venerdì 5 febbraio 2010

Aqualung, di Lorenzo Costantini


Propongo oggi un altro ricordo "tullico" di Lorenzo Costantini


L'approssimarsi dell’anniversario (il 38°) dell’uscita di "Aqualung" ci da anche lo spunto per parlare della musica dei Jethro Tull, che con questo album...."

Aqualung: La musica dei Jethro Tull


L’anniversario (il 35°) dell’uscita di Aqualung, che gli OAK celebrano riproponendo dal vivo l’esecuzione integrale dell’album, ci da anche lo spunto per parlare della musica dei Jethro Tull, che con questo album raggiungono una delle loro “vette” più alte nella composizione ed esecuzione musicale. Ma non solo, Aqualung è anche il primo concept album dei Jethro, nonostante Ian Anderson, forse per lasciare un’aura di mistero, non ha mai confermato questa definizione.

Eppure, anche se è vero che l’album non narra di una storia unitaria, a giudicare dai testi, da come l’album è suddiviso (il lato 1: Aqualung, il lato 2: My God), dalle note di copertina in cui sono riportati i “comandamenti” in versione andersoniana, si intuisce che le intenzioni di Ian Anderson sono quelle di creare una sorta di “saga”, con due storie parallele: la prima del “barbone” Aqualung e del suo mondo popolato anche da “cross-eyed Mary”, la seconda in cui si introduce una sorta di anti-religione.

Però non tutti i brani dell’album sono riconducibili al “concept” generale, forse all’ambizione iniziale è mancato il materiale per completare la saga e magari proseguirla, visto che l’album successivo (Thick as a brick) cambia decisamente tema, anche se permane una critica, più sociale e meno dissacrante, contro il mito del successo a tutti i costi perseguito dal “wise-man” di turno, magari anche sotto l’influenza bigotta della morale religiosa.

Alla fine conviene concordare con Ian Anderson: la verità assoluta non esiste e mai come in questo campo ognuno ha diritto alla propria, che comporta il modo in cui ci siamo avvicinati a questa musica, le sensazioni che ne abbiamo tratto, le emozioni che abbiamo provato ascoltandola. Quello che ricordo dell’epoca è che, mentre il concerto del Brancaccio del ‘71 mi lasciò un’immagine dei Jethro Tull prevalentemente trasgressiva, l’ascolto successivo di Aqualung mi trasmise anche una maestosità della musica più propria della musica classica che di quella rock: questi sono i Jethro Tull, sempre pronti a stupirci e a spiazzarci quando pensiamo di averli ormai compresi del tutto!

Ma oltre a parlare dell’album in generale mi vorrei addentrare nell’analisi di un brano che ritengo emblematico e rappresentativo della migliore produzione anderson/tulliana: il brano in questione è “My God” e la versione di riferimento è quella dell’LP Aqualung. Il brano, come quasi tutta la produzione dei JT, è stato scritto da Ian Anderson e risulta depositato da “Ian Anderson Music Ltd/Chrysalis Music Ltd” nel 1971 (contemporaneamente all’uscita dell’LP Aqualung), anche se in precedenza il brano era stato eseguito live in più occasioni, a partire dal lungo tour negli USA (17 aprile - 6 giugno 1970), con un arrangiamento alquanto diverso da quello poi definitivamente registrato e inciso su vinile (durata del brano: 7’12”).

My God può essere considerato esemplificativo della musica dei JT e anche del loro particolare modo di avvicinarsi al progressive. In questo brano si fondono le atmosfere e le sonorità acustiche con quelle più hard (rock) e il flauto, in quanto strumento identificativo del sound del gruppo, vi riveste un ruolo preminente. Altra caratteristica che qui ritroviamo è lo sviluppo di nuove forme, più ampie ed espressive, risultato di una ricerca volta ad inserire nel rock alcuni tratti armonici della musica sinfonica, mutuando da questa, ad esempio, l’andamento in 6/8 del tempo di base o l’accompagnamento, con tanto di canti gregoriani, della sequenza finale del solo di flauto che conclude la parte centrale del brano. L’apertura del brano si affida alla chitarra acustica, che sviluppa un preludio in forma libera su un pedale di LA, con un’interpretazione che anche nella susseguente entrata della voce e del piano, volutamente sottolinea l’andamento classico/liturgico della composizione, in coerenza con il contenuto dissacrante del testo.

A proposito del ruolo della chitarra acustica nella musica dei JT è interessante notare come questa, insieme ad altri strumenti acustici, abbia assunto un ruolo crescente affiancandosi al flauto come elemento caratteristico di questo genere musicale. Si veda a tale proposito una interessante analisi fatta da Roger L. Anderson: Ian Anderson's acoustic guitar in the early recordings of Jethro Tull (University of Wisconsin – 1988).

Tornando a My God è da sottolineare il possente riff di chitarra elettrica, che pur sviluppandosi sulla tradizionale scala blues nella tonalità di LA (La-Do-Re-Mib-Mi-Sol), risulta di grande effetto perché parte dal Mi come nota iniziale ed è sistemato ritmicamente in maniera molto interessante rispetto alla scansione del tempo in 6/8, con la maestria di chi evidentemente sa molto di composizione e di armonia. Altra caratteristica, che poi si ritrova in molta della musica dei JT, è l’uso molto intelligente delle dinamiche nel contrasto tra voce/strumenti acustici e strumenti ritmici/elettrici. Infatti, come scriveva Gianni Martini in Speciale Chitarre n. 3 del 1988 (da cui ho tratto interessanti spunti per questo articolo): “ ….. quando i Jethro Tull vennero per la prima volta in Italia, al Teatro Smeraldo(1) a Milano nel febbraio 1971, aprirono il concerto proprio con My God e l’uscita collettiva del gruppo a volume “tostariello” mi spazzolò la testa per benino ….. .

Roma, aprile 2006

(1) Nel loro primo tour italiano i Jethro Tull suonarono il 1° feb. 1971 al teatro Smeraldo di Milano e il 2 feb. 1971 al Teatro Brancaccio di Roma.



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