venerdì 11 aprile 2014

Paul McCartney nella Piazza Rossa, 24 Maggio 2003



Paul McCartney, Piazza Rossa, Mosca, 24 maggio 2003

Il Moscov Times ci scherzò sopra, parlando della nuova sigla artistica Lenin-McCartney.
Nel 2003, i due vecchi rivoluzionari, Lenin e Lennon, se n’erano ormai andati ed era scomparsa anche l’Unione Sovietica cantata da McCartney in “Back in the USSR” durante gli anni della guerra fredda .
Vivi e vegeti sembravano invece essere i Beatles, al cui repertorio McCartney attinse ampiamente durante il suo primo concerto in terra russa.
Da anni volevo suonare in Russia, ma con i comunisti al potere non avevo mai potuto farlo”, spiegò McCartney nell’annunciare il concerto. “Non ci sono mai stato neppure da turista, quindi trovo esaltante la prospettiva di suonare Back in the USSR e tante altre canzoni davanti a gente che credo non veda l’ora di ascoltarle”.
Per quanto non ufficialmente proibiti, nella vecchia Unione Sovietica i dischi dei Beatles erano molto difficili da reperire. Solo nel 1988, quando le relazioni con l’Occidente avevano cominciato a sgretolarsi, McCartney poté pubblicare per il mercato russo Choba B CCCP ( ovvero Back in the USSR), una raccolta di classici del rock and roll.
La passione di McCartney per la Russia e la sua gente venne ricompensata il 24 maggio 2003, quando una folla di ventimila persone si radunò nella Piazza Rossa per una delle ultime date della lunga tournèe mondiale dell’ex Beatle. Grida di “Will love you, Paul”, riempirono l’aria a pochi metri dalle tombe di Lenin e Stalin.
Inutile dire che un simile accostamento fra sacro e profano aveva suscitato qualche polemica.
Prima del concerto McCartney si era recato al Cremlino per un colloquio privato col presidente russo Vladimir Putin, il quale gli aveva confidato che i Beatles erano stati “ un soffio d’aria fresca, una finestra aperta sul mondo”. Poiché Putin non avrebbe potuto essere presente al concerto serale, “Macca” improvvisò una versione di Let It Be, poi spiegò che era bello poter essere in una terra così piena di spiritualità: ” Ho sempre immaginato che la gente di qui avesse un cuore grande. Ora so che è vero”.


Ma McCartney aveva alle spalle una parete piena di grandi schermi su cui scorrevano immagini dell’epoca d’oro dei Beatles. Aprì il concerto sulle note di “Hello Goodbye” e lo chiuse, una trentina di canzoni dopo, con un medley di “Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band” e “The End”.
Suonò anche “Back in the USSR”. Due volte.

(Mark Paytress-"Io c'ero")