giovedì 19 settembre 2013

Dino Fiore e i Pandora



Come annunciato il 23 settembre vedrà la luce Alibi Filosofico, dei Pandora. Uno degli ospiti importanti è Dino Fiore, bassista de Il Castello di Atlante.
Con lui ho scambiato qualche battuta, tra passato e futuro.


Sul tuo sito è raccontata la tua storia, ma ti chiedo di sintetizzare le tue vicende musicali più significative, dagli esordi sino alla collaborazione con i Pandora, passando per il tuo CD.

Esordisco negli anni 70 già come bassista progressive, dopo aver calcato i primi palchi con i brani classici dell’epoca estratti da Deep Purple, Jimi Hendrix, Iron Butterfly, Santana e via così.  La band “IL CASTELLO DI ATLANTE” è stata ed è ancora oggi la mia prima “casa” musicale, ma ho sempre avuto l’istinto del girovago. La voglia di provare a suonare altri generi musicali, di imparare nuove tecniche (sono un autodidatta dello strumento) è sempre stato innata in me, e ho avuto la fortuna di approfondire in questi lunghi anni alcune esperienze piuttosto significative. Tra le tante band di cui ho fatto parte mi piace ricordare gli ARS NOVA (progressive), i BLU TEMPO (mix di fusion/new age alla Japan per intenderci), l’ISOLA DI NIENTE (fusion) e tantissime collaborazioni con svariati e bravissimi musicisti italiani, dai quali ho attinto mestiere ed esperienza compositiva, tra cui Alberto Mandarini (tromba), Alessio Bertallot (vocalist), Alberto Bocchino (rinomato maestro di chitarra classica), Iano Nicolò (vocalist Arti e Mestieri), Mattia Garimanno (drummer e valente musicista di nuova generazione), Luigi Ranghino (istrionico pianista jazz) e molti altri. Tutta questa lunga esperienza mi ha aiutato molto nel maturare la voglia di esprimere la mia musica, realizzatasi in embrione con il progetto “FLEUR FOLIA”  che è il titolo del mio CD da solista pubblicato a febbraio di quest’anno con l’etichetta Electromantic Music di Beppe Crovella.  Lavoro che concentra in un’unica proposta jazz/fusion/progressive/ambient e tanta voglia di divertirsi suonando. Parlo di progetto, perché “Folìa” si realizzerà in futuro non solo con la musica , ma con qualsiasi altra forma espressiva d’immagine o di performance. Qualunque artista o persona che vorrà esprimersi potrà farne parte insieme al sottoscritto.  Tutta la catena di conoscenze e di contatti interpersonali, non poteva non scaturire nella conoscenza dei Pandora e delle splendide persone che ne fanno parte. Anche loro, sicuramente, saranno coinvolti nel progetto.    

Mi puoi dare un tuo giudizio dello stato attuale della musica di qualità?

Oggi la musica di qualità, soprattutto in Italia, è sommersa da un mare di inutilità e di  livello del prodotto assolutamente insufficiente, ma ritengo che la responsabilità di questa situazione sia da imputare principalmente ai mass media oltre che alla maggioranza dei produttori discografici. Basta confrontare, per esempio, l’affluenza del pubblico straniero (in Europa e oltre) ai concerti jazz – progressive con quella delle manifestazioni in Italia (molte di queste cancellate per partecipazione prossima allo zero). Anche qui sarebbe necessaria una nuova e più intelligente cultura musicale, che possa partire dalle scuole e arrivare a radio e televisione.  Lo sai che ai concerti in Giappone o Francia o USA, dove ho avuto la fortuna di suonare progressive in questi anni, oltre ai signori di mezza età, quelli di Aqualung e di Tarkus per capirci, ci vengono i ragazzi di 16 anni?  I teatri sono sempre pieni e in certi contesti le platee sono composte da 2000/3000 persone attratte dalla musica, ma anche dalla grande voglia di stare insieme. I più giovani ci vengono perché sentono anche quella musica in radio o in tv.  In Italia ci sono artisti grandiosi, band incredibili, tutti quanti in piena attività all’estero e semi sconosciuti in Italia (addirittura molti del tutto ignorati)… pazzesco… nemo propheta in patria.

Come sei arrivato a collaborare con i Pandora?

Ho conosciuto personalmente i Pandora a Milano nel maggio 2012, quando con Il Castello di Atlante abbiamo fatto un gran bel concerto insieme. Già li apprezzavo come band, ma conoscerli di persona è stato illuminante. Ho avuto molti contatti successivi con Beppe Colombo e abbiamo sempre condiviso molte scelte musicali, parlandone e scambiandoci idee e spunti. Direi altra situazione di musicisti quasi ignorati in Italia, il che è un’ingiustizia incredibile. Da questa amicizia, penso ora di chiamarla così, è scaturito l’invito di far parte del loro nuovo disco (mi piace chiamarlo così e non CD, mi da una maggiore idea di “pesante e duro” lavoro professionale, come ai tempi delle registrazioni su bobine). Ho accettato subito e ne sono stato onorato, pur non sapendo assolutamente come sarebbe stato concepito il lavoro in studio. Neanche ho sentito prima il pezzo che dovevo suonare! Semplicemente perché erano i Pandora a chiedermelo e tanto bastava. Pensa che Beppe mi ha svelato il nome degli ospiti  solo il giorno che ero in studio per le registrazioni. Se lo sapevo prima… mi spaventavo sul serio!

Che cosa ti ha colpito maggiormente di loro?

Professionalità, semplicità e grande disponibilità. Sono persone con le quali è difficile non andare d’accordo!

E cosa ti ha convinto del loro progetto?

Un mix incredibile di progressive sinfonico (Genesis – Banco) con quello più attuale ed incisivo dei Dream Theatre, ma di stampo italico.

Mi daresti un giudizio obiettivo di Alibi Filosofico, l’album che ti vede ospite insieme ad illustri compagni di viaggio?

Francamente, perché l’ho voluto io, non ho sentito altro se non il pezzo che ho registrato con il basso 6 corde sulle parti dell’ inconfondibile Lukassen. Grande pezzo e di intensità profonda, con una lenta ed incalzante preparazione ad un finale da grande concerto. Stupendo!  Ripeto, sono orgoglioso di farne parte, anche se ho chiesto di non farmi ascoltare il resto del lavoro. Me lo voglio gustare come una grande sorpresa da scoprire con calma, con attenzione e concentrazione a casa mia”.

Hai pianificato o preso in considerazione una riproposizione live del disco?

Beh non spetta a me pianificare una mia presenza live, ma se i Pandora me lo chiedono non mi tiro certo indietro, anzi! L’adrenalina del palco non la voglio mai perdere, pur dovendo fare i conti con il tempo a disposizione (attualmente stiamo iniziando le registrazioni del nuovo disco de Il Castello di Atlante, quello dei 40 anni di vita della band, quindi non uno scherzo, da pubblicare anche in Italia con un DVD live).

Come immagini il tuo futuro musicale?

Sempre alla ricerca di nuove soluzioni esecutive e compositive, sicuramente con l’ampliamento e lo sviluppo del progetto Fleur Folia, e possibilmente sul palco in concerto. Mi piacerebbe poi approfondire il discorso progressive, non limitandolo ad un genere giurassico e ad un pubblico d’èlite. Proprio perché la “progressione” è sviluppo, processo innovativo, ricerca continua, fare di questo genere un punto di partenza per nuove e affascinanti frontiere musicali… e non solo.  Dici che sto esagerando ? E’ utopia ? Forse, ma a volte credere fermamente in qualcosa ti genera nuova linfa vitale e soprattutto ti fa vivere in piena sintonia ed armonia con te stesso.