sabato 31 maggio 2014

Scambio di battute con Mara Maionchi


Il FIM, la Fiera Internazionale della Musica andata in scena una paio di settimane fa, mi ha permesso di realizzare nuovi incontri legati al mondo della musica; anime agli inizi di un percorso, altre molto conosciute, ma tutte legate tra loro da un filo invisibile e allo stesso tempo tangibile,  denominato “passione”.
La giornata del Sabato, quella in cui era presente l’Associazione Muovi La Musica, ho passato un paio d’ore con alcuni attori importanti della scena musicale italiana, che hanno interagito sotto la Direzione Artistica di SimonLuca. Tra i tanti, il volto più famoso era quello di Mara Maionchi, molto gettonata da chi passava nei pressi del gruppone.
Superconosciuta, inutile sottolinearlo, ma ascoltarla nel corso del workshop mi ha permesso di creare un’immagine più… ravvicinata seppur limitata, essendo legata all’impatto; ma lontano dai riflettori non ci sono condizionamenti di alcun genere.
Esposizione sintetica la sua, condita di ovvio know how e ironia. Realistica, cruda, senza particolare cura per gli aspetti formali, ma focalizzata piuttosto sulla sostanza, Mara concludeva con parole che, a mio giudizio mal celavano una punta di amarezza legata al tempo passato.
Pure impressioni, in qualche modo confermate dallo scambio di battute a seguire, asciutto ed essenziale, come mi pare sia tipico del personaggio.
Dopo l’intervista realizzata col marito, Alberto Salerno - presto su MAT2020 - ecco il pensiero di Mara.

L'INTERVISTA

Vorrei partire da una domanda fatta anche ad Alberto, riferita alla situazione musicale italiana: siamo in presenza di mancanza di talenti o di opportunità? O cos’altro?

La mancanza di talenti in generale, e l’inadeguatezza del mood mondiale.

Nel corso della conferenza del FIM hai sottolineato come la situazione americana sia un po’ diversa, migliore rispetto alla nostra: quali sono le maggiori differenze? Cosa si potrebbe fare per colmare il gap?

Il bacino artistico; in USA si comprano ancora molto i CD, e poi loro hanno il mondo e noi … no!

Come potresti spiegare l’evoluzione del tuo mestiere - e quindi della gestione generale della Musica - dai tuoi inizi ad oggi?

Ci vorrebbe un romanzo, è un mondo completamente diverso.

Con qualunque artista io mi intrattenga a parlare della Musica del passato, alla fine spunta sempre il tuo nome, dietro a innumerevoli progetti trasversali. Ma è con la televisione che il tuo volto è diventato famoso: ti è servito apparire o la piena visibilità ha avuto risvolti negativi?

Non ha avuto alcun risvolto negativo e non ha influito sul mio lavoro di discografica.

Nella mia lunga e allargata esperienza professionale (non musicale, purtroppo), non sono mai riuscito a vedere, se non occasionalmente, il genere femminile con ruoli di responsabilità: come hai fatto ad emergere in tempi lontani, e quindi ancor più difficili?

Allora c’erano già delle donne con delle responsabilità professionali; personalmente non ho avuto alcuna difficoltà a inserirmi nell’ambiente della Musica.

Ho visto pochi giorni fa Alessandra Drusian, che ha vinto Sanremo, non superare il test di “The Voice”: Battisti, Dylan, Young… supererebbero oggi il test dei Talent?

Io penso che con le loro caratteristiche avrebbero sicuramente superato il test.

La tua conclusione alla conferenza del FIM sembrava contenesse una sorta di  passaggio di consegne che mi sembrano premature: c’è qualcosa che vorresti realizzare, un obiettivo stimolante che non hai ancora raggiunto?

Mi piacerebbe ritrovare un artista di talento, che vendesse un po’ di dischi… sarebbe una grande soddisfazione!

Esiste qualche cosa del tuo percorso professionale che cambieresti, potendo, perché a posteriori giudichi negativo?

Mi sono accettata da tanti anni, e difficilmente rimpiango qualcosa, anche perché ho la consapevolezza dell’errore.

Mi racconti un incontro musicale emozionante, e uno che… avresti evitato volentieri?

Quello con Gianna Nannini, alla Numero Uno; lo ricordo molto emozionante perché la ragazza di allora aveva davvero qualcosa in più e di diverso. Quello da evitare… a pensarci bene non esiste.

Concludiamo con lo sguardo verso il futuro; ho visto attorno a te, al FIM, tanto entusiasmo e, probabilmente, qualche speranza più o meno fondata di farsi conoscere: esistono possibilità concrete che, chi è dotato di talento, potrà far coincidere lavoro e passione? Hai qualche consiglio da dare?


Senza la passione e l’intelligenza il talento non può crescere. Il mio consiglio è quello di lavorare tanto senza aspettarsi nulla, perché l’obiettivo richiede molti sacrifici, come in qualsiasi lavoro, se si vuole puntare in alto.