giovedì 24 gennaio 2008

Yngwie Malmsteen


La scorsa settimana ho presentato qualcosa su “Funtwo” , un prodigioso chitarrista in erba, orientale e sconosciuto, capace di catalizzare l’attenzione e di provocare forte emulazione nel popolo della rete.
Il mio amico Eddy , commentando le prestazioni di Funtwo e Jerry C , anch’esso orientale, ricordava un grande strumentista, secondo lui poco conosciuto.
Sto parlando di Yngwie Malmsteen , incredibile chitarrista che per me non e’ una novita’.
Posseggo infatti un DVD del cosiddetto G3.
Il G3 e’ un concerto ,od una serie di concerti (non mi e’ chiaro, ma non e’ importante), che prevede la presenza di 3 “enormi chitarristi” sul palco , singolarmente e poi tutti assieme.
Credo che le presenze fisse siano quelle di Steve Vai e del suo maestro Joe Satriani, con l’aggiunta , di volta in volta di Eric Johnson, Jon Petrucci , e appunto Yngwie Malmsteen.
Nel DVD a cui accennavo si puo’ godere di un trio stellare.
Non credo possa soddisfare ogni palato, ma chi segue la musica, e chi in particolare ama la chitarra, non puo’ che rimanere sbalordito davanti a tanta abilita’ tecnica , velocita’ e padronanza dello strumento.
Di Steve Vai ho gia’ presentato su questo blog la sfida con Macchio nel film Missisipi Adventure ed ora propongo due piccoli filmati relativi a Malmsteen , uno classico, on stage , ed uno blues, in studio.
Credo che siano esemplificativi del personaggio.
Ma chi e’ Yngwie Malmsteen?
Vediamo le notizie trovate in rete.


“…… non c'è dubbio che il chitarrista svedese sia diventato ormai l'emblema del virtuosismo applicato alle sei corde.
Lars Johann Yngwie Lannerback nasce il 30 giugno 1963, a Stoccolma, in una numerosa famiglia borghese, dimostrando precoce talento musicale già in giovane età.
E nota la storiella relativa alla folgorazione che l'avrebbe portato ad imbracciare la chitarra:
un giorno, incantato davanti alla televisione, a sette anni, vide un programma televisivo dedicato Jimi Hendrix e rimase folgorato.Yngwie, con l'irraggiungibile obiettivo di Jimi davanti, suda le fatidiche sette camicie e dopo orgie di scale, arpeggi e quant'altro, riesce a raggiungere i livelli tecnici da tutti conosciuti.
Naturale dunque il suo inserimento nelle prime rockband ,ma è solo quando il virtuoso invia una demo a Mike Varney della rivista "Guitar Player" che la sua carriera comincia a prender corpo. Varney, uomo con uno spiccato senso degli affari, invita Malmsteen in America per incidere per la sua etichetta .
il 23 febbraio 1983, Yngwie Malmsteen vola in California con la chitarra in mano e si unisce ad una nuova band di Los Angeles, gli "Steeler", giovane gruppo che suonava nei club.
Le prime performance e incisioni realizzate con gli Steeler, portano in brevissimo tempo Yngwie allo status di rocker di culto.
Il "solo album" di debutto (l'ormai celeberrimo "Rising Force", Polydor 1984), realizzato precocemente e con grande sicurezza, se forse non presenta musiche di particolare spessore, certo mette in luce lo spericolato controllo digitale del funambolico svedese.
Il consenso arriva in fretta, e così anche i fan, che cominciano a guardarlo con ammirazione (specialmente in Giappone, dove già si parlava di lui da tempo). Da allora tutti i suoi album hanno venduto sostanzialmente bene, anche se durante le interviste, il solista ha sempre professato la ricerca della perfezione e l'avversione per i prodotti commerciali. Malmsteen ha riservato poi particolare predilezione per i grandi compositori classici, da lui ostentatamente venerati e citati, spesso con un misto di ingenuità e con l'ombra incombente del puro vezzo intellettualistico. Questa spolverata di cultura non gli ha impedito di realizzare alcune trascrizioni pericolosamente in odore di kitsch, com'è il caso della sua versione dell'"Aria sulla quarta corda", di Bach. Turbolenta invece la cronistoria delle sue collaborazioni: Yngwie Malmsteen ha spesso parlato con espressioni poco amichevoli da parte dei due ultimi manager, Andy Trueman e Larry Mazer; le pressioni del successo e quelle dei tour hanno poi spinto il chitarrista svedese ad assumere e a licenziare un ampio numero di cantanti, mentre i bassisti sono andati e venuti senza colpo ferire. Ad ogni buon conto, negli anni Yngwie ha mostrato una buona dose di maturazione, accreditandosi più come songwriter che come ardente virtuoso della chitarra. 

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martedì 22 gennaio 2008

Rick Wakeman

Tra i tanti virtuosi dello strumento ,nati negli anni 70, ma tutt'ora in attivita', c'e' un artista che ho avuto la possibilita' di vedere due volte dal vivo negli ultimi anni.
Sto parlando di Rick Wakeman,conosciuto soprattutto come biondo tastierista degli Yes, un supergruppo a cui ho dedicato molto spazio nel blog, essendo per me particolarmente importante ,per avermi fatto rinascere musicalmente.


Rick e' uno dei pochi virtuosi della tastiera che ha conteso il primato a Keith Emerson.
Terminati gli studi classici, si converte al rock , inizialmente come sessionman per Bowie,Cat Stevens,T-Rex e Lou Reed, prima di raggiungere la grande notorieta' con gli Yes.
Dopo un paio di album storici, "Fragile" e "Close to the Edge",Wakeman intraprende la carriera solistica.
Il suo piatto forte sono album di musica sinfonico-strumentale (per un incredibile numero di tastiere) a sfondo storico e mitologico.
Il suo album da solista piu' famoso e' "Le 6 Mogli di Enrico Ottavo" .
Col passare del tempo Rick tenta altre strade con alterne fortune, ritornando spesso nella solida famiglia Yes.
La critica lo ha spesso confinato nel campo degli artisti"eccessivi", ma la sua tecnica , la fantasia, ed il suo "tenere la scena" con sapienza e maestria, fanno di lui un personaggio unico.


Wakeman ed Emerson(di cui parlero' tra breve) sono a mio giudizio
l'esemplificazione della musica targata "Progressive",
e consiglio a qualunque giovane ami lo strumento ,
il pianoforte o piu' genericamente la tastiera, di avvicinarsi a questi
magnifici strumentisti che hanno fatto scuola,
e non solo nel loro genere.





Ed ora un saggio di bravura da parte di Rick Wakeman.



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Citazione del giorno:

"La paura bussò alla porta. La fede andò ad aprire. Non trovò nessuno "


(Martin Luther King)





lunedì 21 gennaio 2008

Genesis


Proseguo oggi con una nuova puntata legata al Progressive.
Il gruppo di cui parlerò e’ quello che ha creato il disco perfetto, per me ovviamente, e cioè un album che posso sentire adesso o tra un mese, certo di provare le stesse emozioni di un tempo.
Il disco in questione e’ “Selling England by the Pound” ed il gruppo e’ quello de Genesis.
Partendo dal mio ricordo personale,non posso dimenticare il concerto visto a Torino nel 1973, proprio nel tour di presentazione dell’album in questione.
Ricordo bene lo stadio ed il viso dipinto di Peter Gabriel.
Ricordo anche che il concerto fu di sera, in un giorno feriale, e noi amici adolescenti riuscimmo a convincere i nostri genitori che non c’era niente di male se dei 16enni prendevano il treno per andare da Savona a Torino,per partecipare ad un concerto rock,tornando a casa a notte inoltrata, con la prospettiva di un giorno di scuola imminente.
Stranezze e possibilità di quei tempi!!!
Ricordo anche che due di noi, fermi in stazione sino a tardi, compirono una ragazzata che costò loro molto.
Presero 2 giornali da un pacco pronto per la consegna ad un’edicola e furono arrestati, con strascichi notevoli:erano ancora minorenni e ciò aiutò nell’esito finale .
Queste le mie rimembranze extramusicali , non meno importanti del mondo dei suoni, perché il collegamento musica-vita-ricordi e inscindibile e fa parte di molti di noi.
Essere in quel luogo, in quell’epoca ,significava essere all’interno di un contesto particolare, tra musica e pericoli, tra colori vivaci e colori smorti.
Ed i suoni mi sono rimasti intatti, con Gabriel che appare all’improvviso, con un solco mediano sulla chioma ed una voce unica.
Avevo davanti ciò che per me era stato sino al momento solo un vinile ed una copertina suggestiva.
A distanza di tanti anni posso dire con orgoglio:”Io c’ero!”.

Vediamo qualche nota sui Genesis.

Tra le formazioni storiche del Progressive inglese i Genesis sono quelli finiti più lontano dal suono originale, e dopo un primo periodo luminoso , capace di produrre capolavori,il gruppo ha virato verso un pop più leggero e commerciale.
Due storie distinte quindi , caratterizzate da due personaggio di spicco, Peter Gabriel e Phil Collins.
Ovviamente i Genesis più interessanti in ottica Prog sono i primi, quelli guidati da Gabriel per 5 anni.
Il vero esordio sulla scena Prog avviene col secondo disco, “Trespass”, album con cui inizia la stagione d’oro dei primi Genesis.
Ma il vero successo,quello che vale tutta la carriera,arriva con “Selling England by the Pound” e “The Lamb Lies Down on Broadway”, suite concettuali, tra musical e fiaba onirica.
Quello che pare un futuro radioso viene subito messo in forse dal clamoroso annuncio della defezione di Gabriel, nel momento di massima popolarità personale.
La risposta alla dipartita di Peter e’ la promozione a lead vocal di Collins che per due album,”Trick of the Tail” e “Wind and Wuthering”, garantisce un’inaspettata continuità stilistica.
Da qui in poi avviene la svolta accennata, verso musica piu’ “leggera”.

Oltre ai due citati capolavori, “Selling….” e “The Lamb…”, consiglierei a chi solo adesso si mettesse sulle orme dei Genesis (parlo ovviamente di giovani curiosi) di ascoltare altri "lavori fondamentali" della storia prog, vale a dire “Nursery Cryme” e “Foxtrot”.



Dancing With The Moonlit Knight "

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giovedì 17 gennaio 2008

Funtwo e JerryC


Questo post e' dedicato a Luca, amico di mio figlio, da un pò di tempo toccato dal sacro fuoco della passione ... per la chitarra.

Circa un anno fa, leggendo un giornale online, ho trovato una notizia che mi ha incuriosito.
Era legata al "mio strumento "da sempre, la chitarra, e soprattutto parlava di un evento senza precedenti: un giovane chitarrista orientale, col viso coperto, si esibiva su youtube rivisitando un pezzo classico.
Ma la cosa sorprendente era il numero impressionante di contatti, ovvero il numero di persone che, attraverso il passaparola, era entrato nel sito per godere della performance.
L'articolo si presentava così:

YouTube lancia il chitarrista del Web : un musicista anonimo esegue un pezzo che cattura l'attenzione di milioni di persone. E in migliaia tentano di imitarlo .

Questo il contentuto

Dietro alla misteriosa identità di "Funtwo" si cela un ragazzo asiatico che nel giro di otto mesi è diventato il chitarrista più famoso del Web.
Compare in un video sul sito www.youtube.com, sconfinato portale di filmati, e la sua performance "casalinga" con chitarra elettrica è stata vista più di sette milioni di volte e commentata quasi altrettante volte.
Il suo filmato è tra i dieci più cliccati di sempre.
Ma soprattutto sono proliferati gli imitatori, centinaia di chitarristi che si sono cimentati nell'esecuzione di "Canon Rock", il pezzo suonato da Funtwo e arrangiato da un altrettanto misterioso JerryC, come si apprende dai titoli di testa. Ognuno ha il suo filmato, in cui tenta di ripercorre i virtuosismi dell'originale che ha dato vita a un fenomeno di emulazione musicale non comune, tanto da finire sulle pagine del New York Times e dell'Herald Tribune.

IL BRANO 
Il pezzo suonato è una rivistazione in chiave rock di "Canon" una composizione barocca del 1700 per tre violini di Joahann Pachelbel.
Con 28 variazioni il pezzo è un crescendo travolgente che impegna l'esecutore in una serie di virtuosismi che dimostrano una grande padronanza dello strumento.

IL VIDEO
Nel filmato Funtwo, che secondo le ricerche del Nyt potrebbe rispondere all'identità di Jeong-Hyun Lim, un 23enne coreano amante di Bach e Vivaldi, non si vede mai in faccia. Il volto è coperto dalla visiera di un cappello di baseball, rivolta verso il basso mentre il chitarrista fa viaggiare le sue dita a tutta velocità senza scomporsi di un centimetro.
Nessuna concessione allo spettacolo: solo un'esecuzione perfetta.

LA FAMA 
Un po' per questo, e un po' perché sul web tutto può accadere, Funtwo è diventato una star.
Il suo brano eseguito alla chitarra è più visitato di quelli di Hendrix e Clapton. E tutti quelli che hanno un po' di confidenza con lo strumento tentano di imitarlo.

GLI SCETTICI
Nella crudissima scenografia del video, camera con letto e tavolino a fianco, alcuni scettici hanno individuato un trucco. Siccome sul tavolo si vede di striscio il profilo di un computer c'è chi sostiene che il chitarrista suonava così bene soltanto perché la musica era riprodotta dal computer.
Giudicatelo voi.





Ed ora sentiamo la versione del già citato Jerry C, arrangiatore del brano, e a mio giudizio più "maturo" di Funtwo... e che questi fenomeni siano fonte di ispirazione per Luca.


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mercoledì 16 gennaio 2008

Oasis


Ed arrivò il giorno degli Oasis.
E’ un gruppo nato negli anni 90, cioè il mio periodo di letargo musicale, ma un paio di pezzi, quelli che propongo oggi, sono rimasti intrappolati nel mio setaccio personale e mi piaccio molto, a dispetto dell’antipatia che provo per i Gallagher.
Non li conosco a fondo, ma i loro atteggiamenti , le dichiarazioni estreme , i comportamenti e il loro modo di vivere , non me li fanno apprezzare più di tanto, ed anche se questa fosse una “picture” da loro creata ad arte, è comunque un’immagine che condiziona il mio giudizio.
Ma ciò di cui sarebbe bene parlare è solo la musica, la loro musica, che non saprei come definire, ma credo sia stata una vera novità in un decennio, gli anno 90, caratterizzato da molti suoni costruiti a tavolino, proposti da pseudo musicisti bellocci.
Di Noel Gallagher ho pubblicato sul questo blog un’apparizione come ospite ad un concerto degli Who, che consiglio di rivedere, perché la cornice e gli attori sono di prima qualità.
E poi parlo di ”Won't Get Fooled Again”, inno di una generazione, simbolo di CSI Miami, ovvero, un brano per tutti i gusti e per tutti i tempi.

Qualche nota sulla loro storia.

Gli Oasis, gruppo rock inglese formatosi nel 1991 a Manchester e tuttora in attività, sono una delle band più famose e di successo del pop inglese.
Guidati dal chitarrista,vocalist e paroliere Noel Gallagher e dal fratello, vocalist e paroliere e Liam, quello degli Oasis è uno dei gruppi che hanno avuto maggiore successo e influenza nella società britannica e nel mondo ,tra quelli nati negli anni 90, con oltre 70 milioni di album venduti in tutto il mondo e 8 singoli numero uno nel Regno Unito.
I fratelli Gallagher sono gli unici membri della formazione originaria rimasti a far parte della band.
La formazione attuale è completata dal chitarrista Gem Archer e dalbassista Andy Bell. Il batterista Zal Starkey, figlio del batterista dei Beatles Ringo Starr, è un membro semi-ufficiale.
Raggiunsero la fama con l'album di debutto, Definitely Maybe (1994), un enorme successo di critica e pubblico che propose con forza la band come leader del movimento Britpop.
Il successivo album, “What’s the Story Morning Glory? “(1995), superò il numero di vendite del precedente, totalizzando 19 milioni di copie.
Nella metà degli anni 90 gli Oasis conobbero così una popolarità sempre crescente, rivaleggiando con i Blur e guadagnando grande attenzione da parte dei media e del pubblico di tutta Europa.
Il terzo album, “Be Here Now” (1997), raggiunse la posizione di vertice delle chart del Regno Unito, la seconda posizione negli USA e divenne l'album venduto più rapidamente nella storia delle classifiche musicali, con quasi mezzo milione di copie vendute nel primo giorno dopo la pubblicazione.
Verso la fine del decennio, tuttavia, la popolarità del gruppo andò incontro ad un vistoso declino negli USA.
Nel 2005, con il sesto album, “Don’t Believe the Truth, gli Oasis superarono il loro primato di vendite.
Nel novembre 2006 fu pubblicato ”Stop the Clock”, album che raccoglieva il meglio di e che totalizzò un milione di vendite in soli tre mesi nel Regno Unito.


I due brani a cui accennavo ad inizio post sono:

-Wonderwall
-Don't Look Back in Anger

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martedì 15 gennaio 2008

Finardi e la 5 E


Ho già scritto del mio amore per il mondo di Eugenio Finardi.
Ho anche già raccontato più volte di come io prediliga la musica rispetto al testo, e di come mi sia sempre apparso utopistico cercare di cambiare il mondo attraverso una canzone.
Come sempre accade, la realtà viaggia su una linea mediana, e gli estremi sono sempre eccezioni.
I testi di Finardi non sono quelli ermetici di De Gregori… quelli nemmeno ci provo a decriptarli e mi sono sempre chiesto se il suo fosse sfoggio di cultura, oppure il “metterci alla prova”, o ancora la voglia di stupire, o chissà cosa d’altro.
Amo la semplicità e sono molto felice quando qualcuno mi scrive che “racconto delle cose”, magari nuove (nonostante siano antiche) che sono comprensibili a tutti.
Finardi esprime concetti e sentimenti che spesso abbiamo dentro e proviamo quotidianamente, e magari non riusciamo a spiegare.
In un post precedente, a lui dedicato, avevo inserito la canzone “Mezzaluna” che descrive un feeling che provo in continuazione.
Ma io, comune mortale, non ho mai pensato di trasformare un imput simile in un brano che, come accade alla poesie, rimarrà per sempre.
Le canzoni e le poesie hanno questa fantastica peculiarità ... sono “immagini” che rimarranno per sempre e sopravviveranno a chi le ha create.
Di queste “immagini “Finardi me ne ha fornite tante, e mi ha indotto a molte riflessioni.
Ma perché oggi propongo questi pensieri?
Io vivo di collegamenti, aggancio le situazioni, le interseco e dopo una bella miscela mi esce “il pensiero del giorno”.
In questo periodo di feste si ritrovano persone a cui si e’ legati profondamente, anche se si vedono episodicamente.
Nel caso specifico mi riferisco ai miei compagni di scuola.
Dal diploma sono passati trent’anni  anni, e noi ex alunni della 5E, con tanto di ex professori (prima 2, ora purtroppo solo uno ), ci vediamo con regolarità , per una cena o per un concerto (e’ successo quest’anno con Steve Hackett).
Non è così normale, non accade a nessuno che conosca, però abbiamo tessuto la trama di un amicizia che abbiamo coltivato nel tempo e che, grazie alle nuove tecnologie(vedi mail), fa si che praticamente ci sentiamo ogni giorno.
E’ così normale che 50enni, ex compagni di scuola, si contattino quasi quotidianamente?
A me sembra un miracolo.
Ed ora la connessione con Finardi.
Una delle canzoni che mi piaceva suonare ed ascoltare era “Scuola”.

Questo il testo.

“Ci dicevano, insistevano, di studiare
che da grandi ci sarebbe stato utile sapere
le cose che a scuola andavamo a imparare
che un giorno avremmo dovuto anche lavorare.

E c'è chi è stato promosso, c'è chi è stato bocciato,
chi non ha retto la commedia ed è uscito dal gioco
ma quelli che han studiato e si son laureati
dopo tanti anni adesso sono disoccupati.

Infatti mi ricordo mi sembrava un po' strano
passare quelle ore a studiare latino
perché allena la mente a metter tutto in prospettiva
ma io adesso non so calcolare l'iva.

Io volevo sapere la vera storia della gente
come si fa a vivere e cosa serve veramente
perchè l'unica cosa che la scuola dovrebbe fare:
è insegnare a imparare.

Io per mia fortuna me ne son sempre fregato
non facevo i compiti, non ho quasi mai studiato.
Ascoltavo dischi, mi tenevo informato.
Cercavo di capire ed adesso me la so cavare.

Perciò va pure a scuola per non far scoppiar casino,
studia matematica ma comprati un violino,
impara a lavorare il legno, ad aggiustar ciò che si rompe,
che non si sa mai nella vita un talento serve sempre ".


Queste parole le ho rivisitate più volte e a distanza di anni non le giustifico in toto, perché io non sono più quello di un tempo, e probabilmente anche Eugenio modificherebbe qualcosa.
Ma i lustri che si susseguono ci regalano la sola cosa preziosa che si abbina agli anni che passano… l’esperienza.
Adoro l’ultima strofa…”studia matematica, ma comprati un violino... impara a lavorare il legno e ad aggiustare ciò che si rompe… che non si sa mai nella vita… un talento serve sempre”.

Questo e’ per me vangelo ed è quello che cerco di trasferire ai miei figli.
Ma viviamo in una società complicata, dove occorre mediare tutte le situazioni, dove i compromessi ti permettono di vivere, dove occorre”reggere alla commedia… per non uscire dal gioco “, quel gioco che spesso significa sopravvivenza.
E poi qualche volte i più in gamba emergono, come dovrebbe sempre essere.
Forse” conoscere la vera storia della gente” lo si può fare parallelamente allo studio del latino, scoprendo magari su internet come “calcolare l’IVA”.
Di sicuro so che non ci si può permettere di vivere di principi … questa è l’utopia della mia giovinezza!
Ma a me, studente scellerato, e a tutti quelli della 5 E, che cosa ha dato la scuola?
Difficile correlare gli insegnamenti ricevuti con ciò che siamo riusciti a costruire nella vita.
La sola cosa certa e’ che quando rivisito quegli anni, e li dilato sino al presente, vedo un gruppo di persone sensibili, che al di là dei drammi di vita che arrivano inesorabili in ogni famiglia, hanno stabilito un rapporto di amicizia che e’ come un patto non scritto, sigillato prima da Omero, il nostro Prof, non più presente, e attualmente dalla moglie Marina, unitamente a Margherita , Prof di Italiano.
Credo che di questo abbiamo tutti bisogno… amici sinceri.

E ascoltiamo “Scuola”, mentre le immagini dei miei compagni di scuola, scorrono...




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lunedì 14 gennaio 2008

Alan Stivell



Ho da poco scoperto la musica di Alan Stivell.
Ho da sempre quel nome in testa, ma la spinta a qualche ricerca me l’ha data il mio nuovo amico Eddy, che nel suo forum ha presentato un brano coinvolgente.
Credo che il motivo per cui Jethro Tull sia la mia band preferita è l’interpolazione tra musica antica e rock, tra ballate, voci , strumenti arcaici e ritmo ed elettrificazione.
Insomma , una specie di filo conduttore che utilizza le nostre insostituibili radici con il nuovo.
Stivell mi pare l’emblema della fotografia che ho appena scattato, ed il brano che propongo chiarirà il mio concetto, meglio di quanto io possa fare scrivendo per ore.
Non mi dilungherò in lunghe biografie che si possono facilmente trovare in rete (e’ sufficiente andare su Wikipedia per chiarirsi le idee), ma spero che queste righe possano indurre qualche amante della musica ad iniziare qualche ricerca ... non rimarrà deluso.

Ed ora, giusto poche note per inquadrare il personaggio.

Alan Stivell, nome d'arte di Alain Cochevelou, nato a Riom il 6 gennaio 1944, è un musicista e cantautore Celtic Fusion bretone, di nazionalità francese.
A lui si deve in gran parte la rinascita ed il rinnovamento della musica tradizionale bretone che, a partire dagli anni 70, lo ha reso celebre nel mondo intero.
Il suo nome è legato indissolubilmente all'arpa celtica, strumento del quale non solo è un virtuoso, ma che è letteralmente rinato con lui e con la sua famiglia.
Il primo concerto in pubblico di Alan Stivell risale al 23 novembre 1953.
Nel 1955, all'età di undici anni, si esibisce per la prima volta all'Olympia, il tempio della canzone francese, suonando tre brani en lever de rideaux per un concerto di Line Renaud.
Tuttora, Alan Stivell è l'artista che si è esibito alla più giovane età all'Olympia, un record difficilmente battibile.
A quell'epoca la sua notorietà inizia già ad essere grande.
La sua carriera prosegue incessante e nel 1973 Alan Stivell è considerato l'alfiere della rinata musica bretone (e celtica) e comincia ad essere noto in tutto il mondo.
Con il passare degli anni la musica di Stivell non subisce grossi appannamenti, nonostante il susseguirsi delle mode e delle correnti e dopo 40 anni di impegno lo si puo’ considerare il più conosciuto e stimato artista di musica tradizionale al mondo, un punto di riferimento fondamentale, che ha ispirato molti musicisti è ha tracciato una via originale nel panorama musicale mondiale, creativa e innovativa, nel più puro spirito celtico, non tradizionalista a passatista ad ogni costo.


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giovedì 10 gennaio 2008

The Doors



Oggi vorrei soffermarmi su The Doors.
Grande dilemma!!!
Cosa poter aggiungere di interessante?
Ho davanti una pagina bianca e non so come riempirla, cosa rara per me.
Non e’ mancanza di argomenti, ma non si può scrivere, per una comunità, senza pensare di dare un minimo di valore aggiunto, qualcosa che possa colpire o interessare il fan navigatore che , dopo aver digitato su un qualsiasi motore di ricerca la parola”doors”, si aspetti un risvolto nuovo, mai letto od ascoltato.
Impresa ardua in questo caso.
E allora perché non passo oltre?
Devo mettermi a posto ,pian piano, la coscienza , e dedicare a tutti i miei amori musicali un po’ di spazio.
E’ una specie di “dare e avere” , e anche se ciò che posso barattare e’ poca cosa , e’ pur sempre il mio omaggio a chi e’ riuscito a regalarmi momenti indimenticabili.
La cosa migliore da fare sarebbe fare scorrere delle immagini di Morrison e soci, di Venice, della California, e… ascoltare la loro musica.
Sì, la loro musica, l’unica cosa che realmente mi interessi e mi piaccia dei Doors, di Hendrix e allegra compagnia.
Non mi va di passare per un facile moralista, ma “detesto” le vite di certi miei eroi , la loro vita poco edificante ed il talento buttato al vento.
Forse con un po’ di sale in zucca Jim, Jimi, Janis, Brian, sarebbero ancora tra noi e ci delizierebbero per migliaia di giorni… ecco di cosa li colpevolizzo… ci hanno privato della possibilità di vederli evolvere, e noi con loro.
Qualcosa di mio però voglio aggiungere, ripescando uno stralcio di uno scritto di un pò di tempo fa, pubblicato sul sito “Itullians”, articolo nel quale abbinavo due letture e due storie, quelle su Hendrix (vedi post precedente) e quelle sui Doors.

La seconda biografia di cui voglio parlare è relativa a “The Doors” ed il titolo e' "Le Porte sono Ancora Aperte", di Fabio Rapizza dove, attraverso la rilettura della loro opera, disco dopo disco, si delinea soprattutto la figura di Jim Morrison.
Anche in questo caso si parla di una vita breve, piena di eccessi e follia, con talento buttato alle ortiche.
Se nel caso di Hendrix si possono cercare di capire i disagi legati a genitori precari e nessun binario da seguire, nel caso di Morrison l'accenno all'educazione e' irrisorio .
Leggendo di quei tempi, per me comunque affascinanti, mi viene da chiedere come fossero possibili certe libertà e come l'influenza di una madre e di un padre fosse davvero trascurabile. Cultura americana? Cultura anglosassone?O forse non esistevano le famiglie, cosi' come le intendiamo ora?
Pensare alle "groupies", magari neanche maggiorenni, passare da un letto ad un altro delle diverse rock star e' cosa davvero impensabile. Pensare ai fiumi di alcool, acidi e droghe varie, senza limiti, e' elemento al di fuori del mio modo di vedere.
Quando un tempo mi aggiravo vestito da hippie tra gente persa, agghindato in modo pittoresco, con i lunghi capelli sulle spalle, con addosso l'uniforme da concerto, tutto avevo in mente tranne che il farmi del male. E ne avrei avuto la possibilità.
Ma il mondo di allora, quello descritto nei libri di Hendrix e Morrison, e' qualcosa da cui fuggire e non può rappresentare un esempio per nessuno, nessuno che abbia una testa per ragionare.
Mi è rimasto impresso un piccolo esempio di follia comune.
La scena ritrae il gruppo in sala di incisione.
Morrison e' ubriaco, come sempre, ed e' sotto acido.
Al produttore viene in mente di sfruttare al massimo le capacita' vocali di Jim e pensa al modo di rendere " più calda" e sensuale la sua voce, in un pezzo particolare.
Questo genio propone a Jim, isolato nel suo vano di incisione, di procurarsi un rapporto orale, durante l'esecuzione.
Naturalmente c'e' dietro all'angolo chi non aspetta altro, e viene così descritta questa situazione (pare pero' che sia una voce non verificata) che porterà al non terminare la canzone… ovviamente.
Leggende? Mezze verità? La realtà a volte e' peggio di come la si descrive. La lettura di questa storia, come quella di Hendrix, rappresenta per me un diverso inquadramento del mito, sicuro che gli avvenimenti proposti, seppur crudi, abbiano ricevuto un vestito presentabile.
Ma di bello vedo solo la musica , la loro musica.
Io ho la possibilità di scegliere cosa prendere di loro, e mentre afferro a man bassa parti della loro opera tangibile, fuggo idealmente da ciò che odio profondamente , dal disordine mentale dall'autodistruzione, dalla mancanza di capacità di vedere oltre, dagli sconvolgimenti voluti, dall'egoismo.
Nella mia vita non ricordo di aver conosciuto personalmente un genio e di questo non mi dolgo, perchè non apprezzo i grandi picchi verso l'alto, seguiti da interminabili punte verso il basso.
Io scappo dal "genio e sregolatezza" e voto l'equilibrio, equilibrio ad ogni costo.
Ma poi , e' meglio un giorno da leone o cento da pecora?
Tra il bianco ed il nero ci sono infinite sfumature.
Forse abituarsi ai colori di passaggio potrebbero essere una saggia scelta!!! "

Un aneddoto divertente , riguarda il primo incontro tra Robert Plant e Jim Morrison, su di un aereo in partenza da Phoenix, in Arizona( storiella raccontata da Plant sul libro “Everybody’s Talking”, di Massimo Cotto).

 Ci ritroviamo seduti uno vicino all'altro. Mi guarda. Lo guardo. Mi chiede: "Che cosa fai nella vita?" "Sono un cantante" "Ah, e che genere di musica fai?" Rispondo: "Mah, un rock che deriva dal blues, la mia band si chiama Led Zeppelin". E lui: "Mai sentita". Lo guardo negli  occhi e ho la conferma che mente. Nessuno che facesse musica in quegli anni, poteva dire di non conoscere i Led Zeppelin. Ora è il mio turno di giocare: "E tu cosa fai?" domando. Jim risponde: "Oh, io sono un poeta". E io: "Ah, anch'io lo ero. Poi, ho avuto successo” .


Love me Two Times

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