sabato 25 ottobre 2008

La Convention (e divagazioni) di Lorenzo Costantini


A completamento del post precedente...

dedicato alla Convention dei Tull ad Alessandria, propongo un commento di Lorenzo Costantini, musicista degli OAK.
Non è scritto appositamente per me, ma sono confidenze che ha fatto ad amici e che mi sono arrivate indirettamente.
Nei fatti, ho assemblato due mail, la seconda indirizzata a me, e gli ho chiesto il permesso di pubblicare il suo sentimento.

Eccolo

"A caldo sento di scrivere queste righe, dopo:
aver mangiato una pizza margherita
bevuto due bicchieri di Rosso di Pitigliano
mangiato alcuni cioccolatini di Alessandria
bevuto due grappe Nardini da 50°
la sconfitta 4 a 0 della Roma
raccontato a vicini e parenti l'avventura di Alessandria
aver letto il "Magical Mistery Tull" di Aldo
il raffreddore ecc. ecc.
E visto che si dice "in vino veritas", fuor dalla retorica cerco di dire quello che penso, a cominciare dai ringraziamenti:
a Jerry che ha dato inizio a questa avventura.
ad Aldo Wazza Kanazza (& Gemma) che è stato l'artefice delle trionfali trasferte degli OAK.
a tutti gli OAK, che hanno contribuito ognuno con la propria personalità a questo misterioso viaggio tulliano.
Quando è iniziato l'ultimo progetto degli OAK, un pò scherzando un po’ meno, abbiamo detto (e scritto) che iniziava la ricerca del "Holy Grail".
Alla Convention dei Tullianos di Barcellona, Martin Allcock mi ha confermato che anche i Tull quando "giocavano" (nemmeno troppo) parafrasavano i cavalieri della tavola rotonda alla ricerca dell’ "Holy Grail", da cui i soprannomi di Martin "Lacelot" Barre, Barrie "Barrimore" Barlow", Jeffrey " Hammond" Hammond and so on...
Erano i Cavalieri della Tavola Rotonda, senza macchia e senza paura, che a quell'epoca, a cavallo tra Aqualung e Thick As A Brick, dovevano non solo conquistare l'Holy Grail, ma cambiare il corso della Moral Melee che scorreva tra i Wise Men dell'epoca.
Forse i Jethro non ci sono riusciti, e forse neanche noi, ma la carica e la voglia di suonare che ho visto negli occhi di Glenn Cornick e soprattutto del "cavaliere" Barrimore mi hanno fatto riandare a quell'epoca, a quella storia a quelle sensazioni, a quelle speranze.
Per me la musica dei JT rimarrà sempre la musica "ribelle" per eccellenza per quanto Mr. Ian Anderson si sforzi di annacquarla.
Devo dirvi che mi ha colpito e mi fa riflettere quello che mi ha detto Rita, che è rimasta "affascinata" da Ian, che non aveva mai visto in precedenza, e che pur limitatamente a quello che ha fatto e senza voce le ha trasmesso comunque l'essenza di un grandissimo artista.
Questo mi porta a riflettere sul fatto che i miei/nostri JT sono ineluttabilmente cambiati, che il distacco di Ian Anderson rispetto agli altri musicisti rispecchia la sua esigenza di non lasciarsi ingabbiare nel passato. Non lo so se è l'opzione più giusta, altri gruppi hanno perseguito ben altra coerenza e anche maggior fortuna, basta pensare all'ultimo concerto dei Rolling Stones a Rio davanti a tre milioni di persone!
Non lo so, a questo punto sospendo il giudizio. Per come la vedo io c'è un valore aggiunto in quello che è stato fatto negli anni 70, però Ian ha il diritto di scelta, anche se gli altri musicisti sembravano una truppa in cerca del condottiero che la riporti ai fasti del passato, mentre il condottiero è preda di un incantesimo da cui non si sa se e quando si risveglierà!
Certo, se Ian fosse venuto nella fossa dei leoni degli OAK, forse si sarebbe svegliato, sarebbe piombato sul palco, ci avrebbe condotto alla conquista del Sacro Graal!
Ma questa è un'altra storia, rimane il fatto che Alessandria è stata una grande avventura per la quale ringrazio ancora (insieme a Rita): Aldo (& Gemma), Jerry & His Family OAK, senza i quali tutto questo non sarebbe stato possibile!
Ringrazio anche tutti i Tullians per l'affetto dimostrato (soprattutto i ragazzi di Tivoli e gli altri del pulmino), Josè e Gabriela, tutti gli ex componenti dei Jethro Tull (in particolare Glenn e Barrie che hanno suonato con noi), Aldo Tagliaferro, e Taulino e i Beggars Farm per quello che hanno fatto
".

Ma chi è Lorenzo Costantini?

Lui si descrive così.

…anch'io sono un vecchio (anche di età) appassionato di musica.
Ho iniziato alla fine degli anni '50 con gli Shadows di Hank Marvin per poi arrivare agli Stones, Beatles, Kinks, Yardbirds, Hendrix, Yes, fino ai Tull, che ho seguito con passione fino al '74.
Questo è stato per me un anno di svolta in molti sensi: mi sono sposato, è arrivata la prima figlia, la musica stava cambiando,così come i nostri JT, che ho visto nei tre concerti di Roma del 1971-72-73.
In quel periodo anch'io ho smesso di suonare e ho ripreso solo negli anni '90; poi nel 2005 l'incontro con Jerry e la possibilità di suonare i "miei" mitici JT.
Ne sa qualcosa mia moglie Rita alla quale negli anni '70 facevo ascoltare solo musica dei Jethro, in particolare Stand Up, Benefit, Aqualung e TAAB, che ho praticamente consumato sul giradischi!
Barrimore Barlow ad Alessandria ha dato un piccolo esempio di cosa potevano essere i JT dell'epoca dal vivo.
Il Rock richiede molta, molta energia.
All'epoca poi c'erano anche delle forti motivazioni ideali e politiche, era un periodo di grandi trasformazioni.
Oggi a mio parere quel tipo di motivazioni si è spostato su altri generi musicali: musica etnica, hip pop ecc. che però non hanno l'espressività e la complessità del blues/progressive/rock per poter creare quello che creavano i JT (e altri grandi come Led Zeppelin ecc.).
Allora non c'era la commercializzazione della musica che esiste oggi, dove anche i gruppi più originali e trasgressivi vengono assorbiti nella melassa di MTV, dei Grammy Award, diventando fenomeno di moda buono solo per le ragazzine.
Quando venivano i JT a Roma, l'unica pubblicità erano i manifesti, i dischi si compravano con una sorta di passa-parola, non c'era, e forse era un bene, alcun rilievo da parte di radio e tv.
Però c'era una massa di giovani assetata di grande musica che si appagava nell'acquisto dei dischi in vinile, in attesa dei grandi concerti: al palasport di Roma, come in altri luoghi, quasi tutte le settimane c'era un grande evento: Jethro Tull, Deep Purple, Yes, ELP, Pink Floyd, King Krimson ecc.
Ho avuto la fortuna di vederli quasi tutti (tra cui i Rolling Stones nel '67 al palasport, Jimi Hendrix nel '68 al teatro Brancaccio (dove nel 71 sono approdati anche Jethro Tull, Yes, Uriah Heep ecc.), poi ancora Genesis, Soft Machine, Van der Graf Generator, Colosseum, Focus ecc. nel '71/72 al Piper Club.
Su Ian Anderson vorrei aggiungere che da un parte c'è sicuramente il suo problema alla voce, per cui non si può permettere più certi "eccessi". Però, e su questo mi ha fatto riflettere mia moglie Rita che non lo aveva mai visto in precedenza, quindi non condizionata da altre esibizioni, Ian è un grande artista che ha il bisogno/diritto di andare avanti, di progredire; forse è sbagliato cercare in lui quello di una volta, bisogna prendere quello che è oggi.
Nel concerto di Alessandria, negli abbinamenti tra musicisti e brani (penso decisi da Anderson), traspariva la volontà di Ian di dimostrare che quella musica, così grandiosa, è stata concepita, scritta ed arrangiata da Lui stesso, e che gli altri fossero degli esecutori al servizio di quella musica, che solo Ian ha il diritto di decidere come eseguire, senza legarla più di tanto alla capacità, alla personalità dell'esecutore o all'epoca in cui fu scritta.
La controprova è che altrimenti avrebbe dovuto far suonare Bourèe a Glenn Cornick e Aqualung a Barrimore Barlow, e non lo ha fatto nonostante Glenn sia entrato sul palco durante l'esecuzione di Bourèe e anche Barrimore dava segni di "insofferenza" ascoltando Gerry Conway su Aqualung.
Anche per me la convention di Alessandria è stata una bellissima avventura, frutto anche di un grande sforzo organizzativo di cui sicuramente i Tullians possono essere orgogliosi, perché mobilitare Ian Anderson, otto musicisti dei J.T., tre tribute band, centinaia di fan e persone appassionate dei JT, il tutto in uno scenario importante come il Teatro Comunale di Alessandria, beh era difficile fare meglio.”


Immagino che potremmo stare ore ad ascoltare le storie , gli aneddoti, ed il pensiero di Lorenzo.
Cercherò di carpirgli altri ricordi, ma spero presto di vederlo suonare.

Un piccolo aneddoto di Alessandria.
Abbiamo passato la serata precedente allo stesso tavolo , ma non avevo assolutamente capito che fosse un musicista , così come non sapevo di Claudio Maimone, che era proprio “in front of me”.
Poi l’ho sentito al check sound e alla fine ci siamo scontrati nei corridoi .
Gli ho fatto i complimenti e lui, nonostante l’’esperienza , si “nasconde” un po’ e mi dice :

Grazie…macciavevo en po’ de raffreddore…”
Grande Lorenzo.

video



Citazione del giorno:

"Quello che conta non è tanto l'idea ma la capacità di crederci fino in fondo"(Ezra Loomis Pound)

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