 4 - Milano

Avete mai visto un’automobile che racconta la storia del rock?E una chitarra psichedelica alta tre metri? O una oltraggiosa “ultima cena” musicale, con Elvis circondato da dodici “apostoli del rock”?
Tutto questo e molto di più in una serata dedicata alla più straordinaria avventura artistico/culturale della storia del rock.
Sul palco, con Ezio Guaitamacchi, le voci di Brunella Boschetti e Micol Martinez, le opere (morte e viventi) di Carlo Montana, le proiezioni di filmati e immagini storiche di Filippo Guaitamacchi e la partecipazione straordinaria di Matteo Guarnaccia

 VERY SPECIAL GUEST

EUGENIO FINARDI

Prenotazioni: 02 56807350

Dress code: Be sure to wear some flowers in your hair


LILLI, LA MAGGIOLINA HIPPIE

di Ezio Guaitamacchi



California, estate del 1964
Ken Kesey, autore del best seller Qualcuno volò sul nido del cuculo, acquista un vecchio scuola bus scassatissimo. Lo ridipinge con colori sgargianti, ne svuota gli interni e posiziona dentro e fuori microfoni e altoparlanti prima di imbarcare un gruppo di personaggi creativi e anticonformisti noti come  “Merry Prankster”, gli allegri burloni. Obiettivo: un viaggio da una costa all’altra degli States durante il quale viene proposto uno strano esperimento. Can You Pass The Acid Test? Riuscite a superare l’esame dell’acido? Chi partecipa ai party dei Prankster riceve una dose gratuita di Lsd per provare gli effetti collettivi della droga allucinogena. Nel giro di poco, arte, cultura e musica psichedelica esplodono a San Francisco prima e in tutto il mondo poi. E, le stravaganti idee di Ken Kesey, fanno proseliti: Janis Joplin fa dipingere la sua Porsche 356c cabrio dall’amico pittore Dave Richards, John Lennon fa lo stesso con la sua Rolls Royce Phantom V, chiamando un gruppo di artisti tzigani dei quali ammirava un carretto “psichedelico” e anche George Harrison non è da meno: la sua Mini Cooper S del 1966 viene decorata ispirandosi all’arte tantrica.

Milano, estate del 2014
60 anni dopo, un critico musicale e un pittore, ripercorrono le gesta di Kesey, dei suoi amici Prankster ma soprattutto fanno un grande omaggio all’arte psichedelica e alla cultura rock. Ispirandosi alla Porsche di Janis Joplin (di cui ispezionano e fotografono una copia esposta al museo di Port Arthur, Texas) acquistano una VW New Beetle  cabrio e iniziano la loro opera d’arte. Dipinta a mano, con smalti all’acquaragia, la loro “Maggiolina hippie” (originariamente rossa) comincia pian piano a rinascere. Per prima cosa il cofano, una “citazione” del disegno indiano che compare sul davanti della Porsche appartenuta a Janis Joplin. Poi, gli stessi motivi psichedelici che ne ornano la fiancata sinistra vengono adattati a un lato della VW. Quindi, l’idea base: l’auto deve celebrare quattro grandi icone del rock.
Vengono scelti i quattro soggetti principali del “famigerato club della J27”, quello formato da musicisti accomunati da due caratteristiche: avere una J nel nome ed essere morti a 27 anni.
E così, sul lato sinistro c’è il ritratto di Brian Jones, sul destro quello di Jim Morrison e sul retro, affiancati, i volti di Jimi Hendrix e Janis Joplin.


Ma non è finita: un enorme simbolo della pace (lato sinistro) è attraversato dallo spartito di All You Need Is Love mentre (lato destro) una grande onda sembra travolgere l’effige del cantante dei Doors, che poggia sul lembo di una bandiera americana. In più, decine di particolari, centinaia di minuscoli dettagli rendono l’automobile un’opera d’arte da scoprire giorno dopo giorno.
Ora però è completa: Lilli, la maggiolina hippie, è pronta a percorrere le strade del rock …

I papà della “Maggiolina hippie”

EZIO GUAITAMACCHI
Milanese e milanista, viaggiatore e tennista, Ezio nella vita fa tante cose divertenti: è giornalista musicale, autore e conduttore radio/tv, scrittore, musicista, docente e performer. Quando non dirige JAM, non trasmette sulle onde di LifeGate, non insegna al CPM, non scrive un saggio sul rock o la rubrica “Dark Side” su XL, non è sul palco o davanti a una telecamera a raccontare i suoi “RockFiles”, legge gialli e biografie di rockstar, guarda Fox Crime o i documentari di History Channel.
Ha pubblicato una quindicina di saggi sul rock tra cui “1000 canzoni che ci hanno cambiato la vita” (Rizzoli), “Figli dei fiori figli di Satana” (Arcana),  “100 dischi ideali per capire il rock” (Editori Riuniti), “Delitti Rock” (Arcana) e “RockFiles – 500 storie che hanno fatto storia” (Arcana). Dopo i DELITTI ROCK ritorna sulla scena del crimine: “PSYCHO KILLER – Omicidi in Fa maggiore” (Ultra) è il suo primo “rock thriller”.

CARLO MONTANA
Carlo è un pittore. Pittore per istinto, per necessità vitale, per volontà, per mestiere, per
angoscia. La pittura ha dominato la sua vita.
La scoperta della vocazione è precoce: ha soddisfatto gli studi al liceo artistico di Brera, affinando poi nel tempo il proprio bagaglio tecnico. Lavora assecondando le sue stagioni, in modo esplosivo o per nulla, com'è del tutto naturale in questo mestiere.
Il rock è la sua passione, ma anche rifugio e ossessione.
Sul palco, con Ezio Guaitamacchi, da dieci anni ritrae grandi artisti che, spesso, si ritrova al suo fianco: da Vecchioni, Branduardi, Agnelli, Turci, Fortis, Donà alle grandi icone  del rock come Dylan, Springsteen, Lennon, Jagger, Cobain.
Il critico d’arte Alberto Belotti, descrivendolo come “l’irregolare elogio del dubbio” ha detto che “la sua pittura è strumento e non fine, impregnata di una ipersensibilità deflagrante nei suoi assunti”.


giovedì 25 settembre 2014

Un barlume di speranza...



Se dovessi dare un giudizio del rapporto esistente tra il mondo giovanile e le arti in genere, basato sulla mia percezione, sulle esperienze che vivo quotidianamente, non potrei di certo dipingere la tela con colori vivaci, e la constatazione che esistono eccezioni non è gratificante, perché tali “anomalie” non sono numericamente significative. Credo che la tecnologia con cui abbiamo a che fare sia un raccoglitore di elementi dalla tendenza opposta, una sorta di bilanciere su cui si dividono i dare/avere, ma non mi è ancora chiaro se esista alla fine un corretto equilibrio, e solo il tempo potrà regalarci, forse, la verità. Tutta questa filosofia spicciola per dire che quando mi imbatto, più o meno casualmente, in una delle eccezione a cui accennavo, mi illumino internamente, e se ne avessi la possibilità farei entrare in ogni casa un progetto come quello che sto per raccontare.
Pregevole l’intento, grande il risultato e sorprendente l’età dei protagonisti, e tutto questo rappresenta una pennellata di “verde speranza” da rovesciare su quella tela immaginaria che utilizzo per abbinare colori a stati d’animo.
Riccardo Galli, di Lugano, mi ha raccontato questa storia, dopo mia sollecitazione innescata dalla visione del video a fine articolo.



La RBL production nasce nel gennaio del 2014, quando io (17 anni), e il mio socio Davide Marangoni (21 anni), ci siamo trovati per mettere insieme le nostre diverse esperienze: io nell'ambito del videomaking, in quanto era già da un anno che caricavo video su youtube, mentre lui nell'ambito della recitazione, dal momento che recita in una compagnia professionale ed è il direttore tecnico del teatro "Il Cortile", di Viganello.
Così abbiamo fondato la RBL che sta per "Read Between the Lines", ovvero "Leggi tra le righe". Questo perché a noi piace andare oltre l'interpretazione superficiale delle cose, ci piace nascondere nei nostri video alcuni dettagli che ai più non sono chiari, ma appunto leggendo tra le righe si possono interpretare in vari modi. Questo si può valutare anche nei nostri confronti, siamo giovani all'apparenza, ma diamo sempre il massimo di noi stessi lavorando in maniera seria, professionale e soprattutto con tanta passione.
Ed è proprio la passione che ci ha portato a progettare cortometraggi (dalla sceneggiatura ai casting, dall'organizzazione delle riprese alla post produzione), realizzare video promozionali e videoclip.
Grazie alla mia attività da videomaker Marco Barzaghini, il presidente dell'associazione AMTIBU (Amici Ticino per il Burundi), ha visto il mio operato, e si è interessato alla mia passione. Dunque gli ho raccontato della RBL production, lui ci ha quindi affidato il progetto di creare un video che lanciasse l'ottava stagione di attività dell'associazione, ma che fosse allo stesso tempo un videoclip per il gruppo "Eleonore Quartet".
Io e Davide ci siamo quindi messi a tavolino per discutere riguardo a come potevamo trasmettere questo concetto. Abbiamo quindi pensato all'idea del "viaggio", infatti ogni membro del gruppo intraprende un percorso verso la speranza, inizialmente da soli: infatti nei momenti di solitudine è tutto in bianco e nero, per sottolineare il fatto che quando ognuno pensa per sé il mondo non potrà mai migliorare, ma quando i membri del gruppo si incontrano tutti insieme il colore aumenta fino a diventare molto acceso. Il tutto viene intervallato dal gruppo che suona, e ogni membro si ricorda del suo viaggio, a mò di flashback. Inoltre vi sono immagini del Burundi tra questi intervalli, immagini che progressivamente diventano sempre più colorate e le persone più felici.

Questo è stato il lavoro svolto sul videoclip: AMTIBU - Eleonore Quartet "Dove"



mercoledì 24 settembre 2014

Airportman-"David"


Da alcuni anni racconto periodicamente l’evoluzione di Airportman, e sono indeciso se sia la cosa più difficile da fare o, al contrario, la più semplice.
Non sempre parlo di chi conosco personalmente… un commento musicale non richiede altro che un po’ di attenzione, equilibrio e sensibilità, perché ciò che viene richiesto/fornito è giusto un’opinione, da semplice fan o da pseudo esperto. Certo è che il contatto diretto facilita sempre le cose e permette di trovare chiavi di lettura che in altro modo non arriverebbero.
Ho incontrato la band nella loro terra, nel cuneese, dopo una loro rivisitazione radicale di “Behind Blue Eyes” degli Who, all’interno di un contenitore ideato a scopo benefico. L’incontro a domicilio, il profumo della loro terra e del loro modo di vivere la Musica, mi permette di contestualizzare ogni loro lavoro, e collegare il minimalismo imperante alla sostanza, all’essenza, all’ultimo stato evolutivo del “Toro di Picasso”, che iniziando dall’estrema complessità raggiungeva alla fine, dopo libere progressioni, il nocciolo, il significato, il fondamento da cui partire o a cui arrivare: questione di prospettiva.
Ritorno alle righe iniziali: l’apparente semplicità contrasta con una filosofia espressiva che va raccontata, e meglio sarà se ciò avviene attraverso l’intervento dei diretti interessati, perché… tutto quanto emerge nell’intervista a seguire non aveva altro canale da cui fluire per testimoniare l’oggettività.
La Musica, forse, non va spiegata, e alla fine ha poca importanza per l’ascoltatore sapere che un album strumentale - David -  tratta di un suicidio; forse le atmosfere cupe e rarefatte possono portare verso altri pensieri, in un gioco interattivo che è parte del progetto, ma il tratto greve conduce in ogni caso ad uno stato di tensione che risulta, giustamente, condizionante.
Airportman disegna "David" come “irritante e fastidioso”, se ascoltato in modo sommario, uno di quegli album, aggiungo io, a cui si rischia di non dare una seconda chance, senza un minimo di preparazione all’ascolto, o senza conoscere il modus operandi di questo gruppo un po’ anomalo.
Alla base una grande libertà di azione, sei momenti in cui ogni elemento esprime sé stesso in modo autonomo e sganciato dall’esigenza di gruppo. Ma gli episodi si riuniscono e si fondono grazie ad un magistrale lavoro in fase di mixaggio, e ciò che ne emerge dal continuo gioco dei ruoli determina l’omogeneità che parrebbe un’utopia, viste le premesse esecutive.
L’artwork e le parti scritte, contenute nel booklet allegato, seguono la stessa logica e sono elementi necessari per arrivare ad una buona comprensione di un’idea di Musica completamente innovativa, fatta di ricerca, sperimentazione, coraggio, assoluto disinteresse per i meccanismi di mercato a favore della coerenza, che fa sì che la qualità, i principi e il credo personale, aiutino a mantenere le coordinate scelte per raggiungere l’obiettivo.
Non un album facile… un album da ascoltare!



L’INTERVISTA

Vi ho lasciato poco più di un anno fa con l’album “Modern”: che cosa vi è accaduto di significativo in un anno e mezzo di vicende musicali?

In realtà quello che accade sempre quando nasce qualcosa di nuovo... e per noi è sempre lo sperimentare qualcosa di diverso, qualcosa che ci restituisca qualche nuova sensazione, qualche nuovo sentimento, e “David” corrisponde  a questa ricerca. Nel frattempo Stefano (Giaccone ) è tornato in Inghilterra e quindi anche i live di “Modern” si sono interrotti, e noi ci siamo riappropriati dei nostri spazi.

”David” è il vostro ultimo disco, da poco uscito: potete sintetizzare i concetti racchiusi nel nuovo lavoro?

David” è una materia sonora strana, non so dare giuste indicazioni per rappresentarlo, è certamente il risultato di un collettivo lasciato a briglie sciolte. L’idea è stata quella di dare spazio ad ognuno di noi in modo assolutamente libero, senza troppe indicazioni, in modo che venisse fuori la parte più intima di ognuno di noi. L’idea musicale ruota intorno a sei momenti di base sui quali ognuno di noi ha inserito il proprio intervento con il proprio strumento in assoluta libertà ed in momenti separati, in piena solitudine, in presa diretta per tutta la durata del disco, in modo da poter registrare una parte irripetibile ma assolutamente rappresentativa di se stesso. Poi, grazie a Pol (Paolo Bergese) ed alla sua bravura nel mix è scaturito quello che si sente, ma che è ovviamente il frutto di un  successivo mix che ha, di volta in volta, evidenziato come parti solistiche parti che erano state suonate come accompagnamento e viceversa, creando un cortocircuito sonoro che ben rappresenta lo stato d’animo del collettivo.  

Seppur minimalista il contenitore fisico racchiude un booklet che disegna e racconta l’album: come ci si può avvicinare alla comprensione totale del lavoro con il solo ascolto - magari in rete - di trame strumentali? La diversa percezione e interpretazione della proposta fa parte del gioco interattivo?

La parte testuale e grafica è stata ideata con lo stesso principio della parte musicale. E’ stata scritta in primo luogo la scena ove si svolge l’azione che ha come protagonista David, ma ognuno di noi ha potuto inserire parti personali che interagiscono con la storia principale, in modo da dare alla parte testuale le stesse caratteristiche adottate per la parte musicale. La grafica è stato il regalo di Chiara (Chiara Dattola), bravissima illustratrice, che a suo modo è diventata membro degli Airportman, perché con lo stesso principio ha inserito il suo contributo, raffigurando l’idea di David. Ovviamente il tutto è avvolto da un respiro tenebroso, i toni sono gravi e cupi, ed in generale ne esce un atmosfera angosciante. Ma la storia di David è la storia di un suicidio ed il tema ha ovviamente caratterizzato tutto il mood.
“David”, come tu dici, è stato realizzato lasciando spazio all’improvvisazione: è perfettamente riproponibile dal vivo?
Guarda, appena riascoltato ci siamo detti che era praticamente impossibile riproporlo dal vivo; ma in realtà è semplicemente perché doveva essere riassorbito da ognuno di noi in maniera diversa da come ognuno di noi aveva suonato nei takes. Il risultato live, che abbiamo testato qualche giorno fa al “Tago Mago Festival”, racchiude l’essenza del disco con qualche impennata sonora più marcata, ma direi che risulta assolutamente suonabile, semmai ci sarà qualcuno che lo vuole ascoltare dal vivo…

Mi dite qualcosa dell’artwork?

Come ti dicevo prima la grafica è stata un enorme regalo di Chiara; le abbiamo inviato il testo e il provino del disco e le abbiamo chiesto di interpretare a sua libera ispirazione il lavoro. Conoscevamo ed apprezzavamo il tuo tocco grafico, ma ritengo che le tavole che ci ha regalato sono magnifiche, in piena sintonia con l’atmosfera del disco.

Che cosa rappresenta “David” all’interno del vostro percorso globale?

Una nuova ricerca, una via di fuga, uno spiraglio di luce, seppur nascosta, in una proposta musicale generale piatta e conformata. Non pretendiamo che “David” apra nuove porte musicali, ma lo spirito di sperimentare nuovi modo di concepire la musica, nuovi canoni di ricerca, seppur con un risultato ostico ai più, ci rende orgogliosi di quanto fatto. Penso che “David” sia un lavoro viscerale che non ha compromessi, non puoi dargli un ascolto sommario, in quel modo è irritante e fastidioso, ma con il dovuto tempo ed attenzione allora ti può trasportare in luoghi diversi da questa realtà.

Non sono molto bravo nel decodificare le etichette: cosa significa essere una band di Post-rock, termine che viene associato alla vostra musica?

Non so cosa voglia dire post-rock, noi siamo una band rock a nostro modo di vedere; non pensiamo di avere nulla di post; capisco che  dire che gli Airportman siano una band post-rock renda più facile individuare il nostro suono (mogwai, sigur ros, silver mt. zion, etc..),  ma quello che mi piace sia detto di noi è che siamo una band di ricerca.

Troppo presto per parlare di progetti futuri?

Davvero troppo presto. Unica cosa, abbiamo fatto dal vivo, in un paio di occasioni, una suite musicale inedita dedicata a Violeta Parra.

martedì 23 settembre 2014

BANCO FACTORY: comunicato ufficiale



BANCO DEL MUTUO SOCCORSO

UN'IDEA CHE NON PUOI FERMARE

DOPO SETTE MESI DI SILENZIO

“Quando la musica ha un'anima vera scavalca tempi e momenti” (inviata da un fan il 22 febbraio 2014, h 3.14 all'indomani della scomparsa di Francesco Di Giacomo voce storica della band).
Il Banco torna ad incontrare i media dopo sette mesi di silenzio. Il tempo necessario per uscire dalla dimensione più intima del dolore ed essere pronti a rilasciare le prime dichiarazioni ufficiali attese da migliaia di fans e lo fa in occasione della pubblicazione di un nuovo lavoro, ideato e diretto da Vittorio Nocenzi, in doppio CD e triplo vinile:

“UN'IDEA CHE NON PUOI FERMARE”

Più che un disco, questa è un'opera che da una parte vuole essere tributo, dall'altra pietra miliare di un cammino nuovo. “Un'idea che non puoi fermare” dice con forza che il Banco non può non esserci. Anzi, la band romana “rilancia” la propria sfida con 50 minuti di registrazioni inedite, innovative, fuori dagli schemi e 18 brani live tra i più coinvolgenti del suo ricchissimo repertorio. Il brindisi più alto che si poteva dedicare ad un artista come Francesco Di Giacomo: far proseguire a vivere il suo talento, non solo attraverso il canto, ma soprattutto attraverso i suoi versi. Tutto ciò è sintetizzato in queste nuove tracce, i cui protagonisti sono:
- il nucleo storico del Banco Vittorio Nocenzi, Francesco Di Giacomo, Rodolfo Maltese;
-i musicisti che ne accompagnano da anni le performance live Tiziano Ricci, Filippo Marcheggiani, Maurizio Masi, Alessandro Papotto, oltre a Nicola Di Già e al primo batterista del Bms, Pierluigi Calderoni;
-alcuni tra i più importanti attori italiani: Giuseppe Cederna, Giuliana De Sio, Alessandro Haber, Valerio Mastandrea, Moni Ovadia, Rocco Papaleo, Toni Servillo, Franca Valeri.
Il Banco del mutuo soccorso non è mai stato semplicemente una rock band, ma piuttosto un'idea, l'idea di pensare la musica come “arte totale”, quando il suono diventa immagine, le parole si trasformano in note, il gesto diventa scena. E questa idea non si vuole fermare. Non si può fermare. Vittorio Nocenzi ha così concepito un'opera che travalica la raccolta di repertorio e ne fa alchimia di sintesi tra rock, avanguardia, teatro classico, divertissement, recital, canzone, minimalismo, progressive, sceneggiatura cinematografica, improvvisazione, performance live e tanto, tantissimo altro.
Una scatola piena di musica da vedere e di immagini da ascoltare. E ce n'è anche per gli audiofili: queste impeccabili registrazioni vanno ascoltate a volume sostenuto per apprezzarne gli accuratissimi missaggi e il mastering eseguito senza l'utilizzo di compressori e limitatori, lasciando ai suoni dinamiche ampie e frequenze originali.
“Un'idea che non puoi fermare” è prodotto da Giancarlo Amendola per la KONING Tour Edizioni musicali e Produzioni discografiche s.r.l., su licenza SONY Music Entertainment s.p.a..

LA BANCO FACTORY

La sintesi del futuro del Banco del mutuo soccorso si chiama Banco Factory, officina creativa di talenti a sostegno di una visione artistica globale. Da anni impegnato nel coinvolgere i giovani in progetti artistici ad ampio respiro, Vittorio accarezzava l'idea da tempo. Oggi la Banco Factory è realtà: nuovo incubatore di creatività, sbocco di idee che nascono dal pensiero incontaminato e libero. Co-fondata e diretta da Mario Valerio Nocenzi, la Factory ha già iniziato a fornire la sua linfa innovativa a partire dagli spunti di ambientazione per le musiche inedite dei recitati e dall'individuazione dei migliori interpreti per dar voce ai testi di Di Giacomo. Inoltre ha attivato la gestione dinamica dei canali web (youtube, la pagina ufficiale di facebook, istagram, twitter) come spazio vitale di confronto e di condivisione della band con il pubblico e ha realizzato nuovi preziosi contributi video che, a partire da oggi, sono disponibili sul canale youtube del Banco. Ed è solo l'inizio.

LA NUOVA OPERA INEDITA: “ORLANDO”

9 Gennaio 2014, Genzano di Roma. Michelangelo, il figlio più giovane di Vittorio, invita Francesco per fargli ascoltare sue musiche inedite ispirate all'Orlando furioso. Francesco, dopo aver ascoltato i brani, gli risponde:- Ah pisché, so' pezzi forti... mo' però nun te montà la testa!-. Si gira e dice a Vittorio: - Questo deve essere il prossimo lavoro del Banco. -
La scomparsa di Francesco ha dato alla Factory una determinazione straordinaria a proseguire quel cammino, un'urgenza comunicativa e contagiosa. E nell'”Orlando” essa apporterà tutto il suo contributo creativo. Sotto la direzione artistica di Vittorio, inizierà a breve una intensa selezione delle voci legate a ciascun personaggio dell'opera, indispensabile per raccontare gli amori, gli eroismi, l'ironia del mito ariostesco. Quarant'anni dopo il primo volo dell'Ipprogrifo nel “Salvadanaio” (1972), “Orlando” sarà il nuovo grande lavoro del Banco dove passato e futuro batteranno lo stesso tempo.

I PROSSIMI CONCERTI

I concerti che il Banco porterà in scena nel 2014 saranno davvero occasioni “speciali”. Sul palco sarà eseguito il repertorio classico del Bms in una formula inusuale ma estremamente coinvolgente laddove, in assenza del canto, energia e poesia, rock e parole si fonderanno in un'unica dimensione. Infatti ai brani strumentali si alternerà la recitazione dei testi di “Un'idea che non puoi fermare”, per dare vita a più di due ore intense di musica e versi. Alla formazione live storica del Banco, si aggiungeranno altri musicisti che amplieranno il già potente organico della band, in un intreccio di chiaroscuri fra brani di dirompente ritmicità e melodie liriche ed evocative. Successivamente, nel 2015, le voci dei personaggi di “Orlando” seguiranno le peregrinazioni live della band romana. E insieme a loro i concerti si arricchiranno di ulteriori sonorità e suggestioni. Un organico variabile intorno al nucleo della band storica. Un palcoscenico dove vocalità e strumenti fonderanno insieme i brani mitici e quelli futuri del Banco del mutuo soccorso. Così ogni tappa live diventerà davvero un evento unico. E c'è da scommettere che, con queste premesse il percorso sarà ancora molto lungo.