sabato 21 marzo 2009

Alluminogeni


Attraverso un'antica recensione di CIAO 2001, ricordo oggi gli Alluminogeni.
Il disco è
Scolopendra, del 1972.
Il giudizio non è dei più positivi, ma credo che a distanza di tempo il gruppo debba essere rivalutato.
ALLUMINOGENI
Scolopendra - Fonit (1972)

Gli Alluminogeni fanno parte di quel gruppo ci complessi nati tre o quattro anni or sono con la lodevole intenzione di rinnovare il mercato italiano, ma incapaci di costruire in pratica grandi cose. Fra i tanti anzi, il trio piemontese ha sempre mantenuto il ricordo di una melodicità tutta italiana, un po' come più tardi avrebbe fatto, ma sinceramente ad altro livello, il Banco del mutuo soccorso.
In questo senso la musica italiana viene automaticamente a svincolarsi dai modelli stranieri. Ma probabilmente non è questa l'intenzione racchiusa nelle ultime righe della presentazione del disco: "Non parole estetizzanti senza significato, ma liberazione dalle caverne dell'inglese da cui prima ci giungevano i suoni". Se si allude alle tematiche musicali, alla ricerca strumentale basata soprattutto sulle tastiere, non mi sembra allora che tale allontanamento sia profondo come si vorrebbe far credere.
Patrizio Alluminio, occhialuto leader del gruppo, sciorina con abilità i suoi preferiti, che vanno dal Winwood di "Glad" in apertura, al piano elettrico, all'organistico Jimmy Smith di "Cosmo". Spinti come sono verso l'elettronica e l'uso delle tastiere e degli effetti in generale, gli Alluminogeni si son edificati in album "spaziale" ("La natura e l'universo", "La stella di Atades", "Cosmo", "Pianeta") rivelando purtroppo ancora una volta la grande crisi di testi che esiste in Italia.
La musica propone immagini ed invenzioni (- questi suoni che ascolterete - dicono le note - sono già dentro di voi. Erano chiusi dentro - ). Ma a mio avviso "Scolopendra" è un album sì piacevole, ma irrimediabilmente appartenente alla generazione precedente e non attuale del pop italiano.
Enzo Caffarelli



Biografia
Gli Alluminogeni furono un trio torinese formato nel 1970 dal tastierista Alluminio (che diede nome al gruppo) e dal batterista Ostorero con l'apporto di diversi chitarristi (Guido Maccario, Aldo, Andrea Sacchi, Piero Tonello, infine Enrico Cagliero), dalla breve vita, solo un paio d'anni e dalla produzione limitata ad alcuni singoli ed un solo album, Scolopendra, uscito quando il gruppo si era già sciolto.
Il loro contratto discografico venne per un colpo di fortuna, un nastro con dei provini spedito a varie case discografiche arrivò anche alla Fonit che li contattò per registrare un singolo e suonare al Cantagiro davanti a platee di 10-15000 persone, senza che avessero mai avuto esperienze concertistiche precedenti!
Dopo quattro 45 giri realizzati negli anni 1970 e 1971, nei quali erano evidenti i suoi limiti, il gruppo arrivò alla registrazione dell'album, molto ben fatto e costruito principalmente sull'organo Hammond con buone parti strumentali, anche se la voce è un po' debole e il suono sembra leggermente datato oggi. La prima facciata contiene quattro brani con maggiori parti cantate e più leggera, la seconda è più strumentale e migliore nel confronto.
Nonostante il lungo tempo speso a provare i brani dell'album, il gruppo fu totalmente insoddisfatto del lavoro di produzione fatto dalla casa discografica, che aveva cercato di renderlo più commerciale, e questo fu uno dei motivi per il rapido scioglimento.
Il gruppo si è riformato nel 1993 realizzando due discreti CD per la Vinyl Magic. L'ultimo di questi, Green grapes (che era il nome del gruppo prima di cambiarlo in Alluminogeni), è una compilation di brani inediti vecchi e nuovi e contiene anche una versione inglese del loro primo singolo L'alba di Bremit.
Il tastierista/cantante Patrizio Alluminio realizzò come solista un 45 giri, Tu anima mia nel 1975, apparentemente uno scarto dalle registrazioni dell'LP degli Alluminogeni.


Cosmo




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