
Questo
fine settimana è dedicato ad un'altra groupie (come Pamela Des
Barres, presentata pochi giorni fa).
Parlo
di Anita
Pallenberg da
cui è impossibile scindere Keith Richards.
Anita
Pallenberg nasce a Roma il 25 gennaio 1944.
E'
conosciuta come modella, attrice e stilista di moda, ma soprattutto è ricordata
come compagna del chitarrista dei Rolling Stones Keith
Richards, dal 67 al 77.
È
nota principalmente per le storie sentimentali che l'hanno vista legata a tre
dei membri del gruppo musicale dei Rolling Stones: dapprima Brian Jones (che
la incontrò nel 1965), in seguito lasciato per Richards nel 1967.
Con
Richards ha avuto tre figli, uno di nome Marlon Richards (nato
nel 1969), una figlia, Dandelion (nata nel 1972) che è nota col
nome di Angela Richards, ed infine Tara Richards,
nato nel 1976, ma morto per problemi di salute poco dopo la nascita.
Ha
avuto inoltre una breve relazione con il cantante degli Stones Mick
Jagger, durante le riprese del film "Performance".
Ha
ricoperto il ruolo della Black Queen in "Barbarella" (1967) e della
moglie di Michel Piccoli nel film " Dillinger è morto" (1968),
diretto da Marco Ferreri.
Dopo
la fine del rapporto con Richards, la Pallenberg è divenuta una stilista di
moda.
Nella
leggenda è entrata nel '65.
Da
allora Anita Pallenberg, alter ego femminile dei Rolling Stones e icona
dell'epoca psichedelica insieme a Jagger, Richards e Jones, resta uno dei pochi
testimoni in grado di poter svelare aneddoti sull'affascinante vita delle
pietre rotolanti che, se ieri era fatta di sesso, droga e rock'n'roll, oggi
resta incagliata in bottigliette di Evian e in uno status ingiallito da star.
Certo,
Jagger e compagnia sono sempre capaci di ribaltare ogni pronostico. E di
sopravvivere ai loro stessi vizi. Non fosse così gli Stones non sarebbero la
più grande rock band esistente, l'unica ancora in piedi su un palco in grado di
riportare a un tempo passato.
All'era
mitica dei fiori e della rivoluzione.
Ecco
cosa ne pensa Anita Pallenberg(intervista di Massimiliano Leva ,luglio 2006)
Quando
conobbe i Rolling Stones?
Li
incontrai nel 1964, in Germania. All'epoca ero ancora una modella, avevo letto
di loro i1n una rivista e quando un fotografo di moda mi chiese di
accompagnarlo a un loro concerto accettai incuriosita. Li raggiungemmo nei
camerini e mi presentai a tutta la band.
Fui
subito colpita da Brian Jones, il più gentile, quello con più fascino. Sembrava
un dandy e fu l'unico a rivolgersi a me in tedesco, visto che ancora non
parlavo bene l'inglese. Fu un colpo di fulmine. Poco tempo dopo e vivevo già a
Londra con lui.
Che
ritratto farebbe di loro a quell'epoca?
Charlie
Watts e Bill Wyman non erano ancora degli Stones. Nel senso che conducevano una
vita ben diversa dagli altri tre.
Brian
era un uomo affascinante ma anche estremamente fragile, volubile.
Mick
Jagger era indubbiamente il più sicuro di tutti. Ha sempre saputo cosa fare e
come ottenerlo.
Keith
è Keith: lo definirei un pirata. Se fosse per lui, ancora oggi appenderebbe la
bandiera con il teschio fuori dalla porta di casa. Di certo, non gli è mai
interessato essere nominato baronetto.
Si
drogavano molto Jagger, Richards e Jones?
Come
tutti a quell'epoca. Però erano dei professionisti, quindi si facevano solo
quando non dovevano registrare. Noi comunque non ci preoccupavamo molto. Tanto
per dire, quando arrestarono per droga tre quarti della band nel '67, un mese
dopo partimmo in gruppo per il Marocco.
In
una parola, qual è il segreto degli Stones?
Passione.
La loro è sempre stata una vera passione per la musica e per il blues. Oggi
sembrano persino ridicoli con quelle rughe, nonni di famiglia, a dimenarsi su
un palco. Ma per me sono stati anche meglio dei Beatles.
Quali
erano i rapporti tra Beatles e Rolling Stones?
Erano
ovviamente amici, a dispetto di quello che ha sempre detto la stampa. Ognuno
con diverse simpatie o legami più stretti.
Brian,
per esempio, era particolarmente amico di George Harrison e John Lennon.
Ma
c'era comunque stima reciproca tra loro.
Chi
frequentavano maggiormente gli Stones?
Abbiamo
conosciuto così tanta gente che forse ci vorrebbero settimane per ricordarmi di
tutti.
La
nostra era una vita in continuo movimento. Poteva capitare di andare a Roma e
fermarsi giorni a casa di amici come Mario Schifano o Marco Ferreri. Oppure di
girare un filmino in Super 8 nel pieno di una sbronza a New York con Andy
Warhol. Soprattutto negli anni Sessanta si respirava un'aria in cui niente
pareva un limite. Vivevamo sempre ogni cosa come se fosse l'ultima.
Come
sono stai i suoi rapporti con le altre donne, Marianne Faithfull in
particolare?
Tra
di noi c'era solidarietà e spesso ci sentivamo abbandonate a noi stesse in quel
turbinio di eccessi. In ogni caso non frequentavo molto Marianne. E ancora meno
c'è stato tra me e Bianca Jagger. Poi, da quando io e Keith ci siamo lasciati,
l'amicizia con la Faithfull si è rafforzata.
E'
vero che Brian venne estromesso dalla band da Jagger e Richards?
Brian
era il primo ad amare il blues. Così quando gli Stones dirottarono la loro
musica verso il pop psichedelico con Their Satanic Majesties Request, in un
certo senso lui si sentì tradito.
Era
comunque un artista estremamente vulnerabile, con poca fiducia in sè stesso.
A
volte gli capitava di scrivere anche canzoni molto belle che magari il giorno
distruggeva in preda a raptus.
E
dire che Keith e Mick erano quasi degli studentelli in confronto a Brian.
Nel
senso che Jones era meglio di loro?
Brian
era un musicista con un talento incredibile, nei primi anni sicuramente meglio
di Mick e Keith.
Gli
Stones degli esordi furono davvero il gruppo di Brian Jones. Ma poi non ebbe
sufficiente carattere per reggere il confronto con il successo e cominciò a
perdere via via il contatto con la realtà.
Si
dice anche però che Jones si ammalò definitivamente dopo che lei lo lasciò per
Richards.
In
realtà Brian fece tutto da solo. Stava davvero peggiorando in quel periodo. Era
stato arrestato e diventava sempre più paranoico.
Nel
'67, stavamo per partire per Marrakech, quando Brian cominciò a fare storie.
Keith
mi disse: "Io non lo sopporto più, se vuoi vieni con me".
E
io accettai, anche se in fondo ero ancora innamorata di Brian.
Quando
seppe della sua morte?
Ci
chiamò alle tre di notte il suo autista. Fu una botta. Brian si drogava molto
da solo ormai.
Fosse
sopravvissuto avrebbe fatto grandi cose.
Come
gestivate lei e Keith i rapporti con i figli?
Cercavamo
di fare del nostro meglio, ma per questo i nostri figli erano continuamente
sballottati a destra e a sinistra. Ci siamo comunque sempre sforzati di essere
genitori premurosi.

Seguiva il gruppo in
tournée?
No, noi eravamo le mogli e loro i Rolling Stones.
In quindici anni di vita con Keith, sommando i momenti in comune,
con lui penso di averne trascorsi cinque.
Era questo il prezzo per
essere una donna degli Stones?
Il vero prezzo da pagare erano i fan. Mi rincorrevano ovunque per
aggredirmi, una volta chiamai persino la polizia altrimenti mi avrebbero fatto
a pezzi.
Ha mai assistito in
diretta alla nascita di qualche canzone?
Sì, Mick e Keith scrissero "Honky Tonk Women" in poche
ore, davanti a me, a Positano.
Poi anni dopo ci portarono con loro in Giamaica, per la
regsitrazione di "Goat's Head Soup".
Lei era però con Keith
in Francia quando gli Stones registrarono "Exile on Main Street".
In Francia fu davvero un momento terribile. Gli Stones
registravano nella cantina della villa dove io e Keith vivevamo. Era un
continuo via vai di persone. Per questo, avevamo fatto costruire anche un
passaggio segreto per scappare nel caso la polizia fosse arrivata
all'improvviso per cercare la droga.
Oggi rivede spesso
Keith?
Ci vediamo a volte per il Natale.
Rifarebbe tutto da capo?
Sì. Ma solo con lo steso spirito degli anni Sessanta.
La Famiglia Richards


