domenica 31 marzo 2013

I Betters in concerto...

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Venerdì 5 aprile Betters live


Piazza Matteotti 11 r, 16123 Genova

I Betters nascono nel 2010 come progetto acoustic-live estivo, ma è dal 2011 che la band trova la propria strada nella composizione di brani originali con sonorità maggiormente elettriche e rock'n'roll.
Nel giro di pochissimo tempo vengono arrangiate e composte decine di composizioni e la band è subito pronta per esibirsi dal vivo.
Nel marzo 2012 viene inciso il primo singolo della band "Marta"/ "Sveglio alle 6".
A dicembre la band registra “In Macchina”, nuovo singolo che esce con il relativo videoclip il 14 marzo 2013. Attualmente la band è impegnata nell'attività live e di composizione di nuove tracce. La registrazione dell'album è prevista entro il dicembre 2013
I Betters sono: Matteo "Matt" Scotolati (Voce), Riccardo "Richi" Marinucci (Chitarra), Agostino "Ago" Scotto (Chitarra), Matteo "Frume" Frumento (Basso), Simone "Simi Live" Brunzu (Batteria).


sabato 30 marzo 2013

Il malinteso, di Botti e J.Roncea


Presento oggi  un estratto dello spettacolo "Il malinteso", di Enrico Botti e Nicolas J.Roncea, ispirato dall' omonimo romanzo di Enrico Botti (Edizioni L'erudita 2013), 
registrato al Drp Studio di Montà, con immagini di Daniele Ferrero (filmaking farm).


venerdì 29 marzo 2013

Tanti auguri John Evan


Ha compiuto ieri  65 anni anni John Spencer Evans (in arte John Evan), nato a Blackpool il 28 marzo del 1948. Tastierista britannico, fu importante membro dei Jethro Tull, dal 1970 al 1980, contribuendo alla realizzazione di ben dieci album, oltre all'antologia “Living in the Past” e i live “Bursting Out” e “Live at Madison Square 1978”.
Fu grazie alla madre insegnante di pianoforte se Evan si avvicinò a questo strumento. Nondimeno decise di offrirsi inizialmente come batterista per poter formare la sua prima band chiamata “The Blades”, insieme a Jeffrey Hammond Hammond (futuro membro dei Jethro), e ad un certo Hipgrave, un ragazzo più vecchio. In seguito all'ingresso di nuovi membri (come Ian Anderson e Glenn Cornick) e all'abbandono di Hipgrave, il gruppo fu ribattezzato come “The John Evan Band”. Fu in questa occasione che John Evan decise di eliminare la “S” dal suo cognome su consiglio di Hammond per il semplice fatto che “The John Evan Band” suonava meglio rispetto a “The John Evans Band”. Nel 1968 Evan dovette abbandonare la band per i suoi studi e fu così che la stessa fu sciolta. Ciononostante Anderson e Cornick rimasero, e da loro nacquero i Jethro Tull di cui Evan "tornerà" a far parte due anni dopo, nel 1970. Nel 1980 abbandonerà il gruppo insieme a David Palmer per formare i Tallis, con cui ebbe però scarso successo.

http://www.j-tull.com/musicians/pastmembers/johnevan.html


(tratto da wikipedia)


Evan si è ritirato presto dalle scene e vive in Australia.

Frequenti le sue visite in Italia, dove partecipa spesso a gare amatoriali di ciclismo.


giovedì 28 marzo 2013

Sursumcorda-Musica D'acqua


L’acqua nella pozzanghera riflette un viso… un pensieroun cuore...”. E mi fermo qui.
Non è una frase scritta da qualche premio nobel per la letteratura, ma da una persona “normale”, come ce ne sono tante, capace di osservare e tramutare un dettaglio del quotidiano in pensiero profondo. Sono passati trentatré anni e ancora la ricordo quindi…
Cosa c’entra tutto questo con “Musica d’Acqua” e con i Sursumcorda? Basta l’argomento “acqua” per fare accostamenti apparentemente azzardati?
Più che "l’oggetto" vale il processo formativo, quella capacità che molti uomini e donne hanno, nel campo delle arti più disparate, di trasformare un attimo personale di vita vissuta in qualcosa di tangibile che resterà per sempre, e non serve il grande evento per mettere in moto il meccanismo, basterà un viaggio, un rapporto umano, una particolare situazione meteorologica e la scintilla scoccherà, guidando l’azione verso la via dell’eternità.
I Sursumcorda rappresentano l’esemplificazione di questo concetto, un ensemble musicale capace di creare un micro universo dal nulla, sintetizzando cultura e fatica in una musica che racconta e lancia messaggi, anche quando l’espressione è meramente strumentale, come accade in questa occasione.
Inutile elencare la serie di mostrine appese al petto, probabilmente poche in relazione al valore reale del gruppo, ma l’intervista a seguire può aiutare nel comprendere meglio una storia impossibile da ignorare.
Undici tracce che comprendono inediti ed estratti di ciò che già esisteva, con un comune denominatore, l’acqua, elemento capace di riempire spazi in ogni situazione, adattandosi al mondo circostante, infilandosi in ogni possibile via di fuga, trasportando se stesso e gli altri, favorendo la vita e provocando, a volte, la morte.
E questo percorso, a volte non pianificato nei dettagli, conduce questi artisti in giro per il mondo, in un viaggio perenne che profuma di etnia, di Oriente, e di sorpresa continua.
Tecnicamente perfetti, i Sursumcorda hanno una importante peculiarità, quella di coinvolgere l’ascoltatore facendolo diventare protagonista, prendendolo per mano per condurlo su di una carrozza itinerante, riducendo e dilatando spazio e tempo, così come si è soliti fare quando si è coinvolti in sogni involontari. Ma la musica proposta non è impalpabile, perché quando ti entra dentro non ti abbandona più, diventando un punto di riferimento per momenti futuri, sereni o poco felici, ma in ogni caso significativi.
“… l'effetto di una goccia d'inchiostro in un mare limpido…”: questa una delle immagini che propongono commentando un loro brano, un’ azione banale con forte impatto visivo che porta al caos, al disordine incontenibile, a cui alla fine si trova sempre soluzione.
Anche questa volta sono rimasto profondamente colpito dalla loro musica, e ancora una volta sarà mio compito diffonderla con tutti i mezzi disponibili… tutti devono sapere!




L’INTERVISTA

E’ passato giusto un anno da quando vi ho scoperto e… interrogato. Ci eravamo lasciati con l’annuncio dell’uscita imminente di un album strumentale. Raccontatemi qualcosa di questo “Musica d’Acqua”.

E' un disco che raccoglie molte idee, estratti di colonne sonore che nel corso di un anno e mezzo ci hanno dato lavoro e molte soddisfazioni. Abbiamo rielaborato il tutto con coerenza sia dal lato dello stile che da quello del suono, per il quale abbiamo come sempre dedicato una cura “maniacale”: tutto il disco è suonato, senza samplers. Rispetto al passato abbiamo solo inserito in più alcuni sintetizzatori di ultima generazione. Anche questo disco è, come i precedenti, una sorta di “viaggio musicale” che tende un po' ad oriente. 

Possiamo stabilire il legame concettuale, se esiste, tra le undici tracce che compongono l’album?

Il concept è l'acqua, a sottolineare l'adattabilità del nostro stile. L'immagine è un solido immerso in un liquido, mentre la musica, nata per le immagini, ha lo scopo di esaltarne le forme. “Musica d'acqua” è anche un percorso che, come il mare, tocca molti continenti.

All’interno del disco c’è un lavoro che raccoglie un discreto spazio temporale, e anche il mix dei brani è suddiviso tra inediti e rielaborazione di esistenti, utilizzati per passaggi cinematografici o spot televisivi. Si può considerare una sorta di riassunto di un periodo di vita gratificante?

Sicuramente si. Alla fine di un tour di 40 concerti e dopo aver vinto due premi come migliore colonna sonora a Raccorti sociali 2011 e a Corto d'autore 2012 con “Francesco e Bjorn” di Fausto Caviglia, non potevamo non cristallizzare in un disco quanto di buono era successo, nel contempo abbiamo inserito potenziali colonne sonore per lavori futuri, allo scopo di dare un senso di continuità, di movimento.

Leggendo la lista degli strumenti utilizzati si arriva a nomi poco usuali, ma colpisce la “Scatola dell’Ikea”, cui avete dedicato un brano. Provocazione o scoperta inaspettata?

Questo brano è stato composto su misura per uno spot a tema sociale creato in un seminario organizzato da Cesvot, Aiart e da Cosma Ognissanti, nel quale ho lavorato assieme ai Sursumcorda come docente. Nello spot una ragazza estrae degli oggetti da una scatola di cartone, quindi ne abbiamo preso una che suonasse bene, tra le molte possibilità la scelta è ricaduta su quella a marchio Ikea. A quel punto abbiamo cucito il brano intorno alla scatola che è diventato un vero e proprio strumento portante, esaltando così il messaggio dello spot. 

Chiedo spesso ai miei interlocutori occasionali se il mancato utilizzo delle liriche riduca la possibilità di inviare messaggi precisi: le risposte sono le più varie possibili. Che cosa propone, negli intenti, il vostro “Musica d’Acqua”?

E' fuori dubbio che una canzone riesca a trasmettere un messaggio in modo più diretto e comprensibile, consentendo di arrivare immediatamente alle sfumature concettuali più sottili. Trasmettere con la sola musica è diverso: lascia spazio interpretativo maggiore all'ascoltatore, la sfumatura si può cogliere quando la musica si ascolta associata ad un'immagine definita. In Musica d'acqua c'è di tutto, ciò che è nato dalle immagini e ciò che può creare immagini nella mente di chi ascolta.

La lettura dei titoli dei brani induce al collegamento con ciò che si sta per ascoltare, e il titolo “Red Floyd”, ad esempio, riconduce a significati apparentemente precisi. Mi ha però colpito il termine/brano “Entropia”, al quale associo in ogni contesto il concetto di “disordine”. Ci può essere ordine o disordine nel proporre musica come la vostra?

La fase creativa è sempre “entropica” o “ disordinata” se vogliamo, è una fase di scoperta che diventa intellegibile nel momento in cui si passa alla maturità e alla razionalità, in cui  è necessario rendere chiari i concetti e le emozioni che hanno concepito il brano. Il brano “Entropia” è l'effetto di una goccia d'inchiostro in un mare limpido. In “Red Floyd”, invece, giravano nel lettore i Pink Floyd: è stato il fenomeno fisico che quel giorno ha trasformato un sistema “stabile” in “entropico”, generando un brano che tendeva al rosso. Da qui il titolo.

Vi rifaccio la stessa domanda posta un anno fa (e andrò a confrontare le risposte!): “E ora aprite il vocabolario dei sogni musicali, e scrivete cosa trovate in corrispondenza della voce “da realizzare entro il 2015”.
E' un periodo di attese e di contropiedi, abbiamo seminato molto in questi anni e quindi in base ai segnali decideremo quale strada intraprendere con il massimo delle energie, come abbiamo sempre fatto. Seguire una strada alternativa è sempre rischioso, ma questa è la nostra indole, non possiamo farci niente, siamo pronti a tutto.



Bio Sursumcorda

Nati come buskers, decisi nel costruire un nuovo stile musicale che fonda le sue basi sull’interazione tra musica, cinema, arte e cultura, i Sursumcorda realizzano dal 2007 ad oggi sei dischi e più di dieci colonne sonore destinate a documentari, spot e piccoli film come grazie ai quali ottengono due premi come migliore colonna sonora a Raccorti sociali (Francesco e Bjorn di Fausto Caviglia) e a Corto d’autore (Amir di Jerry D’Avino).
Dopo un grande successo di pubblico e critica per il doppio album La porta dietro la cascata, i Sursumcorda si lanciano a capofitto nella realizzazione di un nuovo album. Musica d’acqua vede la luce nel marzo del 2013, dopo un tour di oltre 40 concerti in teatri, piazze, spazi culturali, espositivi e museali, conclusosi con un concerto in Piazza Castello a Torino per la festa del 25 aprile e un concerto nel prestigioso Piccolo Teatro di Milano, confermando grande flessibilità e novità nella proposta musicale e spettacolare.
Musica d’acqua
È un disco strumentale che contiene estratti di colonne sonore originali il cui filo conduttore è l’acqua. All’interno musiche estratte dalla colonna sonora del pluripremiato Francesco e Bjorn di Fausto Caviglia, insignito due volte come migliore colonna sonora, e di Amir, piccolo capolavoro cinematografico del regista Jerry D’Avino, attualmente in concorso al David di Donatello. Il disco nasce dall’interazione di 11 musicisti di estrazione musicale e culturale molto eterogenea, a ribadire lo stile che ha contraddistinto anche i precedenti lavori dei Sursumcorda.



mercoledì 27 marzo 2013

Orchestra Bailam e Compagnia di Canto Trallalero





Edmondo Romano presenta un nuovo progetto dell'Orchestra Bailam, formazione nella quale suona da molto tempo,  coinvolgente e dinamica; da venti anni lavora con ottimo successo, e ora insieme alla Compagnia di Canto Trallalero unisce la musica mediterranea a quella tradizionale genovese.
Il disco è uscito da pochi giorni per Felmay.



Galata è un progetto musicale che abbraccia il Medioriente e la tradizione del Trallalero,
un ponte ideale che unisce la città di oggi con il vecchio quartiere genovese
 di Costantinopoli, sul Corno doro, quando la Superba intrecciava rapporti e scambi in tutto il Mediterraneo ed il Mar Nero. E’ un viaggio immaginario nelle taverne, le fumerie, i Cafè aman, luoghi dincontro tra i Makam (scale modali mediorientali) e le melodie del magico cerchio del Trallalero. I ritmi e la musica risentono del profumo denso del Rebetiko e i testi in lingua genovese danno voce ad una Genova lontano da Genova, ad una lontananza dalle proprie radici.
L’Orchestra Bailam influenzata da quella multiculturalità turca, greca, persiana, armena, curda, araba, balcanica e rum, (europea) che caratterizza la cultura ottomana, traduce in musica il carattere maschile di Genova tramite la Compagnia di Canto Trallalero nella voce di Matteo Merli, di Paolo Sobrero e di Alberto Bergamini che si apre alla contaminazione mediorientale, voce e canto di questo progetto.
L’ORCHESTRA BAILAM seguendo la propria visione mediorientale è arrivata alle radici della tradizione popolare genovese insieme alla COMPAGNIA DI CANTO TRALLALERO, inventando un repertorio musicale che crea un nuovo territorio di poesia.
Nata nel 2012 la Compagnia di Canto Trallalero è la voce e il canto di questo progetto, che si apre alla contaminazione mediorientalemantenendo le sue radici nella tradizione genovese. Della Compagnia di Canto Trallalero fanno parte elementi scelti di varie Squadre tradizionali come 
La Squadra (ex Centro Storico), i Canterini Val Bisagno.


martedì 26 marzo 2013

Giacobs-La Rivoluzione della Domenica


Il cantautore genovese Giacobs esordisce  con l’album La Rivoluzione della Domenica.
Il termine “cantautore” rappresenta sin dagli inizi del suo utilizzo il simbolo dell’impegno, del messaggio che oltrepassa la musica con la funzione di far riflettere e smuovere le coscienze.
Nella sua essenza la parola individua colui che, dopo aver creato testo e musica di un brano, lo presenta personalmente.
Genova propone da lustri una vera e propria scuola cantautorale, e se da un lato viene naturale sentire lo spirito di appartenenza, l’inevitabile confronto con la storia può risultare impietoso, al di là dei meriti personali.
Ma Giacobs guarda oltre e parte col piede giusto, coadiuvato da persone del mestiere che, come si potrà leggere a seguire, lo supportano in fase di registrazione e produzione.
Però le idee e il modo di proporle hanno un’unica fonte, quella di un giovane artista che pare non badare molto agli esempi che lo circondano, che sicuramente provocano condizionamento inconscio, ma che non rappresentano linee guida da seguire.
Dieci le tracce, dieci le liriche che raccontano momenti di vita dove l’argomento “amore” è proposto sotto differenti sfaccettature.
Il racconto in musica del quotidiano e dei sentimenti base non è certo una grande novità, ma “La Rivoluzione della Domenica”, dopo il primo ascolto, ne richiama un altro, e un altro ancora. Ciò che colpisce è un sound che pare attraversare i tempi, con atmosfere da fine anni ’60 miste alla modernità degli arrangiamenti che, favoriti dalla tecnologia, riescono a presentare il ”vintage moderno”, paradosso nei termini, ma immagine che può aiutare a comprendere il concetto.
Giacobs pare arrivare sulla scena in punta di piedi, ma una volta sul pezzo dimostra tenacia, grinta e talento cristallino.
Un poeta, un narratore, un menestrello, un moderno autore e cantore dei nostri tempi… proviamo a leggere il suo pensiero, ad ascoltarlo e a seguirlo… potrebbe essere l’inizio di una bella storia di musica.



L’INTERVISTA


Come nasce in te la passione per la musica?
Nasce verso i 15 anni; mentre i miei coetanei ascoltavano le hit da discoteca, io scoprivo gli album di Fabrizio de Andrè, rimanendo "folgorato", soprattutto nello scoprire che la musica poteva essere usata come forma di comunicazione per trattare temi importanti e sociali.

Che tipo di cultura musicale hai alle spalle?
Ho fin da piccolo frequentato corsi di canto e chitarra, anche se molto onestamente ho sempre ritenuto che la scuola più importante sia rappresentata dal seguire l'istinto che spesso trova l'espressione migliore nell'imperfezione.

Che cosa ti è accaduto, musicalmente parlando, da quando hai iniziato questo difficile percorso?
Dici bene difficile percorso, soprattutto in questo momento di crisi dell'industria musicale dove far emergere cose nuove è diventata una vera impresa e imperversano i reality, tuttavia ritengo che il pubblico italiano, anche se spesso si dice il contrario, sia tra i più intelligenti e quindi alla lunga sappia scegliere tra quello che gli viene imposto e quello che è da andare a scoprire. Inoltre sono d'accordo con De Gregori che durante un'intervista, alla domanda quale fosse la differenza tra gli artisti della sua epoca e quelli dell'attuale, ha risposto dicendo che quelli della sua generazione  facevano musica per l'esigenza di farla senza porsi il problema di dover diventare per forza una superstar.

Genova e i cantautori. Quanto sei rimasto colpito dalle presenze cantautorali cittadine - importanti - e chi, tra i tanti, ti ha maggiormente influenzato?
Sicuramente Genova è stata ed è tuttora terra fertile per i cantautori; prima ho parlato forse del più grande, de Andrè, ma come non nominare artisti come ad esempio Tenco, Bindi, o Fossati, che hanno scritto pagine della canzone d'autore italiana! Tuttavia ritengo di appartenere ad una generazione di musicisti che cerca di guardare un po' più in la di quello che è stato un magnifico passato cercando l'originalità ed uno stile proprio.

Mi dici una caratteristica che potrebbe essere il “tuo marchio” distintivo?
Forse proprio il fatto di non avere un marchio preciso; nell'album "La rivoluzione della domenica" ci sono dieci tracce, ognuna completamente diversa, e rappresentano un lato di me e del mio mondo musicale che è composto da tantissime sfaccettature, ispirazioni e suoni differenti.

Che cosa ha significato per te poter collaborare con Rox Villa, Michele Savino e gli Hilary Studio di Genova?
Rox e Michele sono persone fantastiche, parlare della loro preparazione musicale sarebbe scontato, è il lato umano infatti quello che mi ha colpito maggiormente; dal primo momento in cui ho proposto loro il progetto, ho capito di non avere trovato soltanto dei grandi professionisti, ma soprattutto due amici e compagni di viaggio, che hanno dedicato la loro tecnica, la loro ispirazione e la loro passione come se stessero lavorando ad un album proprio, e questo è un qualcosa che per l'ambiente musicale è davvero raro.

Il tema dell’amore, trasposto in musica, è argomento antico ma sempre attuale. Da cosa trai maggiore ispirazione per le tue creazioni?
Sono d'accordo, anche se l'amore non è inteso soltanto in senso "classico", tra due persone. Nelle mie canzoni parlo anche e soprattutto di amore universale: di immagini, sogni ed episodi, come se fossi un narratore che non vuole dare lezioni, ma si limita a raccontare quello che esiste.

Quanto ami il rapporto con il pubblico… la fase live?
La fase live per un artista è quella più difficile, perché ci si mette a nudo e si ha l'impatto diretto con chi ti sta ascoltando, sulla base di ciò che si sta dicendo. Quindi è quella che fa più paura, ma la sensazione che ti trasmette un riscontro positivo da parte del pubblico fa sicuramente sì che ne valga la pena, anche per uno fondamentalmente timido e riservato come me.

Riesci a concepire il “fornire emozioni” in un brano privo di liriche?
Certamente la musica ti dà sensazioni ed emozioni inspiegabili, può arrivare a toccare corde così nascoste come nessun'altra cosa al mondo può fare.

Che cosa hai pianificato per l’immediato futuro musicale?
Farmi conoscere da più persone possibili attraverso il mio album d'esordio, "La rivoluzione della domenica", uscito il 20 marzo e disponibile nei migliori digital store, distribuito da "Zimbalam". Alcune radio hanno apprezzato il mio lavoro e hanno inserito all'interno della loro programmazione alcuni miei brani. Inoltre, è in lavorazione un videoclip molto particolare, per il brano "Come vento", e sto pianificando alcune date live e la partecipazione ad alcune manifestazioni. Per essere aggiornati invito a seguirmi attraverso il mio sito www.giacobs.it e le pagine ufficiali  di face book  e twitter.






TRACKLIST

 1 Come Vento 2 Non Mi Rimane Che Aspettare (Perché Tu Sei Perfetta) 3 Vivere Vivendo 4 Il Leone E La Gazzella Sono Anche Qui In Città 5 Tu Non Cambiare Mai 6 La Rivoluzione Della Domenica 7 E’Impossibile 8 Il Desiderio 9 E Un Fiore Coglierò Per Te10 Questo Cielo E’Una Dolce Poesia

CREDITS

TESTI E MUSICHE: GiacobsDIREZIONE ARTISTICA E ARRANGIAMENTI: Michele SavinoREGISTRAZIONE,MIXAGGIO E MASTERING: A cura di  Rossano Villa presso Hilary Studio di Genova
MICHELE SAVINO: Tastiere, pianoforti, coriROSSANO VILLA: Fiati e fisarmonicheSAVERIO MALASPINA: Batterie e percussioniLAURA MARSANO: Chitarre acustiche ed elettricheDARIO LA FORGIA: BassoFABRIZIO COSMI: Chitarra elettrica nel brano “Tu non cambiare mai ”GIACOBS: chitarra acustica nel brano “Questo cielo è una dolce poesia” registrato in presa diretta.
La copertina è un opera del famoso pittore naif Marino Di Fazio

lunedì 25 marzo 2013

Zombie Rock-1° semifinale


Venerdì 22 marzo  il Mare di Note di Voltri, Genova, ha proposto la prima semifinale dello Zombie Rock, gara di band - in questo caso Cover Band - che ha condotto un paio di gruppi verso l’atto finale che si svolgerà ad aprile.
Dei quattro gruppi presenti la metà ha proseguito il cammino, ma non sarà da queste pagine che emergeranno classifiche, perché il profumo di genuinità  e voglia di condivisione che si poteva respirare nell’aria suggerisce l’abolizione della graduatoria, e per i più curiosi non resterà che partecipare alla finalissima del prossimo mese.
Veniamo ai dati oggettivi, ovvero al nome delle band - in ordine di apparizione -  e alla loro pagina fb che renderà possibile l’interattività…

MR QUAGGOTT

Il Mare di Note, occorre dirlo, è un luogo da frequentare, se si ama la musica live.
Un bell’ambiente, un bel palco, un bar disponibile, e un gruppo di persone che lavora per passione, che cerca soluzioni, che promuove la cultura senza lo snobbismo di chi opera selezione musicale, dedicando il tempo libero all’azione, cercando di coinvolgere un pubblico giovane, spesso intrappolato nella passività del quotidiano.
E il frutto di questo lavoro continuo e dedito ai dettagli si è visto, testimoniato dalla serenità diffusa e dall’atteggiamento delle band, disposte ad aiutarsi, a mischiarsi on stage, e a fornire un’immagine di unità di intenti. E’ stato piacevole vedere tutte le vocalist unite - compresa la brava presentatrice/cantante - esibirsi  in un brano assieme a chi di vocalist femminili non ne aveva:

http://www.youtube.com/watch?v=Xu9BYoG9SKY

E’ stato bello vedere l’intervento spontaneo di chi, da esterno, decideva di riparare al volo un pedale della cassa mentre la musica proseguiva. E’ stato soddisfacente vedere un bassista prendere un posto rimasto vacante e aiutare, musicalmente parlando, chi teoricamente era un … rivale.
Una bella semplicità che resta il simbolo della serata.

Aprono i Mr Quaggot e propongono una lunga miscela che annulla lo spazio temporale, proponendo in modo trasversale i Police, Cher, Ligabue, Battiato, Camerini, Caterina Caselli, I Creedece Clearwater Revival, i Buggles, Tullio De Piscopo e molto altro; In quaranta minuti - tempo disponibile per ogni band - riescono a far divertire il pubblico, dimostrando un certo mestiere.

I giovani Broken Doors seguono un filone più tematico, definendosi da subito amanti di Bryan Adams e  Bon Jovi, ma allargando lo scenario a Patty Smith, Toto e Europe. Nota di merito alla frontwoman, impegnata a soddisfare la linea del gruppo, con esibizioni prettamente maschili, mentre dimostra particolare grazia e competenza nelle parti femminili.

Terzi a salire sul palco i Dassistassy, orfani della tastierista Elisa Montaldo.
Per loro un rock duro e un repertorio che presentano con indubbia scioltezza e perizia, esperti anche nel coinvolgimento di pubblico e ”colleghi”. Deep Purple, Dobbie Brothers e Steppenwolf sono il loro pane quotidiano.
A loro il premio simpatia!

Chiudono i giovanissimi Libero Arbitrio, provenienti dalle Langhe.
La cosa che stupisce, a quell’età, è lo sforzo di ricerca, la voglia di approfondire argomenti molto lontani da loro, temporalmente parlando, e alla fine avrà poca importanza la loro scarsa esperienza e maturità, perché con quella voglia e quella passione, la strada della soddisfazione può essere percorribile.
Passano da Bob Dylan ai Cramberries, dagli AC/ DC alla Nannini, Dai Pink Floyd ai Beatles. Ed è proprio con questi ultimi, con “Twist and Shout”, che il Mare di Note si trasforma in piccolo Cavern, riunendo i presenti in un ballo dal sapore antico, visibile al seguente link:


Due sole band in finale ma… tutti vincitori, e mai come in questa occasione la retorica è lontana dai miei pensieri!!!

La testimonianza della serata…


domenica 24 marzo 2013

Giorgio "Fico" Piazza in concerto



Lunedì 25/3 h 21.30

OCA Officine Creative Ansaldo via Tortona 54 – MILANO

Giorgio “Fico” Piazza, (bassista de I Quelli ed ex‑PFM)

Presentazione alla stampa di

“Vi Suono una Storia” spettacolo-concerto

Partecipano:

Pino Favaloro (I Quelli)
Saro di Cola
Franco Taulino (Beggar’s Farm) & ARENA Rock Band

Apertura porte ore 20.30
Info e pren.: 02/87390651 – unpontepersesto@yahoo.it

sabato 23 marzo 2013

Il tour di Sergio Pennavaria




LE DATE CONFERMATE DEL TOUR SENZA LUME A CASACCIO NELL'OSCURITA' 2013


                                                       MARZO


15   LOANO (SV)                    CIRCOLO I.CALVINO in occasione del concerto di DAVIDE DI ROSOLINI 
19   GENOVA                          KITCHEN MON AMOUR  (ZEROCOVER)
24   PISA                                CAFFE' LETTERARIO VOLTA PAGINA
25   ROMA                              BEBA DO SAMBA
27   REGGIO CALABRIA        AL BAR
28   SIDERNO (RC)               MELMOTH IRISCH PUB
29   VITTORIA (RG)              PECORA NERA
30   NOTO       (SR)               CAFE' ARTE'/CORTES
31   VILLA SAN GIOVANNI  C.S.C NUVOLA ROSSA


                                                     APRILE

02   ISPICA     (RG)              IL MERCATO
03   PALERMO                      PICCOLO TEATRO PATAFISICO
12   VEREZZI   (SV)             TORRE ANTICA (IN DUO CON BORIS VITRANO)


Sergio Pennavaria voce, chitarra ritmica
Boris Vitrano        chitarra acustica solista
Loris Lombardo    percussioni 

PRESTO LE ALTRE DATE...