lunedì 5 maggio 2008

Townes Van Zandt


I libri dedicati alle interviste a musicisti mi appassionano.
Si scoprono sempre risvolti interessanti e spesso si arriva a personaggi sconosciuti alla massa, ma che possono essere considerati punti di riferimento e cardini della storia della musica.
E’ il caso di Townes Van Zandt.
Non era certo un personaggio minore”, essendo considerato da molti il miglior songwriter del mondo.
Il mio piacere nel proporre questo post, così come accaduto in altre occasioni, è quello di presentare figure inusuali, nella speranza che chi occasionalmente si imbatte nel blog, sia spinto (come accade a me) ad un approfondimento .
Perché perdere l’occasione di nutrirsi di “nuova/vecchia” linfa?

Ed ecco un po’ di elementi.

E’ una storia strana e anche piuttosto triste quella di Townes Van Zandt: Per anni è stato uno dei songwriter più influenti della sua generazione, i suoi colleghi lo veneravano considerandolo un punto di riferimento ( basti considerare la sua “Poncho & Lefty” divenuta poi un grande successo di Emmylou Harris e Willie Nelson) e di ispirazione mentre l’industria discografica lo ha sempre considerato una mezza figura, un personaggio poco vendibile.

Troppo schivo e modesto per recitare il ruolo di super star. Questo almeno fino al 1996/97 anno in cui Townes ha ceduto alla malattia abbandonando questo mondo (non si è mai ben capito se fosse successo il 31 dicembre o il primo gennaio).
Townes Van Zandt nasce a Fort Worth, Texas, nel 1944. Il padre, uomo d'affari nel settore degli oli lubrificanti, gira l'America per lavoro e la famiglia lo segue: Colorado, Montana, Minnesota, Illinois prima di tornare in Texas. Van Zandt si divide fra Houston e Austin.
Le prime apparizioni in pubblico risalgono alla metà degli anni '60, i clubs si chiamano Sand Mountain, Jester Lounge e Old Quarter dove spesso suona insieme al suo amico Guy Clark.

La scrittura folk, influenzata da Hank Williams, Lefty Frizzell (la più bella voce della storia della musica country) e dal bluesman texano Lightnin' Hopkins (del quale conserverà parecchi classici in repertorio) rispecchia il suo carattere schivo e riservato ma lascia spazio anche a visioni solari e positive.
Dal 1968 -anno di pubblicazione di “For The Sake Of The Song” al 1973, registra sei dischi. Sarà l'unico periodo in cui inciderà regolarmente album di studio, certamente il più importante dal punto di vista musicale insieme al biennio 1977/1978.
Il suo talento si è orientato definitivamente verso una poetica malinconica , tratteggiata delicatamente su un tessuto sonoro che tinge di blues il country .
Illuminanti in questo senso “High, Low And Between” (1972) e “The Late Great Townes Van Zandt” (1973).
Townes Van Zandt è ormai considerato in Texas come il punto di riferimento di quella corrente di cantautori che comprende fra gli altri i vecchi amici Guy Clark e Jerry Jeff Walker, Willis Alan Ramsey e Ray Willie Hubbard.
Abita in mezzo ai boschi in una casa di legno da lui stesso ristrutturata ma la sua esistenza è segnata da continue crisi depressive che lo portano a tentativi di suicidio, dall'alcolismo e dall'uso di droghe.
Nel 1976 Emmylou Harris include “Poncho & Lefty” nell'album “Luxury Liner” (la stessa canzone nel 1983 sarà n. 1 delle classifiche country nell'interpretazione di Willie Nelson e Merle Haggard) ed il nome di Van Zandt inizia a girare con una certa insistenza anche fuori dai confini degli States senza tuttavia mai conoscere il successo commerciale.

Tre anni di inattività prima di tornare al lavoro per merito di John M. Lomax III, suo manager dal giugno del 1976, che gli restituisce fiducia e stimoli.
Townes Van Zandt si sposta a Nashville, firma per la Tomato Music Company, etichetta indipendente di NewYork, e nel luglio del 1977 realizza “ Live At The Old Quarter”, doppio album completamente acustico registrato nell'estate del 1973.
Il disco è la somma delle sue esperienze artistiche ma soprattutto costituisce una sorta di 'manifesto' del canone di musica del Texas , che egli stesso ha delineato nel corso degli anni e che qui trova una compiuta sintesi. E' il lavoro che lo consacrerà definitivamente come uno dei più grandi e rispettati folksinger della sua generazione. Sogni, visioni, dolci ballate, talking blues si alternano legati da un sottile sense of humor in un coinvolgente dialogo con il pubblico.
L'anno successivo Van Zandt rientra in sala per registrare il suo più bel disco di studio “Flyin' Shoes”.

L'ineccepibile lavoro degli strumentisti, scelti personalmente da Van Zandt, gli arrangiamenti delicati e fluidi, la voce evocativa e ispirata, regalano un suono carico di dolcezza e sensibilità che si distende in canzoni indimenticabili.
Bisognerà attendere nove anni prima di un nuovo disco.
Townes Van Zandt riappare nel 1987 con “At My Window”.

Durante gli anni '90 la sua discografia si arricchirà soprattutto di album live (non tutti imperdibili), segno inequivocabile del sopravvento dei demoni che lo hanno continuamente perseguitato, sulla sua vita interiore. Del resto gli spettacoli dal vivo saranno in questi tempi la sua principale fonte di sostentamento economico.
Anche la timbrica vocale risente del momento oscuro ma tutto ciò non pregiudicherà la consistenza dell'ottimo “No Deeper Blues” (1994) suo ultimo lavoro di studio registrato in Irlanda con un gruppo di musicisti locali.
Van Zandt muore tragicamente d'infarto il primo giorno del 1997 nella sua casa di Mt. Juliet nel Tennessee (per uno strano caso lo stesso giorno, nel 1953, era scomparso uno dei suoi idoli, Hank Williams).
L'elenco degli interpreti delle sue canzoni ha nel frattempo coinvolto fra gli altri anche Hoyt Axton, Bobby Bare, Jimmie Dale Gilmore e Nancy Griffith. Suoi discepoli possono essere considerati la stessa Griffith e Steve Earle che a proposito di Townes si è espresso in questi termini:"Townes Van Zandt is the best songwriter in the whole world and I'll stand on Bob Dylan's coffee table in my cowboy boots and say that".
Non credo ci sia bisogno di traduzione.


Poncho & Lefty



video




Nessun commento: